Una notte al cardiopalma quella vissuta dai leader occidentali a Bali durante la pausa tra prima e seconda giornata del G20. A molti europei avrà ricordato quella del 24 febbraio: erano le tre del mattino ora di Roma quando iniziò a circolare allora la notizia dell’attacco russo all’Ucraina, erano le tre a Bali ieri quando è giunta la notizia dell’incidente missilistico al confine tra Ucraina e Polonia.

Joe Biden si è trovato nell’inedito ruolo di paciere in seno alla Nato: dopo che fughe di notizie giunte alla stampa dagli 007 Usa avevano lasciato presagire l’ipotesi che a colpire la Polonia potesse esser stato, per errore, un missile o più ordigni di provenienza russa, la versione ufficiale ha lasciato prima spazio a più dubbi e infine aperto alla possibilità di un danno collaterale causato dalla risposta di contraerea ucraina a una salva delle forze armate di Mosca.

Biden, parlando con i giornalisti a Bali dove oggi si concludono i lavori del G20, ha dichiarato a sua volta di ritenere “improbabile” la prospettiva che i missili siano “partiti dalla Russia”. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sta coordinando le prime inchieste e nel frattempo Washington è parsa mediare tra le parti in causa della Nato. Il Corriere della Sera dà conto dell’irritazione di Washington per l’escalation diplomatica della stessa Polonia, che è andata oltre la comprensibile reazione di dolore e rabbia per una nazione che ha visto due suoi civili morire. Varsavia ha convocato un vero e proprio consiglio di guerra, lanciato accuse alla Russia e alzato l’allerta dell’esercito senza consultarsi preventivamente con l’Alleanza Atlantica.

La concezione della Casa Bianca è che “il blocco occidentale deve contenere Putin, non alimentare l’escalation verso una guerra globale. A meno che non ci sia altra scelta. E certamente non era questo il caso della notte appena trascorsa”, in cui peraltro sembrano essere andate danneggiate le prospettive di trattativa aperte nelle ultime settimane dall’avanzata ucraina a Kherson, dai contatti tra russi e americani, dalle discussioni al G20.

L’inedito summit congiunto Nato-Unione Europea-G7 che è andato in scena emergenzialmente nella notte indonesiana ha visto l’emergere di molte posizioni distinte. Il primo ministro britannico Rishi Sunak e il suo omologo canadese Justin Trudeau hanno parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, hanno sottolineato l’importanza di condurre una strutturata “indagine completa” sulle circostanze dietro i missili caduti in Polonia ieri, e sottolineato che Putin “è direttamente responsabile” di quanto accaduto.

Sostegni diretti alla Polonia sono invece arrivati da Giorgia Meloni, Olaf Scholz e Emmanuel Macron che hanno tenuto ben distinti il piano del cordoglio per Varsavia e quello dell’accusa a una parte o all’altra per la responsabilità. Siamo, con ogni probabilità, alla tragica fatalità. Non abbastanza per alimentare ulteriori tamburi di guerra. Negli Usa la linea del Segretario alla Difesa Lloyd Austin e del comandante della Cia William Burns sta nel frattempo prendendo piede alla Casa Bianca e Biden la sta facendo propria assieme al Segretario di Stato Tony Blinken: “l’Amministrazione ha appena chiesto al Congresso di approvare un pacchetto di aiuti intorno ai 37 miliardi di dollari. Nello stesso tempo, però, la diplomazia americana sta costruendo le condizioni per arrivare a un negoziato con Putin, beninteso senza scavalcare Zelensky” ma evitando ogni provocazione.

Tra G20, G7, Nato, Unione Europea e blocco occidentale Biden si trova a metà del guado. Di fronte a lui i “cacciatori” numero uno della Russia, Regno Unito e Polonia in testa con il Canada nel G7 e molti partner europei (Estonia, Lettonia, Lituania, Romania) a fare da garanti; alle sue spalle partner guardinghi ma fieramente atlantisti come l’Italia e la Grecia e il partito della mediazione francese e tedesco che guadagna respiro. Biden si trova nella difficile situazione di mediare e di dover frenare una stessa escalation che potrebbe, ora come ora, danneggiare la grande strategia Usa.

Incidente rientrato: alla fine anche la Polonia, nella giornata odierna, per bocca del presidente Andrzej Duda ha aperto alla possibilità che sia stato un fatto incidentale la causa di tutto. La lunga notte di Bali ha mostrato come anche un piccolo incidente possa far emergere in Occidente grandi fratture e diversità di approccio. E invita a un approccio più ragionato e emotivo sulla crisi ucraina. In cui, paradossalmente, gli artefici della guerra per procura a Mosca, gli americani, non sono nemmeno i primi falchi e si trovano a dover rincorrere lo zelo anti-russo di molti alleati, potenzialmente causa di nuove fiammate belliche.

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