Da qualche giorno, nella guerra in Ucraina la Russia ha dato l’impressione di aver cambiato strategia. Se nelle ultime settimane, infatti, i combattimenti, gli scontri e i bombardamenti erano localizzati in aree ben precise (prima Mariupol, poi Severodonetsk), adesso la linea del fronte sembra coincidere con l’intero territorio ucraino.

Dovessimo individuare sul calendario il giorno esatto della svolta, potremmo cerchiare con il rosso lo scorso 26 giugno, quando, all’alba, 14 missili da crociera russi, alcuni dei quali intercettati dai sistemi di difesa anti aereo ucraini, sono piovuti su Kiev. Mai, dall’inizio delle ostilità, la capitale del Paese era stata presa di mira con una simile intensità, neppure nel momento di sua massima pressione.

Perché colpirla adesso? Il 26 giugno non era una giornata casuale, visto che proprio in quel pomeriggio avrebbe dovuto prendere il via il G7 in programma al Castello di Elmau, in Germania, dove il blocco occidentale era chiamato a discutere delle misure da intraprendere per arginare il Cremlino. Ma, a ben vedere, l’escalation militare stava già covando sotto la cenere da tempo.



Botta e risposta

Riavvolgiamo il nastro della guerra. Una volta conquistata Mariupol, l’esercito russo ha concentrato la propria attenzione sul Donbass, con la chiara intenzione di prendere il possesso degli oblast di Lugansk e Donetsk. La città di Severodonetsk è quindi diventata il successivo teatro di feroci battaglie, andate avanti per decine e decine di giorni. In questo lasso di tempo, che va da metà maggio alla seconda metà di giugno, tutti gli sforzi di Mosca, tranne in sporadici casi, erano concentrati su obiettivi connessi ai vari epicentri del conflitto.

Il 28 aprile Vladimir Putin ha lanciato missili su Kiev in concomitanza della visita del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nella capitale. Da quel momento in poi, la città più importante dell’Ucraina è uscita dai radar russi. Una prima, pericolosa inversione di tendenza è arrivata il 5 giugno, con i razzi dei Tupolev russi finiti sui palazzi della periferia di Kiev. La spiegazione di Mosca: sono stati colpiti hangar contenenti armi e armamenti forniti agli ucraini dall’Occidente e dai suoi alleati.

In quelle stesse settimane gli Stati Uniti avevano deciso di spedire agli uomini di Volodymyr Zelensky i temibili lanciarazzi Himars capaci di lanciare razzi con una gittata di circa 80 chilometri, e altri rifornimenti vari. Arriviamo così all’immediato presente; durante il G7 tedesco Washington ha annunciato di spedire in direzione Kiev il sistema missilistico anti aereo norvegese Nasam. Ripercorrendo a ritroso l’evolversi della situazione è impossibile non notare un evidente “botta e risposta” tra le azioni del blocco occidentale – da una semplice visita all’invio di nuove armi, passando per il G7 – e le risposte di Mosca.

A cosa punta Mosca

C’è da capire tuttavia a che cosa intende puntare Mosca. Il Cremlino vuole soltanto rispondere – colpo su colpo e a scopo “dimostrativo” – alle azioni dell’Occidente, oppure ci troviamo di fronte all’antipasto di una nuova e improvvisa escalation della guerra.

L’ultimo raid russo sul centro commerciale di Kremenchuk, nell’Ucraina centrale, lascia perplessi. Se l’obiettivo russo era quello di compromettere l’apparato logistico che, ormai da mesi, consente di far affluire le armi occidentali sul territorio ucraino, perché radere al suolo un mall?

Il Ministero della Difesa russo ha negato la versione fornita da Kiev, quella appena esplicata. Il Ministero, al contrario, ha affermato invece che un “missile di precisione” ha colpito un deposito in cui erano stoccate armi inviate dagli Usa e dall’Europa provocando un incendio che poi si è propagato al vicino centro commerciale, che ieri “era chiuso”. Il timore dell’Ucraina è che Mosca possa non accontentarsi del solo Donbass. E che i recenti raid non siano soltanto risposte a quelle che il Cremlino chiama “provocazioni” occidentali.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.