Come sempre accade, un conflitto è l’occasione per testare sul campo di battaglia i nuovi armamenti entrati in servizio nelle forze armate di un Paese.

Anche in questi primi 100 giorni di guerra in Ucraina abbiamo assistito, da una parte e dall’altra, all’impiego di nuovi strumenti bellici che non si erano mai visti (o quasi) in battaglia. Tralasciando tutti gli apparati di guerra elettronica (Ew), che, soprattutto i russi, hanno già utilizzato in Ucraina dal 2014 ma soprattutto in Siria, Mosca ha avuto modo di testare in modo più approfondito alcune sue nuove creazioni che già erano apparse nel teatro siriano, ma soprattutto ha usato armamenti che non si erano mai visti prima.

Nella prima categoria rientrano alcune loitering munitions – o “droni kamikaze” – come i Kub e i Lancet: entrambi sono stati sviluppati dalla Zala Aero Group, una divisione della celeberrima Kalashinkov, e si tratta di piccoli Uav (Unmanned Air Vehicle) con una carica bellica capaci di restare in volo su un’area per un certo periodo di tempo e di colpire una volta individuato l’obiettivo.

Anche un Ugv (Unmanned Ground Vehicle) sminatore, l’Uran-6, si è rivisto in Ucraina, nella regione di Luhansk, dopo essere già stato usato per la prima volta nel conflitto siriano. La Russia, in Siria, aveva anche già usato per brevissimo tempo (un paio di giorni), il nuovo cacciabombardiere di quinta generazione Sukhoi Su-57 che risulta abbia trovato impiego anche in Ucraina: secondo fonti russe il velivolo è stato usato per colpire obiettivi con missili stand off operando “al di fuori della zona attiva” ovvero lontano dall’area dei combattimenti quindi, molto probabilmente, restando nello spazio aereo “amico”.

Le vere e proprie novità, per quanto riguarda gli armamenti russi, sono invece rappresentate, essenzialmente, dall’uso del missile ipersonico Kinzhal, del veicolo Bmpt-72 “Terminator” e dell’Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) Orion.

Il Kh-47M2 è un vettore balistico ipersonico (ovvero capace di volare a velocità superiori a Mach 5) utilizzato dai caccia MiG-31K che prima di questa guerra non ha mai trovato utilizzo: risulta che le Vks (Vozdushno-Kosmicheskie Sily) abbiano effettuato diversi lanci del Kinzhal per colpire obiettivi di particolare valore in territorio ucraino, come depositi di munizioni in bunker o centri C3 (Comando Comunicazione Controllo).

Il Bmpt-72 “Terminator” è un veicolo di supporto per le unità corazzate pensato per affiancarle nella loro avanzata e avere ragione della fanteria avversaria con il suo armamento costituito da una coppia di cannoni automatici da 30 millimetri e da quattro Atgm (Anti Tank Ground Missile) tipo “Ataka-T. Prima del conflitto almeno sei di questi mezzi erano stati visti su un treno in direzione del confine ucraino nella regione di Lipetsk, successivamente ci sono giunte immagini del loro utilizzo in battaglia nell’area di Luhansk, in Donbass. I “Terminator” avevano fatto una brevissima apparizione in Siria nel 2017 per effettuare alcune prove sul campo, ma il loro impiego intensivo sta avvenendo solo nell’attuale conflitto in Ucraina.

Gli Ucav “Orion” hanno visto in questa guerra il loro battesimo del fuoco. Il velivolo a pilotaggio remoto, costruito dal gruppo Kronstadt, ha cominciato a essere consegnato nel 2017, e ricorda molto, nel suo aspetto, gli statunitensi МQ-9 Reaper. L’Orion è uno dei più grandi Ucav di fabbricazione russa: ha un’apertura alare di 16 metri e una lunghezza di 8. Si stima che la quota di tangenza massima sia di 7500 metri e la durata massima del volo di 24 ore con carico utile standard, con una velocità massima di 200 chilometri orari. Mosca, a marzo, ha diffuso un video in cui un Orion ha distrutto una postazione ucraina nel Donbass utilizzando missili 9M133FM-3, una versione aviolanciabile del missile anticarro Kornet.

Dall’altra parte della barricata le vere novità viste in azione sono rappresentate dagli Switchblade, una loitering munitions di fabbricazione statunitense, che non è mai stata usata in battaglia prima di questa guerra. Prodotto dalla AeroVironment di Arlington (Virginia) in due versioni (la 300 e la 600), lo Switchblade è abbastanza piccolo da poter essere trasportato in uno zaino e può essere lanciato da una varietà di piattaforme terrestri, marittime e aeree. Si tratta di un “drone kamikaze” rapidamente dispiegabile che offre una maggiore letalità rispetto ad altri sistemi simili grazie al sistema di guida utilizzante un misto di Gps, video e infrarossi.

I missili anticarro Javelin, benché ormai entrati nell’immaginario collettivo in qualità di arma nuova e dirompente di questo conflitto, in realtà hanno avuto il loro battesimo del fuoco in Iraq e in Afghanistan, invece gli Nlaw sono stati impiegati per la prima volta in guerra proprio in Ucraina. Entrato in servizio nel 2009, l’Nlaw è un’arma anticarro monouso leggera di nuova generazione la cui designazione svedese è Pansarvarnsrobot 57 o RB-57. Si tratta di un missile a corto raggio armato con una potente testata anticarro ad alto esplosivo (Heat – High Explosive Anti Tank) da 150 millimetri progettata per mettere fuori combattimento i principali carri armati russi a breve distanza. Da parte ucraina anche un altro Atgm, lo Stugna-P/Skif di produzione locale, sta avendo largo impiego nel conflitto, sebbene sia stato precedentemente usato a partire dal suo ingresso in servizio (tra il 2015 e il 2018) negli scontri armati del conflitto precedenti l’attuale invasione russa. Ancora non sono arrivati i nuovi Mlrs (Multiple Launch Rocket System) di fabbricazione statunitense Himars, ma sappiamo che è cominciato l’addestramento degli artiglieri ucraini da parte del personale Usa.

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