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I segnali che arrivano dalla Corea del Nord possono sembrare a prima vista incoraggianti per quanto riguarda la strada della supposta denuclearizzazione della Penisola divisa lungo il 38esimo parallelo.

Recentemente, oltre ai ben noti accordi di smilitarizzazione susseguenti ai colloqui tra Seul e Pyongyang, le due parti in causa hanno effettivamente cominciato a ridimensionare non solo il proprio livello di allerta militare ma hanno anche intrapreso un’attiva politica di smantellamento parziale delle fortificazioni che corrono lungo la frontiera che divide da ormai dal 1953 come un muro impenetrabile la Corea.

Come riportato dal quotidiano Korea Herald, Nord e Sud hanno cominciato a smantellare 20 posti di guardia lungo la Zona Smilitarizzata (Dmz) in ottemperanza dell’accordo raggiunto che prevedeva la smilitarizzazione di un totale di 22 avamposti. 

Un primo segnale di reale distensione tra Nord e Sud che, rispettivamente, hanno in totale 160 e 60 posti di guardia lungo tutto il confine che li separa. 

Nel quadro generale, dalla firma degli accordi sulla denuclearizzazione tra Usa e Corea del Nord avvenuta durante il summit dello scorso giugno a Singapore, la tensione è sicuramente tornata al di sotto dei livelli di guardia, con Washington che ha deciso, collegialmente con Seul, di sospendere esercitazioni militari importanti nell’area come la Ulchi Freedom Guardian che si sarebbe dovuta tenere ad agosto come ogni anno. 

La Corea del Nord ha poi cercato di dimostrare la propria buona volontà sia chiudendo il sito per i test atomici del poligono di Punggye-ri nel monte Mantap, sia smantellando parzialmente la base per test missilistici di Sohae. 

Abbiamo già avuto modo di dire come entrambe le mosse di Pyongyang siano state un po’ forzate sia da contingenze particolari, come nel caso dei crolli avvenuti nel monte Mantap, sia da precisi calcoli strategici come per la base di Sohae. 

La Corea del Nord sta davvero smantellando il suo arsenale?

Quello che però possiamo dire, forti delle immagini satellitari che sono giunte sui tavoli degli analisti in questi mesi, è che la Corea del Nord non sembra aver fatto molti progressi nel quadro dello smantellamento del proprio arsenale missilistico e atomico, anzi, diversi segnali sembra che dicano il contrario.

Oltre alla questione della possibile ripresa della raffinazione del minerale di uranio, che, ricordiamo, è abbondante a nord del 38esimo parallelo, sembra che nemmeno le basi missilistiche abbiano subito qualche sorta di ridimensionamento. Anzi. Sembra siano ancora pienamente operative.

A dircelo sono analisi effettuate da Csis (Center for Strategic and International Studies) per quanto riguarda quelli che sono a tutti gli effetti dei siti missilistici sotterranei utilizzati dall’Esercito Nordcoreano come basi da cui i sistemi mobili per il lancio di missili balistici partono in caso di necessità.

Secondo il report del Csis questi sarebbero circa una ventina di cui 13 individuati dalle immagini satellitari e tutti non ufficialmente dichiarati dalle autorità di Pyongyang, e pienamente operativi.

Come funzionano e perché sono importanti le basi sotterranee

Bisogna precisare subito che le basi sotterranee non sono come i silo di lancio dei missili balistici intercontinentali in forza alle potenze come la Russia o gli Stati Uniti, ma si tratta di strutture costruite all’interno di montagne per fornire riparo ai veicoli Tel (Transporter Erector Launcher) che, una volta raggiunti gli appropriati e predisposti siti, lanciano i missili balistici nordcoreani in caso di bisogno.

Queste basi sono quasi tutte costruite, infatti, in territorio montuoso e occupano una superficie media di 7/8 km quadrati comprendente, oltre gli acquartieramenti per il personale militare, serre e campi per il sostentamento delle truppe.

Generalmente sono molto rudimentali e, fatto salvo per gli edifici principali come il centro culturale, non possiedono strade pavimentate.

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Si può invece pensare che siano caratterizzate da una fitta rete di gallerie e strutture sotterranee sia a causa delle diverse entrate nei fianchi delle montagne sia per la quantità di materiale di riporto utilizzata per fare barriere antiscoppio e altre ostruzioni davanti a tali ingressi o altrove.

L’analisi satellitare ha anche permesso di notare che alcune basi hanno delle piazzole sormontate da un telo mimetico sufficientemente gradi per ospitare un veicolo Tel, molto probabilmente per effettuare dei lanci di emergenza in caso di necessità.

L’intelligence occidentale è riuscita a individuare tre tipologie di basi situate in altrettante aree geografiche diverse che vengono riferite a diversi sistemi missilistici impiegati.

Queste tre “fasce” si dividono in tattiche, operative e strategiche: la fascia tattica è quella più a ridosso della Dmz e si estende dalla provincia di Nord Hwanghae e Kangwon, circa 50/90 chilometri a nord del confine. Si ritiene pertanto che le basi in questa fascia siano dotate dei sistemi missilistici a più breve raggio come gli Srbm anche se c’è chi sostiene che possano anche essere dotate di qualche Mrbm come il No-dong. Questa fascia è stata pensata per poter avere a tiro i due terzi delle installazioni militari della Corea del Sud e allo stesso tempo restare fuori della portata dell’artiglieria americana e di Seul, ma l’eventuale dispiegamento di missili Srbm di più lunga gittata come lo Hwasong-6 e 9 porterebbe tutto il Sud sotto tiro.

La fascia operativa invece è tra i 90 e i 150 chilometri dalla Dmz e attraversa le province di Sud Pyongan e la parte meridionale di quella di Sud Hamgyong. In questo settore le basi sarebbero dotato di missili tipo Mrbm come il No-dong 1 o il Kn-15 in grado di arrivare a colpire il Giappone.

La fascia strategica è ancora più a nord e si estende attraverso le montagne delle province di Nord Pyongan, Chagang, Ryanggang, e la parte settentrionale della provincia di Sud Hamgyong. Qui sarebbero stoccati i vettori a medio e lungo raggio (Irbm e Icbm) come Hwasong-10, 12, 14 e 15. 

La dispersione della forza missilistica della Corea del Nord è un fattore vitale per Pyongyang che non potrebbe mai contrastare un attacco aereo / missilistico combinato perpetrato dagli Stati Uniti e dal Sud.

Il fatto che poi siano ben pochi i vettori di pronto impiego – a combustibile solido – e dotati di veicoli in grado di essere utilizzati strettamente come Tel (la maggior parte sono solo trasportatori / erettori ed il lancio avviene una volta che il veicolo si è sganciato quindi non da canister) rende necessaria una diffusione di basi corazzate lungo tutto il territorio che fanno capo a numerose piazzole di lancio prefissate in modo da mettere in difficoltà il nemico nella selezione dei bersagli.

Nonostante, infatti, si calcoli che un missile a raggio intermedio o intercontinentale abbia bisogno dai 30 minuti ai 45 minuti per essere lanciato dal momento dell’allarme, l’impossibilità di colpire tutte le piazzole di lancio e la basi di “deposito” ne aumenta la sua capacità di sopravvivenza e quindi la capacità di reazione.

Questa basi quindi fungono da strutture di deposito, rifornimento e caricamento per la componente missilistica della Corea del Nord ed è plausibile che, oltre a quelle conosciute, ve ne siano altre disperse lungo il territorio montuoso nordcoreano. 

Stime effettuate a cavallo degli anni 2000 facevano ammontare il numero di gallerie di questo tipo a circa 10mila.

Una pace solo di facciata?

Ci vorrebbe un orientale per capire un altro orientale e forse nemmeno in quel caso si riuscirebbe ad avere un quadro veritiero di una tale situazione, dove la diplomazia gioca a stretto contatto con la propaganda e la disinformazione trattandosi di un delicato contesto di equilibri internazionali che si riflettono su quelli interni.

Possiamo però provare, in base a quello che sappiamo e a quello che abbiamo intuito dalla ricognizione satellitare, a fare delle ipotesi e delle previsioni.

Sicuramente è nell’interesse di Kim Jong-un aderire alle clausole dell’accordo di denuclearizzazione e smilitarizzazione della Corea: la situazione economica interna non è certo rosea fattore confermato dalla parola d’ordine durante le ultime manifestazioni del regime che è passata dal  registro “militare” a quello “produttivo”.

Le sanzioni del resto hanno messo a dura prova una già traballante economia e nella sua storia recente la Corea del Nord ha conosciuto profonde e gravi crisi alimentari che Kim Jong-un si è ripromesso di allontanare per sempre.

La Corea del Nord ha comunque raggiunto una piccola sicurezza dal punto di vista diplomatico che gli permette la de-escalation: sebbene oggettivamente il numero di testate atomiche sia risibile in confronto agli arsenali americani ed i vettori in grado di trasportarle su suolo americano siano pochi, il valore strategico di una manciata di testate è pur sempre alto.

Washington non può permettersi di rischiare una rappresaglia atomica che colpisca, più che la stessa capitale o New York, l’Alaska, le Hawaii o Guam (queste ultime due non a portata del sistema antimissile Gmd) e tanto meno Tokyo o Manila se dovesse decidere di attaccare il regime. Il piccolo arsenale missilistico e atomico nordcoreano ha avuto la sua efficacia da questo punto di vista.

Kim Jong-un ne è ben conscio e pertanto può concentrarsi sul rafforzamento del fronte interno. La casta dei militari, infatti, vedrebbe di mal occhio uno smantellamento delle forze missilistiche e atomiche e potrebbe decidere di tentare un golpe qualora Kim decidesse di intraprendere una simile strada per adeguarsi immediatamente ai dettami di Washington.

Parimenti anche alla Casa Bianca sono a conoscenza di questa situazione e non vogliono soffiare sul fuoco dal punto di vista militare sebbene spingano ancora verso le sanzioni.

Come sempre accade però in diplomazia le previsioni sono meno accurate di quelle del tempo ed è difficile prevedere da qui a una settimana quello che potrebbe accadere. Per il momento le esercitazioni militari sono sospese come da richiesta di Pyongyang e continueranno ad esserlo almeno sino a dicembre o sino ai prossimi colloqui, che avrebbero già dovuto essere completati se non fossero stati rimandati dalla delegazione nordcoreana: la settimana scorsa, infatti, il Segretario di Stato Mike Pompeo avrebbe dovuto incontrare Kim Yong-chol, il braccio destro di Kim e vice segretario del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori ma il summit è stato rinviato a data da destinarsi.

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