Dalle tensioni diplomatiche alle provocazioni militari. La Corea del Sud è pronta a rispondere alla guerra commerciale mossa nei suoi confronti dal Giappone con un gesto che, se confermato, getterà ulteriore benzina sul fuoco nella disputa in corso tra i due paesi. Secondo quanto rivelato dall’agenzia sudcoreana Yonhap, Seul potrebbe presto tenere esercitazioni di difesa marittima al largo delle isole di Dokdo, un gruppo di isole rivendicate da Tokyo e che il governo nipponico chiama Takeshima. Le esercitazioni sudcoreane, che di solito si svolgono a giugno e dicembre, potrebbero prendere il via in questo mese e coinvolgere marina, aeronautica e guardia costiera. L’intento della Corea del Sud è chiaro: lanciare un messaggio di forza al Giappone.

Tra dissidi commerciali ed esercitazioni militari

Le tensioni tra Corea del Sud e Giappone derivano da una disputa commerciale che in poche settimane è degenerata nella peggiore crisi diplomatica delle due nazioni da quanto, nel 1965, un trattato aveva normalizzato i legami bilaterali. Il problema principale e mai risolto è l’eredità storica della colonizzazione del Giappone ai danni della penisola coreana; l’ultima occupazione andò in scena dal 1905 al 1945, anche se già nei secoli precedenti i giapponesi sottomisero i coreani a più riprese ricorrendo alla forza. Da qui nasce il dissidio odierno che separa Seul e Tokyo. La scintilla che ha scatenato l’incendio è stata provocata da una rivendicazione storica di Seul di fronte alla quale il Giappone ha bloccato una serie di importazioni tecnologiche verso la Corea del Sud. I sudcoreani hanno risposto con il boicottaggio totale dei prodotti Made in Japan, e un uomo si è addirittura immolato per protesta di fronte all’ambasciata giapponese situata a Seul. Tokyo ha risposto rimuovendo la Corea del Sud dalla lista dei suoi partner privilegiati, con tutte le conseguenze economiche del caso.

“Il Giappone è una minaccia”

Adesso tocca alla Corea del Sud controbattere, e la reazione di Seul abbandona il lato economico per scendere sul campo militare. Le esercitazioni al largo delle Dokdo potrebbero rappresentare il punto di non ritorno, e di questo Seul è ben consapevole visto che aveva rimandato le consuete esercitazioni semestrali per scongiurare il peggioramento delle relazioni don Tokyo. Una fonte sudcoreana anonima interrogata da Yonhap ha spiegato che “le esercitazioni non potevano più essere rinviate perché il Giappone continua ad aggravare la situazione”. Il vice direttore dell’Ufficio per la Sicurezza Nazionale della Casa Blu, Kim Hyun Chong, intanto, ha lanciato pesanti accuse all’indirizzo del governo nipponico: “Il Giappone è diventato un ostacolo per una paceduratura  nella penisola coreana. Considerando che i nostri due paesi condividono i valori della democrazia liberale e dell’economia di mercato, la rimozione della Corea del Sud dalla White List del Giappone con il pretesto della sicurezza per noi ha lo stesso effetto di uno schiaffo in faccia”.

Se Seul abbraccia Pechino

La situazione geopolitica, per il governo sudcoreano, si fa alquanto complessa. Il Giappone, è vero, è imbrigliato da una costituzione pacifista che limita fortemente l’utilizzo dell’esercito, ma ha pur sempre i mezzi per rispondere a Seul, ad esempio con altrettante esercitazioni. Sarà interessante capire dove si schiereranno gli Stati Uniti, alleati di entrambi i paesi ma allo stesso tempo critici sia con Tokyo che con Seul per motivi economici; Washington potrebbe tuttavia abbracciare il Giappone per collaborare con i nipponici nella Strategia Indo-Pacifica, ovvero la risposta giapponese alla Nuova Via della Seta cinese. In tal caso la Corea del Sud rimarrebbe sola e avrebbe due strade di fronte a sé da poter percorrere: restare isolata o rivolgersi alla Cina, che non vedrebbe l’ora di mettere le mani su una pedina fondamentale per strappare un alleato agli Usa. Sarebbe stato impensabile immaginarlo fino a pochi mesi fa, eppure Pechino potrebbe essere il salvagente di Seul nella disputa commerciale con Tokyo.

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