Non solo la preparazione alle elezioni del prossimo maggio, non solo la prosecuzione della diatriba con i curdi di Barzani e con le loro aspirazioni e velleità indipendentistiche, l’Iraq post ISIS riparte da diversi argomenti da analizzare e con la priorità data alla questione della sicurezza; con il califfato oramai caduto e ritiratosi dal suo territorio, il problema riguardante il terrorismo continua però ad attanagliare il paese: diverse cellule islamiste sono ancora presenti e pronte a colpire tanto a Baghdad, quanto in altre città dove, dalla caduta di Saddam Hussein, la convivenza con una quotidianità fatta di kamikaze ed autobomba non ha mai abbandonato del tutto la vita degli iracheni. Un passaggio importante proprio per la sicurezza del paese all’indomani della caduta del califfato, arriva da un’operazione scattata nelle scorse ore e che sta riguardando la regione di Kirkuk: tornata in mano alle autorità di Baghdad, dopo essere stata presa dai curdi durante la lotta all’ISIS, è proprio in questo territorio che ha la sua base operativa il cosiddetto gruppo delle ‘Bandiera Bianche’, formato da curdi che hanno sposato la causa jihadista.

Chi sono le ‘Bandiere Bianche’

I primi ad essersi accorti dell’esistenza di questa nuova sigla, sono gli abitanti di Tuz Khurmatu, piccola cittadina posta tra Baghdad e Kirkuk; all’indomani del referendum curdo del 25 settembre, con il quale gli elettori delle regione autonoma hanno scelto la via dell’indipendenza, il governo iracheno ha inviato truppe e rinforzi nel nord del paese con l’obiettivo di riprendere il controllo di quelle zone annesse dai curdi durante la lotta contro il califfato. Tra le città che Baghdad ha sottratto ai peshmerga curdi, vi è proprio quella di Tuz Khurmatu; i suoi cittadini, a partire dall’inizio del mese di dicembre, hanno convissuto per diverse settimane con razzi piovuti nel centro urbano, rapimenti lungo l’autostrada vicina ed attentati compiuti da autobomba. Si è trattato della prima offensiva rivendicata per l’appunto dal gruppo delle ‘Bandiere Bianche’, che secondo le autorità irachene è composto da circa 600 – 1.000 miliziani pronti a destabilizzare nuovamente il nord del paese: la sigla, comparsa in diversi video su Twitter a novembre, rappresenta militanti curdi vicini alla causa jihadista.

Il capo di questa organizzazione viene considerato Assi Qawali, un anziano curdo conosciuto nella vallata di Kirkuk per  trasportare acqua con alcuni recipienti attaccati al suo trattore tra i vari villaggi della regione; da qualche mese a questa parte però, è stato visto vicino ad ambienti islamisti e, dopo la cacciata dei curdi da Kirkuk, avrebbe ufficialmente sposato la causa terrorista fino a diventare leader di questa formazione. Questa è la descrizione fornita di lui da Arab News, pur tuttavia da Baghdad vedono in Qawali semplicemente un prestanome; dietro di lui in realtà, si nasconderebbero miliziani dell’ISIS scappati dalla regioni riprese dall’esercito tra il 2016 ed il 2017 e, in tal senso, le autorità irachene hanno dunque visto nelle Bandiere Bianche una prima vera minaccia per il paese dopo la caduta del califfato.

L’operazione volta a stanare le Bandiere Bianche

E’ proprio per questa motivazione che da Baghdad hanno repentinamente accelerato i piani di messa in sicurezza di Tuz Khurmatu: la pressione da parte del gruppo terrorista lungo l’autostrada, al pari degli attentati compiuti nelle ultime settimane, ha fatto sì che da qualche ora a questa parte le forze di sicurezza e le milizie popolari PMU hanno iniziato ad avanzare lungo cinque assi, con l’intento di scovare i nascondigli dei terroristi e rimuovere ogni possibile minaccia in questa zona cruciale e multietnica del paese. Le azioni compiute a terra, vengono supportate dall’aviazione irachena che già nelle prime ore della battaglia ha bombardato alcune postazioni delle Bandiere Bianche installate nel deserto della provincia di Kirkuk; tecnicamente non si tratta di un’operazione di riconquista, in quanto il territorio in questione viene considerato sotto il controllo di Baghdad, bensì di ‘bonifica’ da ogni possibile futura minaccia terroristica.

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Per l’esercito iracheno, al pari delle forze di mobilitazione popolare impegnate già nella lotta all’ISIS, è un’occasione importante per testare la tenuta e l’organizzazione all’indomani della fine della guerra al califfato; è anche per questo motivo che da Baghdad si guarda con attenzione alle evoluzioni della situazione inerente la provincia di Kirkuk. Karim Nouri, uno dei comandanti delle milizie popolari, ha dichiarato ad una fonte poi riportata daAgenziaNova che le Bandiere Bianche non possono essere considerate organiche all’ISIS, pur tuttavia esse ne potrebbero costituire una‘copia simile’ ed è per questo stato necessario l’intervento. 

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