La Germania non seguirà gli Stati Uniti nella missione congiunta per garantire la “sicurezza” nello Stretto di Hormuz e mettere fine alla “guerra delle petroliere”. Il rischio di avere le proprie navi in una possibile “battaglia navale” nel Golfo non può essere assunto. Secondo Berlino la chiave per disinnescare la crisi di portata globale si trova nell’accordo sul nucleare di Teheran, e gli americani devono tornare sui loro passi.

“Il governo federale non prenderà parte alla missione navale pianificata dagli Stati Uniti”, ha dichiarato degli Esteri tedesco, Heiko Maas. Questa la risposta laconica al partner statunitense che ha chiesto alla Germania di prendere parte alla missione navale congiunta che prevedeva lo schieramento di un maggior numero di unità da guerra nello Stretto di Hormuz dopo le crescenti tensioni con l’Iran per il sequestro delle petroliere Grace 1 e Stena Impero. La scorsa settimana secondo le fonti del Telegraph si sarebbe tenuto in Bahrein un incontro di alto livello tra funzionari militari tedeschi, francesi e di altri stati europei proprio per affrontare la questione e valutare le opzioni sul tavolo.

Alla richiesta formale avanzata dal Pentagono nei giorni scorsi, il ministro della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer aveva inizialmente risposto che l’opzione sarebbe stata valutata, sottolineando però: “Possiamo parlarne e decidere solamente se sappiamo esattamente cosa è previsto”. Norbert Röttgen, presidente della commissione parlamentare per gli affari esteri per la Germania aveva affermato nel contempo: “Non dobbiamo accettare la pirateria iraniana” – “Sarebbe pericoloso se gli europei manifestassero all’Iran che non intendono fare nulla”.

Queste posizioni tuttavia non sono state seguite dall’adesione alla missione e dall’invio di navi da guerra come è stato fatto dal Regno Unito – e adesso anche la Francia rischia di rifiutare la sua partecipazione sostenendo la linea degli altri paesi europei che non intendono seguire Washington nella “strategia della massima pressione” , ma intendono tornare al tavolo dell’accordo sul programma nucleare iraniano (Jcpoa) per disinnescare le tensioni internazionali che potrebbero condurre all’escalation nel Golfo Persico. Secondo Berlino, e sembrerebbe anche secondo Parigi, sono le opzione diplomatiche a dover essere valutate per trovare la giusta via e risolvere la crisi delle petroliere senza arrivare allo scontro con l’Iran.

La richiesta formale degli Stati Uniti per un contributo tedesco atto a garantire il traffico navale attraverso lo stretto strategico di Hormuz si dimostrata essere un passo troppo “deciso” all’interno del Bundestag, nonostante siano in molti ad asserire che l’Europa non può restare a guardare le azioni di pirateria commesse dall’Iran nei confronti dei mercantili internazionali che navigano nel Golfo. A giustificare questo diniego ci sarebbe tra le altre anche una ragione di carattere logistico, secondo quanto riportato dal portale specializzato Defense News che ha interpellato un analista militare tedesco. “Non abbiamo le navi e sembra che anche non ci sia neanche la volontà politica”, ha dichiarato Sebastian Bruns, direttore del Center for Maritime Strategy and Security presso l’Università di Kiel, nella Germania settentrionale.

Da questa scelta si evince come Berlino continui a sperare che la crisi iraniana si sblocchi attraverso la via diplomatica che vorrebbe riportare l’amministrazione Trump al tavolo dell’accordo sul nucleare iraniano, invece di proseguire sulla strada che può portare il mondo sull’orlo di una guerra. “Se metti gli iraniani e gli americani uno di fronte all’altro, puoi impostare un timer per quanto le cose esploderanno”, ha riferito al quotidiano Die Welt il portavoce della politica estera del Partito Verde (che ha stravinto alle elezioni europee) Omid Nouripour. Per questo l’opzione di prendere parte a una missione militare a guida statunitense non è considerata una strada percorribile. Sebbene si tratti di una missione di pura “deterrenza” e non una missione con mire offensive, Berlino non vuole esporre le sue navi ad alcun rischio; né vorrebbe vedersi coinvolta in un’eventuale escalation con Teheran.

Oggi intanto il presidente iraniano Hassan Rohani ha dichiarato davanti alla stampa: “Nonostante le sanzioni resteremo in piedi”. La dichiarazione, che più che alla sua nazione sembrava essere rivolta agli Stati Uniti, è stata rilasciato durante la cerimonia di inaugurazione di una centrale a ciclo combinato a Heris. “Sanzionare l’Iran equivale a un fallimento dei loro impegni presi con le istituzioni internazionali e con le Nazioni Uniti”, ha detto il presidente iraniano rivolgendosi direttamente all’amministrazione di Washington. L’Iran secondo le affermazioni di Rohani ha intanto raggiunto “numerosi risultati nel campo delle nuove tecnologie”, e non si fermerà nei suoi programmi di sviluppo. Intanto le petroliere sequestrate rimangono nelle mani dei rispettivi sequestratori, e le navi da guerra americane e britanniche fanno rotta sul Golfo per proteggere i mercantili e il loro prezioso carico. 

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