Nel mar Baltico è iniziata ieri 3 settembre l’esercitazione NatoNorthern Coast” che terminerà il 19 di questo mese. Ad addestrarsi saranno le forze aeronavali di 18 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica che hanno dispiegato più di 40 unità navali e 3000 militari, oltre a un numero non specificato di aerei, elicotteri e droni. Lo scopo dell’esercitazione è di continuare ad addestrare le marine (e non solo) dei Paesi Nato a operare in un contesto internazionale in ogni campo della guerra navale, incrementando al tempo stesso l’interoperabilità tra le diverse forze messe in campo. Il “comando delle operazioni” della 13a  edizione della “Northern Coast” è stato affidato alla Germania, che ha messo a disposizione il contingente più numeroso formato da 7 navi, un sottomarino, un aereo da ricognizione e 1300 militari. L’obiettivo delle forze guidate dall’ammiraglio Stephan Haisch, dal quartier general di Glücksburg nello Schleswing-Holstein, sarà quello di far fronte alla decisione di uno Stato del Baltico di rivendicare la sovranità su una zona di mare, impedendo la libera navigazione e minacciando la sicurezza dell’area compresa tra Kiel, Copenaghen e l’isola di Bornholm.

Le operazioni che saranno svolte

Un’esercitazione che evidenzia nuovamente la volontà della Nato di raggiungere un elevato grado di prontezza operativa in tutte le zone potenzialmente teatro di scontro con la Russia, considerata come una minaccia per l’area a causa sia della politica estera aggressiva sia delle numerose esercitazioni svolte nell’area. Anche per questo motivo la “Northern Coast” prevede missioni di sorveglianza marittima, di difesa aerea e di guerra antisommergibile, alle quali si aggiungeranno operazioni di sminamento e simulazioni di combattimenti navali. Inoltre, sono elevate le possibilità che le unità impegnate nelle operazioni effettueranno anche simulazioni di attacchi cibernetici e di guerra elettronica, così da verificare le capacità difensive dei sistemi di bordo, di quelli di comunicazione e delle infrastrutture di rete. Attività che daranno modo di incrementare la capacità difensiva dell’Alleanza Atlantica e dei Paesi che affacciano sul mar Baltico, dove negli ultimi anni la Nato per pattugliare i cieli e il mare e per assicurare la difesa terrestre del “confine Orientale” ha dispiegato aerei, navi e mezzi terrestri tra Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

La “minaccia” russa nel Baltico

A differenza dell’ultima grande esercitazione svolta nel Baltico lo scorso giugno dalla Nato, in questa occasione non dovrebbe esserci nessuna operazione anfibia e non saranno impiegate portaerei o portaelicotteri. Nonostante questo, la presenza di forze inviate da Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Canada, Germania, Danimarca, Belgio, Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia, Croazia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Svezia e Svizzera è un chiaro segnale della volontà della Nato di mandare un messaggio a Vladimir Putin. In ambito Nato, la preoccupazione per la politica di Mosca verso il Baltico rimane elevatissima, anche perché negli ultimi anni sono aumentati gli avvistamenti di sottomarini nei pressi delle coste di Svezia e Finlandia, ma l’incremento c’è stato anche nel numero degli addestramenti aeronavali russe per simulare attacchi aerei o sbarchi anfibi su diverse isole, tra cui proprio quella di Bornholm perno centrale della “Northern Coast”. Il timore nel quartier generale di Bruxelles è che, in futuro, le esercitazioni russe si tramutino in un’operazione reale. Il principale problema sarebbe che una risposta militare difensiva sarebbe vista da Mosca come un attacco diretto al territorio russo e, questo, potrebbe comportare la minaccia e il ricorso alle armi nucleari. Sfruttando la deterrenza la Russia potrebbe così avanzare “liberamente” verso Occidente.

Un crocevia per la Nato?

Il dispiegamento di navi, aerei e mezzi nella zona del Baltico e le numerose esercitazioni che vengono svolte dalla Nato servono proprio per scongiurare un’aggressione russa, anche perché questa obbligherebbe gli Stati Uniti a decidere se avviare o se causare la fine dell’Alleanza Atlantica. Uno scenario che sconvolgerebbe l’ordine internazionale attuale e modificherebbe profondamente il sistema di sicurezza europeo.

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