Guerra /

La Lituania ha vietato alla Russia di effettuare il transito, attraverso le proprie ferrovie, di carbone, metalli, elettronica e altri beni soggetti a sanzioni da parte dell’Unione europea diretti all’exclave di Kaliningrad, andando così a colpire circa la metà delle importazioni della provincia russa, stretta tra Lituania e Polonia, che si affaccia sul Mar Baltico.

Chiariamo subito che non si tratta di un vero e proprio blocco totale: la maggior parte dei beni primari, così come le persone, possono continuare ad attraversare la Lituania provenendo dalla Russia. Come anticipato si tratta dell’inizio del regime sanzionatorio Ue, diventato effettivo il 17 giugno, e che vedrà, a dicembre, anche la sospensione del transito di petrolio.

Un provvedimento risaputo, ma che ha scatenato la durissima reazione del Cremlino che attraverso il portavoce della presidenza, Dmitry Peskov, ha affermato che si tratta di una situazione “più che seria” e di una decisione “davvero senza precedenti. È una violazione di tutto”. Il ministero degli Esteri russo ha rincarato la dose chiedendo a Vilnius di invertire immediatamente quella che ha definito una mossa “apertamente ostile”.

La situazione è potenzialmente esplosiva: la Lituania, come altri Paesi dell’Europa Orientale un tempo soggetti alla dominazione sovietica, ha dimostrato particolare solerzia e intransigenza nell’attuare il regime sanzionatorio verso la Russia: la linea dura di Vilnius nei confronti del Cremlino va oltre gli standard dell’Ue, in quanto ha posto fine unilateralmente alle sue importazioni di gas e petrolio russi e ha vietato ai cittadini russi e bielorussi di detenere partecipazioni in società ritenute fondamentali per la propria sicurezza nazionale. Le aziende dell’exclave si erano infatti già lamentate del fatto che stavano lottando per reperire forniture adeguate a causa della “guerra economica” condotta dall’Occidente contro la Russia.

Sino ad ora, però, i beni di sussistenza primari continuano ad affluire, pertanto i timori che serpeggiano tra la popolazione russa locale, riguardanti possibili carenze di cibo, restano infondati, anche perché esiste sempre la possibilità di rifornire l’exclave via mare partendo da San Pietroburgo. Proprio questa sarà la soluzione per la quale opterà il Cremlino nel tentativo di aggirare il provvedimento dell’Ue, ma sicuramente avrà ripercussioni sui costi finali dei beni interessati dal blocco.

Kaliningrad può essere considerata come una sorta di enorme base militare: oltre a essere sede della Flotta del Baltico di Mosca, nell’oblast sono presenti diverse installazioni militari che ne fanno un vero e proprio presidio. In particolare a Kaliningrad ci sono diversi assetti che ne fanno una bolla Anti Access / Area Denial che ha la potenzialità di colpire molto in profondità in territorio lituano o polacco: nell’exclave sono presenti, infatti, sistemi balistici a corto raggio Iskander-M oltre a tutta una serie di vettori da crociera, lanciabili da velivoli, che si affiancano a quelli delle unità navali di stanza a Baltiysk.

Proprio per questo, e in considerazione del blocco e della chiusura degli spazi aerei intorno all’oblast che obbligano i velivoli russi a volare in uno stretto corridoio sul Baltico, c’è chi ritiene, tra gli ambienti militari occidentali, che Mosca possa decidere di aprire con la forza un passaggio terrestre che colleghi la Bielorussia a Kaliningrad attraverso quello che si chiama Suwalski gap.

Questa opzione, per la Russia, significherebbe iniziare un conflitto diretto con la Nato in un momento in cui le sue forze convenzionali sono impegnate principalmente nella guerra in Ucraina, quindi a nostro giudizio è una possibilità molto remota – se non addirittura inverosimile – ma negli arsenali del Cremlino ci sono decine di migliaia di mezzi corazzati che possono venire mobilitati in un tempo che va dalle poche settimane ai sei mesi (a seconda del livello di approntamento).

Il problema però è rappresentato (anche) dall’elemento umano: la riforma delle forze armate “New Look Army” voluta dall’ex ministro della Difesa Anatoly Serdyukov (volta a una razionalizzazione e professionalizzazione dello strumento militare), è stata abortita dal suo successore, Sergei Shoigu, e ora l’esercito russo si trova ancora ad avere unità composte da un elevato numero di coscritti quindi con un livello addestrativo nettamente inferiore rispetto ai loro colleghi professionisti.

Secondariamente, il numero di mezzi moderni a disposizione di Mosca è scarso, e in un conflitto con la Nato il divario tecnologico sarebbe nettamente a favore dell’Alleanza, ma bisogna considerare che questi si esaurirebbero rapidamente nei primi giorni della guerra, quindi l’arsenale russo composto da mezzi obsoleti avrebbe un peso decisivo, rappresentando una massa d’urto di forte impatto, sempre che sia garantito un ragionevole livello di efficienza e prontezza al combattimento.

La soluzione più facile per eliminare la resistenza occidentale sarebbe quella di ricorrere al nucleare tattico: la Russia si stima che abbia circa 1900 di questi ordigni che vengono utilizzati sul campo di battaglia essendo di potenza mediamente inferiore (ma non sempre) rispetto a quelli strategici. La dottrina russa prevede anche il ricorso a questa opzione in caso che non si riesca a risolvere un conflitto a condizioni favorevoli per la Russia, quindi in una guerra con la Nato è possibile che accada.

Il rischio escalation, per la questione Kaliningrad, è dietro l’angolo: la stessa decisione di posporre a dicembre l’embargo sul petrolio – oltre a favorire la stessa Europa – è anche un escamotage per prendere tempo ed evitare che il conflitto in Ucraina degeneri ulteriormente espandendosi. Inoltre non bisogna cadere nel tranello di considerare l’ambito politico, in queste situazioni eccezionali, come guidato esclusivamente dal realismo: esiste sempre un fattore emotivo, legato a un sentimento di minaccia/paura che nasce e si espande non solo nella popolazione ma anche nella classe dirigente, quindi occorre sfruttare al massimo la diplomazia per evitare l’inconcepibile. In questo particolare frangente è fondamentale che il Cremlino non si senta messo all’angolo e quindi vedersi costretto a difendere un territorio fondamentale della Federazione Russa, pertanto occorrerebbe dare un segnale chiaro che le sanzioni non strangoleranno l’exclave, assicurando che i beni di sussistenza primari continueranno a fluire liberamente.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.