Più indizi fanno una prova. E di indizi che portano a pensare che nei territori occupati del sud dell’Ucraina ci sia in atto una resistenza ce ne sono stati parecchi di recente. Sabotaggi, attentati, autobombe, da Kherson a Melitopol nelle ultime settimane sono stati diversi gli episodi in cui è diventata palese l’azione di gruppo pro Kiev in zone occupate dalle truppe di Mosca già da marzo. Un problema in più per il Cremlino. Il quale non solo deve ancora completare la conquista di tutti i territori del Donbass ma, al tempo stesso, deve spendere risorse e soldi per mantenere il controllo delle aree già prese in possesso.

Gli ultimi episodi che rivelano l’esistenza di una resistenza attiva

A Melitopol, così come a Berdyansk, spesso nelle ultime settimane è stata segnalata la presenza di volantini in cui la popolazione viene incitata a combattere. “Qui siamo in Ucraina”, è il senso di molti dei manifesti trovati affissi nelle cittadine occupate. Altre volte i manifesti sono rivolti direttamente ai soldati russi: “Dormite bene la notte?”, c’è scritto in uno diffuso via Telegram e fotografato a Melitopol. Il riferimento è al fatto che proprio su Telegram a volte vengono diffusi indirizzi e località dove dormono i soldati russi o dove addirittura vanno a mangiare. Come accaduto a Kherson, in cui due soldati sono rimasti uccisi il 20 giugno scorso a causa dell’imboscata tenuta da alcuni ucraini che avevano saputo con anticipo dove un gruppo di soldati era andato a pranzare. Episodi quindi che tengono con il fiato sospeso le truppe arrivate qui a marzo.

Ma oltre a volantini e manifestazioni, di recente la resistenza ucraina si è fatta sentire anche in modo più pesante. Sempre a Kherson, sono diversi gli attentati che hanno coinvolto membri dell’amministrazione filorussa. Una giunta cioè nominata da Mosca la quale, secondo Kiev, avrebbe il compito di traghettare la regione verso un referendum per l’annessione alla Russia. Intanto già dal primo maggio qui si paga in Rubli, mentre la connessione è stata agganciata alla linea della federazione russa e anche i numeri di telefono hanno oramai il prefisso russo. Ma ora i nuovi capi regionali hanno paura anche a raggiungere gli uffici dell’amministrazione. Il 18 giugno un ordigno, nascosto dietro un albero, è esploso al passaggio dell’auto di Yevhen Sobolev, direttore di un penitenziario e giudicato vicino ai russi. Stessa sorte è toccata, il 22 giugno, a Yuriy Turulev, sindaco filorusso di Chornobaivka, località vicino Kherson. Così come a Dmitry Savluchenko, saltato in aria con la sua auto nel centro di Kherson.

Le bombe a giugno sono esplose anche da altre parti nel sud dell’Ucraina. Come a Melitopol, davanti l’ingresso della sede dell’amministrazione, il 12 giugno. O come a Enerhodar, nell’oblast di Zaporizhzhia e sede della più grande centrale nucleare d’Europa, dove un ordigno ha devastato l’ufficio del sindaco filorusso nominato dal Cremlino.

Come si muove la resistenza ucraina

Assodato quindi che nei territori occupati ci sono più cellule attive di gruppi filo Kiev, resta da chiedersi in che modo i membri sono organizzati e come sono riusciti al momento ad organizzare più azioni nonostante il capillare controllo militare da parte russa. Matteo Pugliese su IlDomani ha spiegato come funziona la rete filoucraina nelle zone in mano a Mosca. Esiste in primis un “Centro nazionale di resistenza” e il 7 marzo scorso è stato inaugurato anche il sito web dove vengono fornite direttive e dove si svolge un coordinamento virtuale tra le varie cellule attive. Sono tre i gruppi che agiscono sotto le insegne del comitato nazionale di resistenza. Il primo gruppo è composto da civili che attuano azioni in autonomia. Non solo ordigni rudimentali o imboscate, ma anche operazioni di sabotaggio militare e civile. Ci sono infatti imprenditori, ex poliziotti, attivisti che passano informazioni a Kiev, aiutano logisticamente altri membri del comitato o riempiono le città occupate di volantini.

Il secondo gruppo si aggancia invece ai servizi segreti ucraini dell’Sbu (erede locale del Kgb sovietico) e alle forze speciali connesse al Gur, l’intelligence militare guidata dal generale Kyrylo Budanov. Infine il terzo gruppo è formato da militari ucraini rimasti nelle retrovie dopo la ritirata delle forze di Kiev. Il coordinamento tra questi tre gruppi sta garantendo al momento diverse azioni di disturbo ai russi. Azioni in grado di creare grattacapi al Cremlino e ritardare il raggiungimento dei propri obiettivi. Forse, nel lungo termine, l’obiettivo è quello di arrivare a un vero e proprio scenario iracheno. Un contesto cioè dove l’avanzata militare nemica è mitigata dalle azioni della guerriglia e dai gruppi di resistenza attivi sul territorio. Il tutto nella speranza, dal punto di vista di Kiev, che la stessa guerriglia arrivi lì dove non sta riuscendo la difesa territoriale: riprendere cioè in mano il territorio.

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