Molti sono preoccupati per le possibili ripercussioni della guerra tra Russia e Ucraina in Italia: bollette elettriche e prodotti della filiera agroalimentare come la pasta e il vino potrebbero subire nuovi vertiginosi rincari; il settore del turismo rischia di perdere oltre un milione di clienti e un miliardo di euro di indotto; migliaia di profughi potrebbero unirsi ai 230 mila ucraini che vivono oggi nel nostro Paese. Tutto vero, ma c’è anche dell’altro. Per gentile concessione del presidente francese Emmanuel Macron, del capo dello Stato egiziano Abdel Fatah al Sisi e del generale libico Khalifa Haftar, a meno di un’ora di volo dalla Sicilia migliaia di mercenari russi armati fino ai denti occupano le sabbie del deserto della Libia.

Una spina nel fianco

Non bisogna arrivare fino in Ucraina per trovare una concreta presenza militare russa alle porte dell’Unione Europea. Da tempo l’ex Quarta sponda dell’Italia è infestata dai mercenari del Gruppo Wagner alleati di Haftar, l’uomo forte della Cirenaica noto in Italia per aver sequestrato i pescatori di Mazara del Vallo e umiliato l’ex premier italiano Giuseppe Conte. Secondo l’ultimo rapporto del Panel di esperti delle Nazioni Unite, in Libia vi sarebbero almeno 2.000 uomini della Wagner dotati di sistemi di difesa anti-aerei Pantsir S-1, caccia MiG-29 e soprattutto di bombardieri tattici Su-24, impiegati principalmente per l’attacco al suolo. Una vera e propria spina nel fianco sud dell’Alleanza atlantica, oltre che una testa di ponte sul quale Mosca può appoggiarsi per penetrare in Africa.

La linea Maginot nel deserto

Nonostante i ripetuti (e finora vani) appelli per il ritiro, la Russia non sembra avere alcuna intenzione di andarsene dalla Libia. La “Linea Maginot” del deserto scavata dai proxy di Mosca, ben visibile perfino da immagini satellitari open source, sembra progettata da chi intende rimanere a lungo. Si tratta di almeno 30 posizioni difensive scavate nel deserto e sui pendii che si estendono per 70 chilometri circa. “Penso che chi scava una trincea e tali fortificazioni non se ne andrà tanto presto”, aveva commentato alla Cnn l’allora ministro della Difesa dei Tripoli, Salah al Din al Namroush, a inizio 2021. E se un anno dopo i russi sono ancora lì, la colpa è anche della Francia che è stata colta in Libia con le mani nella marmellata a sostenere i fallimentari piani di conquista di Haftar.

Cosa rischia l’Italia

Una cosa va detta chiaramente: le forze schierate da Mosca in Libia, peraltro in modo ufficioso, NON sono in grado di colpire direttamente l’Italia. Secondo i dati di Africom, il Comando Usa che si occupa di Africa, la Russia avrebbe portato di nascosto almeno 14 MiG-29 e “diversi” Su-24 nella base aerea di Jufrah, che si trova nella Libia centrale a oltre 800 chilometri dalla Sicilia. Ci vuole molto di più di una squadriglia di piloti mercenari inesperti per impensierire le difese anti-aeree della quarta potenza Nato. Ma Tripoli è in atto una lotta per il potere in stile Trono spade e la divisione del Paese è sempre più dietro l’angolo. Il vero rischio, almeno per il momento, è quello di azioni “di disturbo” in questioni strategiche per l’Italia come il contenimento dei flussi migratori, la lotta al terrorismo, la stabilità politica e l’unità della Libia, il flusso di gas libico che arriva a Gela, in Sicilia, tramite il metanodotto Greenstream.

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