Erdogan vuole serrare i ranghi ed accelerare sul suo progetto volto a rendere la Turchia protagonista assoluta in Libia. Non è un caso che, a poche ore dall’annuncio dello stesso presidente turco circa la possibilità di far votare al parlamento già il 7 gennaio la mozione sull’invio delle truppe a Tripoli, proprio dalla capitale libica sia arrivato l’annuncio della formale richiesta di aiuto lanciata ad Ankara. Il quadro prospettato dal Sultano sta prendendo forma: l’esercito turco è pronto a schierarsi in Tripolitania.

La corsa di Erdogan

Il prossimo 8 gennaio Recep Tayyip Erdogan si incontrerà ad Istanbul con Vladimir Putin. Nella metropoli i due leader inaugureranno la sezione turca del Turkish Stream, ma sarà la Libia al centro del bilaterale. Si discuterà del dossier libico e, probabilmente, si metteranno le basi per un’intesa russo – turca a questo punto decisiva per il futuro del paese nordafricano. Erdogan sa bene come, alla vigilia di una delicata discussione, più alto è il suo potere contrattuale e più alta è la possibilità di orientare a suo favore il bilaterale. Ecco perché adesso da Ankara si sta dando forte impulso all’azione iniziata lo scorso 27 novembre, quando tra Turchia e Libia è stato firmato un memorandum che prevede, tra le altre cose, l’aiuto militare turco al fianco del premier libico Al Sarraj. 

Il piano di Erdogan è quello di presentarsi, dinnanzi a Putin, con il via libera formale alla presenza di soldati turchi in Libia. Una circostanza questa che permetterebbe al presidente turco di essere ufficialmente, già in occasione del bilaterale di Istanbul, come uno degli attori principali in grado di giocare un ruolo decisivo nel dossier libico. E così, dopo quindi l’annuncio di Erdogan sul possibile varo, già il prossimo 7 gennaio, della norma sull’invio dei soldati a Tripoli, ecco che l’esecutivo guidato da Al Sarraj, come detto ad inizio articolo, ha fatto il suo passo formale. Così come dichiarato da un funzionario libico su Sky News Arab, il governo di Tripoli ha ufficialmente chiesto l’invio di soldati turchi in Libia. Un passo quindi che permetterà, il 7 gennaio prossimo, di far ufficializzare ad Ankara il disco verde alla missione in Tripolitania.

Il memorandum del 27 novembre

La base ufficiale e formale del processo politico che sta permettendo ad Erdogan di completare il suo piano in Libia, è il memorandum firmato con Al Sarraj lo scorso 27 novembre. Si tratta di un’intesa in cui tra Tripoli ed Ankara vengono valutate alcune discussioni bilaterali che vanno dalla difesa, fino alla questione relativa ai confini marittimi. Su quest’ultimo punto in particolare, si sono concentrate le polemiche da parte di vari paesi dell’area del Mediterraneo orientale. Infatti, Turchia e Libia hanno stabilito dei confini delle rispettive Zee, Zone Economiche Esclusive, che di fatto hanno tagliato fuori dalla rotte commerciali Egitto, Cipro ed Israele, mentre Atene ha denunciato un possibile isolamento della Grecia.

L’invio di truppe turche invece, verrebbe giustificato dal punto del memorandum che prevede la collaborazione militare tra Ankara e Tripoli. Il governo libico in particolare, può richiedere secondo l’intesa l’invio dei soldati turchi in caso di necessità. La guerra contro il generale Khalifa Haftar, che da aprile prova ad entrare a Tripoli con il suo esercito, già nei giorni scorsi è stata valutata dal governo di Al Sarraj come uno stato di pericolo tale da richiedere l’applicazione del memorandum con Ankara.

Contro l’eventualità dell’invio delle truppe turche in Libia si è espressa, sempre nelle scorse ore, la Russia. Dall’Europa sono arrivate nei giorni scorsi voci contrarie al memorandum tra Ankara e Tripoli. Di fatto, le intese tra Erdogan ed Al Sarraj rischiano di rendere il vecchio continente sempre più marginale nel dossier libico.

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