La Cina avrebbe espresso la volontà di fornire assistenza militare alla Russia in Ucraina. È questo l’avvertimento lanciato dagli Stati Uniti agli alleati, secondo quanto dichiarato al Financial Times da alcuni funzionari statunitensi. Lo dimostrerebbe l’analisi dei contenuti di cablogrammi diplomatici inviati dal Dipartimento di Stato Usa ai partner europei e asiatici.

Nei documenti non è stato precisato se Pechino ha già iniziato a supportare Mosca o se ha semplicemente promesso il suo aiuto per un futuro imminente. Non è stato esplicato neppure fino a che punto potrebbe arrivare il sostegno cinese.

Le fonti utilizzate dal quotidiano anglosassone hanno inoltre rivelato un altro particolare, ovvero che la Russia avrebbe presentato la sua richiesta di assistenza dopo l’inizio della sua operazione militare in terra ucraina, avviata lo scorso 24 febbraio. Fatto sta che, l’offerta russa e l’eventuale risposta del Dragone hanno fatto risuonare più di un campanello d’allarme tra i corridoi della Casa Bianca.

Disinformazione o realtà?

Nelle ultime ore, incalzati su questa vicenda spinosa, i funzionari cinesi avevano respinto ogni accusa, bollando tali ipotesi come disinformazione. Il portavoce dell’ambasciata della Cina negli Stati Uniti, Liu Pengyu, aveva affermato di non aver “mai sentito” della richiesta di Mosca e che la Repubblica Popolare Cinese “incoraggia e supporta tutti gli sforzi che possano condurre a una soluzione pacifica della crisi”.

Gli ha fatto eco, poco dopo, da Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, il quale ha spiegato che si tratterebbe di “disinformazione” con “intenti scellerati”. “Qualsiasi informazione falsa che diffama gli sforzi della Cina è irresponsabile e immorale”, aveva tagliato corto Zhao.

Anche la Russia aveva negato di aver fatto qualsiasi richiesta alla Cina. Eppure il Financial Times ha rilanciato l’esatto opposto di quanto affermato dalle autorità cinesi. Al momento, data la delicatezza della situazione, è difficile affermare con certezza quale sia la versione corretta. Potrebbe trattarsi di uno stress test statunitense, oppure di un tentativo cinese di nascondere le carte in tavola.

Riflettori sulla Cina

Certo è che il recente incontro diplomatico tra Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e Yang Jiechi, il massimo funzionario della politica estera cinese, non è stato organizzato per caso. A maggior ragione considerando che Sullivan, prima del mini vertice, era stato chiarissimo, minacciando “gravi conseguenze” nel caso in cui la Cina avesse dovuto fornire un qualche tipo di supporto alla Russia. Militare, ma anche economico, o comunque tale da consentire a Mosca di bypassare l’effetto delle sanzioni.

I funzionari statunitensi ritengono, in sostanza, che la Cina stia cercando di aiutare Putin, mentre i suoi alti funzionari starebbero chiedendo pubblicamente una soluzione diplomatica alla guerra. “Abbiamo visto la Cina sostanzialmente dare la tacita approvazione a ciò che la Russia sta facendo rifiutando di aderire alle sanzioni, incolpando l’Occidente e gli Stati Uniti per l’assistenza che stiamo dando all’Ucraina [e] affermando di voler vedere un risultato pacifico, ma essenzialmente non facendo nulla per raggiungerlo”, ha affermato un’altra fonte statunitense.

L’esito del vertice di Roma

In serata la Casa Bianca, al termine del bilaterale Sullivan-Yang, ha spiegato che le due delegazioni hanno “sottolineato l’importanza di mantenere aperti canali di comunicazione tra gli Stati Uniti e la Cina”, ma anche che il consigliere americana ha esposto a Yang Jeichi “dirette e molto chiare preoccupazioni” riguardo al possibile “sostegno di Pechino alla Russia” e alla sua invasione dell’Ucraina. E le “le conseguenze” che questo avrebbe per la Cina.

Sullivan ha invece affermato che nell’attuale contesto della guerra avviata dalla Russia in Ucraina, gli Stati Uniti e i Paesi alleati hanno “un’occasione di coordinare gli sforzi” per esercitare “una pressione massiccia” sul Cremlino e fermare la “macchina della guerra“. “Continueremo ad esercitare una pressione massiccia contro Putin, il Cremlino, gli oligarchi russi e contro questa macchina della guerra” che Putin “non vuole fermare” ha detto Sullivan, secondo il quale gli Stati Uniti rimangono tuttavia “aperti ad alternative diplomatiche”, in cui “continuamo a credere”. Sui 200 milioni di dollari annunciati nel fine settimana dal dipartimento di Stato per garantire maggiore assistenza militare all’Ucraina, Sullivan ha aggiunto che la quota servirà a fornire “mine anti carro, munizioni e tutto quello che sarà necessario agli ucraini per difendersi”.

In ogni caso gli analisti sostengono che sarebbe alquanto preoccupante se la Cina decidesse di trasferire armi alla Russia. Ci troveremmo di fronte a un autentico punto di svolta per la geopolitica globale e di fronte a un’alleanza sino-sovietica 2.0 dopo quella andata in scena negli anni Cinquanta.

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