Nella notte tra il 22 ed il 23 marzo una colonna di mezzi corazzati è entrata nella città di Hrodna/Grodno, una città bielorussa che si trova a circa 15 chilometri dal confine con la Polonia e a una ventina da quello con la Lituania.

Le immagini, che ci sono giunte da vari social, mostrano una lunga fila di veicoli che sembrano essere del tipo Bmp-2, un mezzo cingolato di supporto alla fanteria armato con un cannoncino automatico da 30 millimetri montato in torretta, preceduti da altri veicoli trasporto truppe corazzati (Apc), probabilmente dei Btr-80 (la qualità delle immagini video è scarsa per una identificazione più precisa). La colonna, se consideriamo attendibile l’orario della comparsa dei video sui social, ha attraversato la città verso l’una della scorsa notte e non è chiaro dove sia diretta: ancora nel momento in cui scriviamo le informazioni sono scarse.

Non è nemmeno chiaro il motivo di un tale dispiegamento di uomini e mezzi: al culmine delle proteste post elezioni dell’anno scorso, Minsk ha dispiegato l’esercito nelle strade della capitale ed in altri snodi chiave per evitare che le sommosse degenerassero in una vera e propria rivolta, ma attualmente, e da qualche settimana a questa parte, la situazione sembrava essersi alquanto raffreddata.

Rischio di nuove proteste

C’è chi sostiene che, con l’approssimarsi della data del 25 marzo, giorno del Dzień Voli (traducibile come “Giornata della Libertà”), una festa non ufficiale che celebra l’indipendenza della Bielorussia datata 1918, il governo di Lukashenko stia predisponendo misure preventive per sedare sul nascere eventuali nuove sommosse: l’opposizione bielorussa al regime di Lukashenko, infatti, celebra ogni anno la Giornata della Libertà che spesso diventa occasione per nuove proteste di piazza.

Il governo di Minsk non riconosce ufficialmente questa festività sostenendo che, nel 1918, la Repubblica Democratica Bielorussa è stata creata dai tedeschi, che occuparono il Paese, e lo stesso Lukashenko la descrive come una “pagina triste della nostra storia”. Nel 2018, anno del centenario, le autorità si erano astenute, in qualche modo, dall’attuare forme di repressione delle celebrazioni: in quell’anno era stato concesso il permesso di organizzare una cerimonia e un concerto a Minsk. Anche l’anno successivo le manifestazioni non hanno subito alcune interferenza da parte del governo, ma oggi la situazione è nettamente diversa rispetto al passato.

Le operazioni diplomatiche di Mosca

Lukashenko sta affrontando un periodo di durissima opposizione interna, anche fomentata da fattori esterni, che ha smosso Mosca conscia del pericolo di trovarsi davanti ad una riedizione della “Rivoluzione Arancione” ucraina o di una nuova “Euromaidan”. Il Cremlino ha infatti dato il proprio pieno sostegno diplomatico a Minsk (almeno in via ufficiale) avvisando anche che sarebbe intervenuta direttamente se la situazione fosse precipitata, arrivando anche a mettere in allarme almeno tre reggimenti dislocati nei pressi del confine bielorusso.

Guardando però tra le “pieghe” della diplomazia, si può notare come Mosca guardi a Minsk e a Lukashenko come dei “mali necessari”: il Cremlino, infatti, si è spesso trovato in imbarazzo davanti a certi “colpi di testa” del leader bielorusso e avrebbe anche intenzione di disfarsene, sostenendo una opposizione liberale e democratica gestita da Mosca, per poter disinnescare la tensione in Bielorussia ed eliminare le spinte centrifughe verso occidente.

Del resto, dopo aver perso l’Ucraina, Mosca non si può permettere di perdere anche la Bielorussia proprio perché, per motivazioni geografiche e storiche, rappresenta una delle due porte verso il cuore del Paese. Sempre da questo punto di vista risulta indicativo un fatto, poco noto, risalente proprio ai giorni convulsi delle manifestazioni di protesta: parliamo dell’arresto in massa di 33 membri del gruppo di contractor russi noto come Gruppo Wagner avvenuto in Bielorussia lo scorso agosto.

Tornando ai fatti delle ultime ore non sappiamo se in altre città bielorusse, o nella stessa capitale, siano stati dispiegati altri mezzi e uomini dell’esercito nel momento in cui scriviamo, e ci risulta di difficile comprensione la decisione di inviare una colonna corazzata proprio nella città di Hrodna, così prossima al confine di due Paesi della Nato. Volendo cercare di dare un senso “geopolitico” potrebbe essere il modo con cui il presidente Lukashenko sta dando il segnale all’Occidente di “restare fuori” dalle questioni interne bielorusse.

Del resto, nel recente passato, proprio la Polonia era finita nel centro del mirino della “guerra ibrida” di Mosca e Minsk: la Russia, infatti, aveva emesso un mandato di arresto per Stepan Putilo, fondatore del canale Nexta Telegram (da cui ci sono giunte le immagini della scorsa notte), il 15 agosto – senza che le accuse siano state rese note – dopo che Minsk aveva emesso un mandato d’arresto contro di lui il giorno prima. Il canale Nexta, che opera dalla Polonia, sembra che sia stato determinante nell’organizzazione delle proteste dell’anno scorso.

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