Tra le nuove tecnologie militari sviluppate dalla Cina c’è un particolare strumento sul quale vale la pena accendere i riflettori. Come ha raccontato il South China Morning Post ,un team di ricercatori dell’Istituto di ottica e meccanica di Shanghai ha messo a punto un dispositivo laser aereo capace di rilevare oggetti immersi nei mari a una profondità senza precedenti. Si parla addirittura di oltre 160 metri, cioè il doppio della profondità a cui riescono ad arrivare gli attuali strumenti. Tale tecnologia potrebbe presto essere affinata, e il suo utilizzo esteso in campo bellico per tracciare i sottomarini. Il laser è stato testato lo scorso aprile nel Mar Cinese Meridionale, non a caso una zona ricca di tensioni, e i risultati sono stati resi noti soltanto adesso.

Sea Watcher, il progetto di Pechino

La Cina sta portando avanti un ambizioso progetto. Si chiama Sea Watcher e mira a costruire un satellite laser capace di illuminare, o meglio tracciare, bersagli situati a 500 metri al di sotto il livello dei mari. C’è il dubbio che le esercitazioni di aprile possano far parte proprio del programma sopra citato. E in effetti tutto tornerebbe, considerando le caratteristiche del laser testato. In ogni caso, tornando al test, i ricercatori sono molto soddisfatti dell’esito. Il meccanismo è molto complesso, e si basa su dispositivi laser che generano un raggio di luce energizzato di un solo colore di frequenza; il giallo e il blu sono i migliori perché possono penetrare nell’acqua con maggiore facilità. Allo stesso tempo il team ha ideato un rilevatore sensibile capace di captare ogni singolo fotone riflesso da un bersaglio colpito dai raggi laser. In poche parole, il laser penetra negli abissi e quando incontra qualcosa sul suo cammino provvede a illuminarlo; a quel punto il bersaglio colpito rilascia una particolare traccia che può essere rilevata dal secondo dispositivo. È così che la Cina potrà presto scovare eventuali mezzi militari nemici nascosti nei meandri degli oceani.

La scienza ottica: un settore fondamentale

I raggi laser, almeno nell’ultimo esperimento pilota, sono stati sparati da un aereo, a circa un’altezza di 500-1000 metri. Proprio i laser dimostrano che la Cina ha raggiunto eccellenti livelli nell’ambito della scienza ottica. Questo particolare settore è uno dei più rilevanti all’interno della corsa agli armamenti in atto tra Pechino e Washington, perché chi riuscirà per primo a maneggiare i laser accumulerà un importante vantaggio sull’avversario. I laser, infatti, possono rintracciare non solo i semplici sottomarini ma anche quelli più sofisticati, come ad esempio i modelli dotati di materiali fonoassorbenti. Attraverso la suddetta tecnologia la Cina può rilevare pure le onde generate da un bersaglio mobile e monitorarne le variazioni di temperatura che questo crea nell’acqua. La Cina adesso si pone due nuovi obiettivi: potenziare i laser appena testati e iniziare a sviluppare apparecchiature, sempre laser, da inserire nel programma di esplorazione lunare Chang 4. Il sistema laser “spaziale” richiede però una miniaturizzazione per adattarsi al contesto ultraterrestre, ma a Pechino nessuno è spaventato. Dopo il 5g, l’intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale, il Dragone intende spingere al massimo anche sui laser.

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