Si parla di Libia, così come di Siria: il vertice dei ministri degli esteri della Lega Araba, ospitato ad Il Cairo, spiana la strada in vista del vertice tra capi di Stato e di governo dell’organizzazione previsto il prossimo 31 marzo a Tunisi. E sarà, quello della capitale tunisina, un summit tanto importante quanto delicato.

Il nodo libico

Ad aprire le sessioni di lavoro è il “padrone di casa” Sameh Shoukry, ministro degli esteri egiziano. Tanti i focus durante le riunioni operative, nel suo discorso il titolare della diplomazia de Il Cairo parla però subito di Libia: “Non è giunto il momento di voltare la triste pagina che la Libia ha vissuto per anni – chiede Shoukry rivolgendosi ai colleghi arabi – Non è giunta l’ora di attuare nella sua interezza l’iniziativa delle Nazioni Unite in modo da organizzare elezioni presidenziali e parlamentari?”. L’Egitto pone la questione libica al centro delle prime sessioni di lavoro ed il ministro del governo di Al Sisi chiede uno sforzo per fare del 2019 l’anno della definitiva svolta.

“Non è giunto il momento per il ritorno delle istituzioni statali e dell’unità dell’esercito libico – chiede ancora Shoukry – In modo da sradicare il terrorismo e respingere tutte le forze estremiste che sono sostenute da attori regionali?”. Il riferimento del ministro egiziano è rivolto soprattutto alla necessità di creare istituzioni civili e militari in comune. Quest’ultimo aspetto è particolarmente caro ad Al Sisi: il presidente egiziano appoggia Haftar, è il suo principale sponsor nella regione ed è tra gli artefici delle recenti avanzate del generale nel Fezzan. Per l’Egitto, dare via libera ad Haftar significa ridare stabilità all’esercito e quindi proseguire gli impegni verso la normalizzazione della situazione in Libia.

Una posizione non condivisa da tutti gli Stati arabi ovviamente, anche se a parte il Qatar di recente da molti capitali mediorientali arriva l’apprezzamento per l’accordo di Abu Dhabi siglato tra il premier libico Al Sarraj e lo stesso Haftar. Un accordo che prevede, tra le altre cose, la riforma del consiglio presidenziale ed elezioni entro l’anno.

La questione siriana

Ma nel corso dei lavori dei ministri degli esteri ad Il Cairo, non può mancare il dossier siriano. La riunione della Lega Araba del 31 marzo a Tunisi si avvicina ed è molta l’attesa per quella data: nella capitale tunisina infatti, dovrebbe atterrare anche il presidente siriano Bashar Al Assad. Segnerebbe un ritorno della Siria in seno all’organizzazione dopo otto anni. Espulsa nel 2011, durante i primi mesi di una guerra ancora non terminata, la Repubblica Araba Siriana dovrebbe tornare a vedere la propria bandiera assieme a quella degli altri membri della Lega. Un’eventualità di cui si parla già da mesi, ma che ancora non ha alcuna ufficializzazione.

Pur tuttavia da Il Cairo i segnali incoraggianti non mancano. Emirati Arabi Uniti e Bahrein nelle settimane scorse riaprono le proprie ambasciate a Damasco, da Abu Dhabi e da Amman da pochi giorni rifanno la loro comparsa anche i voli civili verso la capitale siriana. In poche parole, sembrano esserci tutte le giuste condizioni per il riconoscimento di Assad quale vincitore del conflitto ed il reintegro del suo governo nella più importante organizzazione politica araba.

Lo stesso padrone di casa del vertice dei ministri degli esteri, lo afferma esplicitamente nel suo discorso: “È tempo di raggiungere una soluzione politica per la crisi siriana – dichiara infatti Sameh Shoukry – in modo da ricostruire le istituzioni statali e ripristinare il ruolo arabo della Siria”. Adesso si aspetta, sia per il dossier siriano che per quello libico, l’appuntamento di Tunisi per vedere se le tanto attese svolte annunciate in Egitto siano prossime a diventare operative.

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