Il Pentagono ha pubblicato il suo ultimo rapporto sull’ascesa delle forze armate di Pechino. Come ha  spiegato il sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti Randall G. Schriver il report di 123 pagine rappresenta “una dichiarazione autorevole su come vediamo gli sviluppi nelle forze armate di Pechino, nonché il modo in cui esso si integra con la nostra strategia globale”.

Come sottolinea The National Interest, i report annuali del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti offrono una panoramica dettagliata sulla forza militare e la tecnologica, ma raramente forniscono “approfondimenti riguardanti l’evoluzione strategica della Repubblica Popolare cinese”. La relazione, tuttavia, evidenzia come la Cina di Xi Jinping stia portando avanti delle riforme radicali come parte di uno sforzo globale per rendere Pechino un “Paese forte” con un “esercito di livello mondiale” entro il 2049. Il report del Pentagono cita inoltre le preoccupazioni danesi inerenti le “proposte cinesi di stabilire una stazione di ricerca in Groenlandia, rinnovare gli aeroporti ed espandere l’estrazione mineraria” nella regione artica.

Ecco cosa dice il report del Pentagono su Pechino

In linea con le linee strategiche dell’amministrazione Trump, nel report di quest’anno vi è una maggiore enfasi sulle questioni economiche rispetto agli anni precedenti. Secondo il Pentagono, infatti, le politiche governative di Pechino causano “danni all’economia degli Stati Uniti per almeno 50 miliardi all’anno”. Basandosi sull’analisi degli anni precedenti, il rapporto afferma che il budget della difesa cinese è cresciuto in media dell’8% su base annuale.

Il Pentagono stima inoltre una spesa militare da parte della Cina (per il solo 2018) di circa 200 miliardi di dollari. Secondo gli Stati Uniti, inoltre, la Cina è attualmente tra i primi cinque esportatori di armi a livello globale, ed è in grado di offrire termini più flessibili per quanto concerne i pagamenti rispetto ai suoi concorrenti. I principali accordi con il Pakistan e le crescenti vendite di armi in Medio Oriente stanno facendo crescere le esportazioni di Pechino in questo ambito.

Scenari di guerra: Taiwan e Mar Cinese Meridionale

Come sottolinea The National Interest, il rapporto dedica uno spazio significativo al confronto tra le forze della Repubblica Popolare e di Taiwan utilizzando una nuova metodologia di analisi che produce numeri molto diversi rispetto agli anni precedenti. Spiega come i rapidi progressi militari di Pechino abbiano rapidamente eroso molti vantaggi tecnologici e geografici di Taiwan. “Ad esempio – si legge nel report del Pentagono – la Cina si addestra per una campagna congiunta in grado di minacciare l’accesso marittimo e aereo di Taiwan”.

Per quanto concerne il Mar Cinese Meridionale, il rapporto sottolinea che Pechino ha schierato missili da crociera anti-nave (Ascm) e missili terra-aria (Sam) verso le isole Spratlys in violazione dell’impegno del 2015 di Xi di non militarizzarle. Secondo Washington, la Cina è in grado di” mantenere una presenza militare flessibile e persistente nell’area” del Mar Cinese Meridionale.

Il rapporto suggerisce inoltre che gli investimenti portuali nella Nuova Via della Seta (Bri) potrebbero consentire alla Cina “di avere il supporto logistico necessario per sostenere gli schieramenti navali in acque lontane come l’Oceano Indiano, il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico per proteggere i suoi interessi in crescita”.

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