I laboratori e le attività biologiche tornano al centro della guerra in Ucraina. Se sui campi di battaglia, da Mariupol a Kharkiv passando per i sobborghi di Kiev, l’esercito russo e ucraino continuano a fronteggiarsi senza esclusione di colpi, lontano dall’epicentro del conflitto va in scena una sorta di guerra parallela. Potremmo definirla guerra di propaganda, o meglio scontro tra propagande incrociate.

Da una parte troviamo le notizie diffuse dall’ottimamente organizzato servizio comunicativo dell’Ucraina, che cita danni inflitti alle forze rivali e numero aggiornato di nemici uccisi; dati, questi, sistematicamente rigettati dalla controparte russa. Mosca, dall’altro lato, spinge su vari temi. Uno dei più caldi, appunto, è quello relativo alla presunta attività biologica militare che, secondo il Cremlino, Kiev avrebbe svolto nelle sue strutture di concerto con Stati Uniti e Unione europea. Non ci sono prove a conferma di questa tesi. Che, con il passare dei giorni, è diventata sempre più centrale nei discorsi di molti funzionari russi.

Laboratori nel mirino

È per questo motivo che la Russia ha chiesto all’Ucraina e agli Stati Uniti di fornire dati sulle presunte attività svolte nei laboratori dislocati sul territorio dell’ex repubblica sovietica. In particolare, lo ha apertamente dichiarato nelle ultime ore la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Nel corso di un briefinig, Zakharova ha auspicato che vengano assunte tutte le misure per risolvere questo problema. “Nervosa, allo stesso tempo assolutamente inutile, priva di prove, la reazione conferma solo la validità delle affermazioni russe sulle attività estremamente pericolose e illegali di cui sopra”, ha dichiarato Zakharova commentando le risposte di Kiev e Washington alle accuse di Mosca.

Nei giorni scorsi anche la Cina si è unita alle istanze russe, chiedendo di accendere i riflettori sul medesimo tema. “Abbiamo appreso la notizia che l’Oms ha consigliato al governo ucraino di distruggere gli agenti patogeni che si trovano nei laboratori per impedire la diffusione di malattie infettive. Noi aspettiamo di ricevere maggiori informazioni su questo. Nell’attuale situazione e per il bene della salute pubblica chiediamo che vengano messi in sicurezza i laboratori”, aveva fatto presente l’ambasciatore cinese, Zhang Jun, nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza dell’Onu convocato dalla Russia per presentare le sue accuse riguardo a presunti programmi per armi biologiche condotti dagli Usa in Ucraina.

Un tema che scotta

La versione degli Stati Uniti è completamente diversa. A detta di Washington, dalla Russia arriverebbero “false accuse” e “disinformazione”. La portavoce della Casa Bianca ha replicato alle accuse del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che negli ultimi giorni ha ripetuto di presunti programmi americani per lo sviluppo di armi chimiche e batteriologiche in Ucraina.

“Abbiamo visto anche funzionari cinesi riprendere queste tesi complottiste”, ha aggiunto Jen Psaki sottolineando che gli Stati Uniti “rispettano a pieno” gli impegni della convenzione per le armi chimiche e batteriologiche, che ne vieta il possesso.

Gli Stati Uniti hanno quindi puntato a loro volta il dito contro Mosca, rea di “mantenere il programma per le armi biologiche in violazione della legge internazionale”, e ricordato l’uso delle armi chimiche in Siria nonché il sospetto avvelenamento del dissidente Alexei Navalny nel 2020 con l’agente nervino Novichok.

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