In queste ore si moltiplicano gli appelli a favore di una ‘tregua’ in Siria ed in special modo ad Aleppo; presso molti media, la situazione nella seconda città del Paese martoriato dalla guerra oramai da cinque anni abbondanti, viene presentata facendo leva soprattutto sull’emozione del pubblico mostrando immagini di bambini feriti, di palazzi sventrati e di intere famiglie costrette a vagare nelle vie distrutte dai bombardamenti.LEGGI ANCHE: Perché vi hanno fatto vedere OmranDi fronte a tali immagini, viene quasi istintivo chiedere a tutte le parti in causa di cessare nel più breve tempo possibile le ostilità; pur tuttavia, basta seguire il discorso che l’Arcivescovo maronita di Aleppo, Joseph Tobji, ha tenuto presso la commissione esteri del Senato italiano nei giorni scorsi per capire che la realtà raccontata è solo parziale: “Le vostre televisioni – ammonisce in audizione l’Arcivescovo – mostrano macerie e gente con caschi bianchi che vanno in soccorso e loro vengono dipinti come angeli. Ma nessuno dice cosa tenevano in mano negli anni passati questi uomini prima di indossare i caschi bianchi; si fomenta una sola parte, nessuno racconta le sofferenze che si vivono in altre zone di Aleppo e nessuno parla della necessità di liberarsi dai terroristi. Non capisco perché tutti intervengono, anche il consiglio di sicurezza, quando l’esercito riprende in mano la sua città e toglie i terroristi”.Parole che testimoniano in maniera molto forte, specie perché pronunciate da un uomo che vive ad Aleppo e che conosce in prima persona le situazioni dei vari fronti aperti in città, come l’improvvisa attenzione alla questione umanitaria aleppina cela precise volontà politiche volte a far dilungare una guerra sempre più prossima ad un epilogo non voluto da tanti attori internazionali, ossia la permanenza del governo di Assad a Damasco; ancora una volta il termine ‘umanitario’ viene messo sul piatto mediatico per convincere l’opinione pubblica occidentale sulla necessità di interventi concepiti per creare “no fly zone” che, alla prova dei fatti, finiscono per peggiorare la situazione: la storia dimostra come la ‘no fly zone’ voluta in Libia, basata su documenti rilanciati da Al Jazeera (rivelatisi poi falsi) che parlavano di ‘fosse comuni’ ed omicidi di massi compiuti da Gheddafi ad inizio 2011, ha prodotto lo sgretolamento di quello Stato con le conseguenze che oggi ben si conoscono soprattutto in Italia e soprattutto legate alla questione migratoria e della sicurezza; la storia altresì, dimostra che Saddam Hussein non aveva alcuna arma di distruzione di massa e che le ‘no fly zone’ in Iraq istituite dopo la prima guerra del golfo hanno indebolito uno Stato poi fatto fuori del tutto dall’invasione americana del 2003, la quale ha dato il via alla radicalizzazione di diversi settori di quel paese che hanno poi contribuito alla nascita di numerose formazioni terroristiche.LEGGI ANCHE: Chi sono (davvero) gli elmetti bianchiAdesso anche per Aleppo viene invocata una “no fly zone” ed a dirlo è la stessa Hillary Clinton, che oltre ad essere candidata alle prossime presidenziali, è ricordata anche come Segretario di Stato negli anni in cui gli Usa e la Nato hanno premuto per una “no fly zone” umanitaria in Libia; secondo Washington, Russia e Siria sono nazioni i cui eserciti stanno compiendo “crimini contro l’umanità” ad Aleppo e per questo in qualche modo è necessario fermare i bombardamenti, anche a costo di una più che pericolosa e delicata no fly zona sopra la seconda città siriana. ùIn realtà, le disgrazie ad Aleppo iniziano nel 2012, quando le milizie fondamentaliste armate da Arabia Saudita, Qatar, Turchia (alleati degli Usa nella regione) e dagli stessi Stati Uniti in funzione anti Assad, cingono d’assedio questa metropoli cuore economico del Paese e punto di riferimento culturale per parte del mondo arabo. Nessuno nell’estate dell’anno sopra citato grida allo scandalo quando uomini barbuti con armi nuove di zecca assaltano il centro di cura specializzato contro il cancro di Al Kindi, fiore all’occhiello di Aleppo, nessuno si indigna nel 2012 quando verso la frontiera turca iniziano a transitare camion carichi di macchinari appena rubati dalle tante industrie aleppine, le quali risultano essere saccheggiate e ridotte all’improduttività, costringendo molte famiglie siriane a non avere più un lavoro ed una fonte di reddito.LEGGI ANCHE: “Quella in Siria è una guerra contro i cristiani”Come bene fa notare l’arcivescovo di Aleppo, “soltanto adesso” con l’esercito siriano prossimo a riprendere queste aree derubate dai terroristi la fantomatica comunità internazionale alza la voce e si appella al senso di “umanità” della sua distratta opinione pubblica; se davvero si vuole riportare la pace in Siria, è bene in primo luogo ricordare che in quel Paese il confronto avviene tra un esercito regolare ed un gruppo di terroristi, gli stessi che tornando in Europa hanno compiuto le stragi di Parigi e di Bruxelles, gli stessi che in Germania hanno pianificato attacchi sventati pochi giorni fa dalla Polizia. In secondo luogo, quindi, è bene specificare che i bombardamenti russo-siriani su Aleppo sono la conseguenza di un assedio per mano terrorista iniziato nel 2012, che adesso deve essere tolto ad ogni costo se si vuole riportare la stabilità e la normalità sia nella seconda città siriana che nel resto del paese; il governo di Assad, nei giorni scorsi ed ovviamente nel silenzio più totale, ha stabilito una minore intensità dei raid aerei per permettere alle famiglie intrappolate nei quartieri occupati dai gruppi fondamentalisti di raggiungere le aree governative e poter ricevere gli aiuti. Nessuno evidenzia, in tal senso, come diverse fazioni salafite sparano su chi prova a lasciare i quartieri aleppini fuori dal controllo di Damasco e come tali gruppi sfruttino la presenza di civili per sperare proprio nella fine dei bombardamenti e nella possibilità di potersi riorganizzare.cristiani_sotto_tiroChi invoca la no fly zone, quindi, fa un assist ai terroristi; chi sfrutta le immagini di devastazione per chiedere la fine dei raid aerei, in buona od in mala fede sta dalla parte dei salafiti che sparano sui civili che provano a mettersi in salvo. Aleppo e la Siria nella sua interezza devono tornare a vivere in condizioni normali e, per farlo, devono ridurre le possibilità offensive di chi le armi in questi anni le ha usate per decapitare civili ed uccidere in nome dell’estremismo islamico; se davvero serve in Siria una no fly zone, essa andrebbe pensata unicamente in quelle zone del paese dove operano aerei occidentali che, “per sbaglio”, bombardano postazioni dell’esercito siriano mentre è impegnato nella lotta contro l’Isis, come accaduto a Deir Ezzour poche settimane fa. Ad Aleppo, chi lancia i raid lo fa con l’unico scopo di cacciare dalla città quei terroristi ‘dipinti come angeli’ a cui, presso il Senato della nostra repubblica, fa riferimento l’Arcivescovo Tobji.

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