Guerra /

La crisi nella penisola coreana sembra lontana dalla sua risoluzione. Non è prossima una guerra, questo è altrettanto chiaro, a meno di incidente bellici sul 38esimo parallelo, ma è altrettanto chiaro che la tensione non diminuirà nei prossimi giorni né le parti in conflitto cesseranno una pericolosa e inquietante corsa agli armamenti. Gli occhi del mondo sono perennemente puntati sul regime di Pyongyang. È lì, negli uffici del palazzo di Kim, che tutti si domandano cosa stia accadendo, che cosa si stia decidendo e soprattutto cosa abbia in mente il dittatore nordcoreano. Una partita a scacchi che sembra essere a un punto di svolta ma che non appare destinata a cessare. E nel frattempo il mondo osserva, attraverso i suoi satelliti, ogni mossa che il governo di Pyongyang fa per comprendere le prossime azioni da intraprendere o le contromosse da mettere in atto.

E a proposito di osservazione continua del territorio nordcoreano, le immagini satellitari del 5 novembre pubblicate dal sito americano 38North, che raffigurano il cantiere navale Sinpo South, sembrerebbero indicare che la Corea del Nord sia in piena attività per costruire e dispiegare il suo primo sottomarino lanciamissili balistici operativo. Il continuo movimento di attrezzature, mezzi e componenti degli scafi, sia all’interno che all’esterno del cantiere e dei padiglioni in cui avvengono le operazioni di assemblaggio mostrerebbero, a detta degli analisti, un chiaro segnale della costruzione di un nuovo sommergibile: probabilmente di un sottomarino lanciamissili balistici della classe Sinpo-C.  Come riporta il sito di analisi sulla Corea del Nord, dalle foto del satellite sembrerebbe anche appurato il fatto che sia stato allestito un sistema per il lancio di missili o per effettuare più probabilmente test di lancio. Non adesso ma in futuro è dunque possibile che vi siano test in superficie o in profondità che utilizzino quella base come punto di partenza.

Il sito in questione è da moto tempo sotto l’occhio vigile dei satelliti dei Paesi nemici di Pyongyang. Ed è fotografabile anche da satelliti commerciali e non da quelli militari, pertanto appare anche abbastanza difficile che i nordcoreani possano commettere il grossolano errore di mostrare a tutto il mondo i movimenti dei loro cantieri navali, specialmente se si tratta di un’arma innovativa rispetto all’arsenale di cui dispone Pyongyang. Resta tuttavia uno dei porti militari più importanti della Corea del Nord ed è inevitabile che il cantiere sia adiacente al porto per rendere immediatamente operativo il sommergibile. Nel corso del 2017, le fotografie hanno mostrato che sono proseguiti senza sosta i movimenti di parti e componenti di un sommergibile sia all’interno che all’esterno dei cantieri nelle zone adiacenti alle aree di costruzione nel centro del cantiere navale. Queste attività suggeriscono che sia in atto un programma di costruzione navale prolungato, e il fatto che questo avvenga nel principale porto della Marina militare nordcoreana depone a favore di un’analisi che consideri possibile il prossimo completamento del sottomarino. Le immagini del 5 novembre mostrano due oggetti circolari che potrebbero essere sezioni dello scafo di un sommergibile. Il diametro del primo oggetto è di circa 7,1 metri, mentre il diametro del secondo inizia a circa 7,1 metri e si riduce a circa 6,1 metri. Se queste valutazioni sono corrette, come riporta il sito americano, allora il programma di costruzione è per un sommergibile con un raggio più ampio rispetto al sottomarino di attacco classe Romeo (6,7 metri) – è probabile che sia un Sinpo-C Ssb.

Le immagini satellitari confermano in ogni caso un dato molto importante, e cioè il fatto che la Corea del Nord continui nello scopo di dotarsi di una capacità missilistica in grado di poter minacciare tutti i Paesi nemici. E la costruzione di un sommergibile a questo scopo conferma non solo l’evoluzione tecnologica della Marina nordcoreana rispetto agli anni precedenti, ma anche la volontà di proiettare questa minaccia ben la di là dell’area raggiungibile dalla terraferma. Ora, che questo significhi che la Corea del Nord voglia scatenare una guerra, è un altro tema. E, come già ribadito più volte, difficilmente sarà Pyongyang a intraprendere un’azione bellica che la condurrà al disastro. Questa politica di rafforzamento del proprio arsenale e delle proprie capacità balistiche rientra nella tradizionale politica del governo nordcoreano, che sa di poter contare soltanto sulla minaccia e sulla deterrenza come assicurazione per la propria sopravvivenza. Resta comunque un segnale inequivocabile di come la guerra sia una possibilità mai del tutto eliminata dal contesto coreano e come sia fondamentale che i grandi attori al tavolo si decidano a porre fine a un’escalation che può condurre a una pace armata ma anche, potenzialmente, a un disastro umanitario.

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