L’innovazione tecnologica di frontiera è destinata a produrre cambiamenti di ampia portata nei rapporti di forza globali nei decenni a venire. Le nuove reti telefoniche 5G, tecnologie rivoluzionarie come la Blockchain, le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale sono temi sempre più alla ribalta nel discorso politico e mediatico.

Attenzione, bisogna dire, più che meritata. Nel 2017 l’Economist ha definito i dati “il petrolio del XXI secolo”, mentre il presidente russo Vladimir Putin si è spinto, con notevole enfasi retorica, a dichiarare che la nazione che saprà padroneggiare al meglio l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a “dominare il mondo”.

Certamente siamo nel pieno di una fase di transizione della tecnologia e dei suoi utilizzi che si dispiega a velocità notevole. Allo sviluppo sempre crescente di strutture di comunicazione oramai consolidate come le reti informatiche per la telefonia mobile si aggiungono centri di sviluppo sempre più avveniristici come la computazione quantistica, che sfruttando la proprietà d’onda della meccanica quantistica può portare a un sistema computazionale basato su funzioni quantistiche e non più su una serie ininterrotta di 0 e 1, espandendo le potenzialità di calcolo dei device.

“Una disponibilità di dati e di velocità di calcolo, quindi, che permette operazioni prima inimmaginabili: l’analisi del cambiamento climatico continentale, i cicli economici mondiali delle materie prime, il numero e le costanti fisiche delle galassie nello spazio. In futuro, poi, avremo la convergenza tra IA e la Internet of Things, che renderà autonoma sia la costruzione dei veicoli che la loro guida. Un’altra integrazione, a breve termine, avverrà tra la tecnologia Blockchain e l’Intelligenza Artificiale”, fa notare Giancarlo Elia Valori su Formiche. Valori ha ben conscio l’apparato politico-militare che nelle principali potenze attente allo sviluppo tecnologico e all’investimento nel suo decollo giocherà, in futuro, un ruolo determinante: l’intelligence.

Già divenuta, come sottolineato da Aldo Giannuli nel suo Come i servizi segreti hanno cambiato il mondo, il centro determinante per la costruzione e l’elaborazione strategica nell’attuale contesto globale, l’intelligence potrebbe compiere un altro salto di qualità sfruttando appieno le sinergie consentite dalle nuove tecnologie. Amplificando la risonanza di una partita globale che oggigiorno coinvolge, principalmente, le due superpotenze per eccellenza: Stati Uniti e Cina.

La dottrina elaborata due decenni fa in “Guerra senza limiti” dai due militari cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsu trova oggi elaborazione compiuta nella grande strategia cinese, basata sulla rincorsa serrata agli Stati Uniti nei settori in cui la Repubblica Popolare può fare la differenza per colmare il gap strategico che la separa dall’egemone. E in questa rincorsa il focus sulle tecnologie di frontiera è fondamentale. La Cina di Xi Jinping ha messo in programma investimenti per 150 miliardi di dollari in intelligenza artificiale a fini civili e militari e, prosegue Valori, “nell’ottobre 2018, Xi ha presieduto un Politburo spcifico sulla AI.Quindi, autoreferenzialità strategica, scientifica e tecnologica e, insieme, il raggiungimento dell’egemonia mondiale. Un elemento strategico importante, nella dottrina cinese della AI, è la necessità, posta da alcuni dirigenti fin dal 2018, di “evitare la minaccia globale della AI” e, quindi, di impostare sul piano multilaterale alcuni controlli globali, come è accaduto per l’arma nucleare e quelle chimiche. Un recente documento elaborato dalla China Academy for Information and Communication Technologyparla già, apertamente, di norme internazionali che possano porre sotto controllo la AI”.

Dal canto loro, gli Stati Uniti si trovano in una posizione abbastanza scomoda, costretti come sono a non poter impedire l’ascesa cinese se non nel pur fondamentale settore delle telecomunicazioni (vedasi il recente caso Huawei) ma frenati nella partita globale dell’Ai dalla differenza tra il loro modello, incentrato sul capitalismo privato, e quello centralistico e dirigista di Pechino. Inoltre, gli Stati Uniti presentano una maggiore quantità di dati in gestione da dover difendere: fattore che ne evidenzia sia l’attuale status di supremazia che la vulnerabilità di fronte alle infiltrazioni da parte di Pechino. Dalle forze armate statunitensi sparse per il mondo alla finanza concentrata attorno al ruolo del dollaro, i settori interessati dal traffico dati “vegliato” da Washington sono notevoli, e questo aumenta il perimetro d’azione di intelligence di cui Pentagono e Casa Bianca devono tenere conto.

Pochi attori sembrano potersi inserire in questa competizione di rilevanza globale: la Russia e Israelepossono far sentire la loro voce nel campo dello sviluppo di un autonomo sistema di cybersecurity (la prima) o nello sviluppo delle start-up tecnologiche (il secondo) senza alcuna pretesa di un’azione globale. Siamo all’interno di una partita tra giganti e superpotenze geopolitiche. In cui spicca per assenza l’Europa, che non ha nessuno dei suoi Paesi ai vertici di una corsa cruciale per gli equilibri dei decenni a venire. Negli scenari decisivi, è una costante, l’Europa latita. E questa è un eventualità a cui ci siamo dovuti abituare da tempo.

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