Istituire un’unità speciale per difendere con le unghie e con i denti la propria sovranità. Il Giappone è stanco delle intrusioni straniere in quelli che considera propri spazi: centimetri di terra situati entro i confini nazionali, isole e isolotti contesi con la Cina. Per invertire una tendenza pericolosa, Tokyo ha deciso di ricorrere alle maniere forti, allestendo una compagine specializzata: un gruppo di polizia dotata di armi automatiche. Lo ha reso noto Nhk, l’emittente pubblica del paese, che ha sottolineato come il Giappone intenda rafforzare la difesa del Mar Cinese Orientale. L’unita di polizia si stabilirà a Okinawa, a circa 420 chilometri di distanza a est dalle isole Senkaku.

Tokyo istituisce una polizia speciale

Le isole Senkaku sono uno dei tre nodi territoriali con cui il Giappone deve fare i conti. Le Senkaku vengono così definite dai giapponesi, mentre per i cinesi, che ne rivendicano la sovranità, si chiamano Diaoyu. In realtà queste isolette non hanno alcuna importanza identitaria per i due paesi, interessati semmai ad appropriarsi degli enormi vantaggi economici derivanti dalle ricchezze nascoste nel sottosuolo (gas e olio), dalla pesca offerta dalle acque circostanti e dal controllo di un’importante rotta marittima e commerciale. Data l’importanza della posta in gioco, il Giappone impiegherà membri altamente addestrati ed equipaggiati con mitragliatrici, pronti a rispondere a eventuale fuoco nemico. Le isole sono già pattugliate dall’esercito e dalla guardia costiera battente bandiera nipponica, ma Tokyo ha spinto per fare un passo in più. La nuova unità di polizia aiuterà le altre forze in campo a difendere i territori dalle minacce esterne. C’è un indizio che conferma l’indiscrezione di Nhk: l’agenzia di polizia giapponese ha chiesto 159 funzionari aggiuntivi per Okinawa e Fukuoka, zone vitali per la difesa dei territori contesi.

I territori contesi dal Giappone

Oltre alle isole Senkaku, contese con la Cina, il Giappone ha altre due dispute attive in cui è però Tokyo a richiedere il controllo dei territori. La seconda riguarda le cosiddette rocce di Liancourt, denominate Dokdo dai coreani e Takeshima dai giapponesi. Si tratta di un piccolo gruppo di scogli che affiorano nel Mar del Giappone e, anche se ufficialmente fanno parte del Gyeongsang Settentrionale, sono considerate dal Giappone una sorta di estensione di Okinoshima. Ci sono infine da considerare le isole Curili. L’arcipelago composto da 56 isole si trova tra l’Hokkaido e la penisola russa della Kamcatka. Il Giappone rivendica quattro isole meridionali che Tokyo chiama “i territori settentrionali”.

Le intrusioni cinesi

La notizia della contromossa giapponese per rinforzare il controllo dei propri territori contesi arriva a poche ore di distanza dall’ennesima intrusione cinese in acque territoriali di Tokyo. Un vascello per la ricerca marittima battente bandiera di Pechino è infatti entrato per due volte nella zona economica esclusiva del Giappone, non distante dall’atollo contestato delle isole Senkaku, senza fornire alcun preavviso alle autorità nipponiche. La Cina non è nuova a intrusioni del genere: dal 2010 ha spesso inviato proprie imbarcazioni nelle acque giapponesi, anche se da pochi mesi a questa parte le attività di disturbo sono incrementate. Dall’inizio del 2019, quella appena descritta, è la quarta intrusione cinese denunciata dal Giappone. L’ultima è avvenuta lo scorso 25 luglio, quando una nave della Guardia costiera giapponese ha intercettato un’imbarcazione cinese a 120 chilometri dalle isole Danjo, non distanti da Nagasaki. Basta una scintilla per incendiare l’Estremo Oriente.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.