È difficile capire quali sono i piani di Vladimir Putin in Ucraina. Non sappiamo, ad esempio, qual è il reale stato dell’esercito russo impegnato al fronte: gli uomini del Cremlino sono in difficoltà, falcidiati da perdite eccellenti e incartati da problemi logistici piuttosto grossolani, oppure l’apperente stallo, ben diverso dall’ardua marcia iniziale, rientra in un piano di logoramento deciso a tavolino? E ancora: l’operazione speciale decisa da Mosca doveva davvero essere una guerra lampo, da iniziare e terminare in massimo una decina di giorni, o tutto sta procedendo secondo i piani, come ha recentemente confermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov?

Impossibile avere un quadro completo della situazione data la propaganda incrociata che oscura lo svolgimento del conflitto ucraino. Da una parte, infatti, l’apparato comunicativo di Kiev scuote l’opinione pubblica sparando cifre e dati, quasi in tempo reale, che evidenzierebbero la disfatta avversaria, tra soldati uccisi e mezzi distrutti. Dall’altra troviamo la narrazione di Mosca, che tiene testa non solo negando i numeri ucraini ma rilanciando ipotesi di oscuri laboratori dislocati in Ucraina e nazisti infiltrati nel sistema politico ucraino.



La riunione segreta in Italia

In mezzo a questo mare di incognite, Stati Uniti ed Europa hanno il compito di monitorare le mosse di Vladimir Putin e prevenire le prossime prima che sia troppo tardi. Non a caso, secondo quanto riportato da Repubblica, lo scorso 24 marzo a Roma è andato in scena un vertice segreto tra le intelligence occidentali. Proprio mentre a Bruxelles era in corso il vertice Nato, nella sede dell’Aise, il servizio di intelligence estera, erano riuniti attorno ad un tavolo il direttore della Cia, William Burns, il direttore dell’Aise, il generale Giovanni Caravelli, oltre ai vertici dei servizi di sicurezza esterni inglese, tedesco e francese.

A quanto pare, sarebbe stato Burns a scegliere la sede italiana, e questo conferemerebbe la strategicità dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica, con buona bace degli inglesi che avrebbero storto il naso. Ricordiamo che lo scorso 14 marzo l’Italia era stata teatro di un altro importante evento chiave: l’incontro tra il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, e l’omologo cinese Yang Jiechi. Tornando al presente, che cosa è successo a Roma? Le intelligence presenti hanno confrontato le loro informazioni, fatto il punto della situazione e ipotizzato ciò che potrebbe accadere nel breve e medio termine.

Le stime dell’intelligence

Il quadro tratteggiato dagli 007 occidentali potrebbe essere riassunto in questi termini. L’esercito russo potrebbe avere ancora dalle tre alle quattro settimane di autonomia per poter agire in territorio ucraino. Mosca, non a caso, avrebbe già cambiato piano d’azione rispetto alla presunta guerra lampo iniziale. Si parla di una possibile conquista del Donbass, inclusa la martoriata Mariupol, la cui caduta è attesa entro le prossime 72 ore.

Secondo tale lettura, il Cremlino avrebbe altresì abbandonato l’idea di conquistare Kiev e il resto dell’Ucraina, per concentrare tutte le ultime forze rimaste nel sud del Paese. Il prossimo bersaglio potrebbe quindi essere Odessa. Calendario alla mano, la Russia ha tempo fino al prossimo 9 maggio, giorno in cui la Federazione Russa celebra la vittoria sulla Germania nazista, avvenuta al termine della Seconda Guerra Mondiale. In quella data Putin potrebbe rivendicare le conquiste effettuate nell’Ucraina meridionale.

“Stanno perdendo”, mormorano a bassa voce le intelligence occidentali. Le quali sono convinte che il capo del Cremlino proverà a spacciare la presa delle aree meridionali del Paese come una vittoria su tutta la linea. “Ma in realtà tutto questo segna il trionfo della resistenza ucraina“, ribadiscono gli 007.

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