La consapevolezza situazionale della Nato è pienamente operativa sul fronte Est dell’Europa, grazie soprattutto alle recenti rivoluzioni nel campo della logistica che si sono rivelate fondamentali nello scenario dello “strategy warfare”. Le più importanti dialettiche editoriali di settore, infatti, rendono noto che ora i caccia, gli aerei da trasporto e quelli da rifornimento aria-aria, nonché le piattaforme di allarme e controllo aviotrasportato, sembrano essere ormai pronte ad affrontare qualsiasi aggressione e minaccia proveniente dall’Oriente.

Cosa accade nei cieli Nato ad Est?

In questi giorni, infatti, le risorse aperte stanno rilasciando particolari informative sulle straordinarie capacità della flotta aerea inglese. Nello specifico, i fari si sono accesi su alcune meraviglie tecnologiche conosciute come le “petroliere del cielo”, le quali, sono attualmente in servizio di pattugliamento sul fianco orientale europeo.

Questo super armamento è in forza a Sua Maestà e detiene il comando e coordinamento dell’Allied-Command della Nato. Le sue regole d’ingaggio sono destinate ad “operazioni speciali di vigilanza rafforzata” ed il suo nome è conosciuto come Voyager.

Sono a tutti gli effetti petroliere volanti e dotate di straordinarie capacità per il rifornimento aereo di velivoli civili e militari, oltre ad essere armate con una moltitudine di tecnologie dedicate al monitoraggio situazionale delle manovre nemiche. Il Regno Unito, secondo rumors del suo ministero della Difesa, starebbe impiegando queste macchine soprattutto sulla Polonia e nei territori baltici. Inoltre, proprio grazie alle particolari capacità espressive di tale armamento, sembrerebbe che Londra stia commentando con un certo entusiasmo sullo speciale supporto strategico di questi mezzi. Infatti, ultimamente, le dialettiche si sono vivacemente argomentate proprio perché queste navi volanti sarebbero riuscite a rifornire di carburante i-Typhoon della Royal-Air-Force, in maniera totalmente “continuativa“.

A conferma di ciò, l’aeronautica britannica fa sapere che, grazie ai Voyager, l’Alleanza Atlantica è riuscita ad essere impiegata in servizio di pattugliamento, addirittura 24 ore su 24. Inoltre, comunica con soddisfazione che attualmente potrà essere in grado di sorvegliare tutti quei territori ritenuti obbiettivi di altre eventuali  “operazioni speciali”.

Come funziona?

La Raf ci racconta che la flotta Voyager è l’unica “nave cisterna” di rifornimento aria-aria di Sua Maestà ed agisce in maniera simultanea anche come “trasporto aero-strategico”. La sua nascita avviene grazie ad un contratto con il consorzio AirTanker che ha una durata di 27 anni.

Quest’ultimo prevede la creazione di due tipologie di flotte, ovvero una “principalecomposta da 8 aerei a destinazione militare ed un solo aereo per scopi civili. Mentre l’altra “flotta d’emergenza” si compone di 5 velivoli ad uso commerciale, ma modificabili per scopi militari. Il Voyager, anche detto A330 MRTT, risulta essere operativo dal 2012, sebbene l’Airbus Industry lanciò il progetto per un prototipo combinato del velivolo A340 con l’A330 già nel lontano 1987. La General Electric fu la fortunata ad inaugurare il suo primo volo, mentre fonti riportano che nel 1994 invece, fu Rolls-Royce a fornire tutta la meccanica.

Questi gioielli sono muniti di dotazioni sistemiche fly-by-wire che consentono ai velivoli un’interazione istantanea. La loro versatilità alla conversione militare ha reso questo armamento un aereo cisterna multiruolo che ha consentito il suo debutto con l’aeronautica inglese nel 1995. Gli A330, attualmente operativi nel Baltico, sono in servizio come Voyager KC MK2 e sono muniti di 2 pod underwing per il rifornimento dei caccia. I modelli dotati invece di un enorme tubo posto nella zona centrale della fusoliera, appartengono al modello KC MK 3 e sono destinati solo al rifornimento degli aerei di grande stazza. Il funzionamento si articola mediante la distribuzione di carburante che in sostanza viene prelevato dai serbatoi posti nelle ali, oppure proprio sotto la fusoliera dell’aereo.

L’appellativo di “petroliera dei cieli” non è a caso: la Royal Air Force ci spiega testualmente che il soprannome dato a queste macchine viene proprio dalla capacità di poter operare su una “linea di traino”, nella quale l’aereo rimane in attesa dei cosiddetti “ricevitori”. Le operazioni per rifornire i jet nell’Europa dell’Est, invece, prevedrebbero una sola “scia” di volo, che, nel caso di specie, è stata minuziosamente pianificata proprio per soddisfare dinamiche operative basate su lunghe distanze ed a velocità molto elevate.

Questo, in pratica, è stato il rivoluzionario successo che ha consentito al capo di stato maggiore del Comando Aereo Alleato Gen Lebert di potere affermare che “l’attuale rafforzamento aereo”, ora è in grado di proteggere la Nato da qualsiasi aggressione.

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