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Tra il 27 e il 29 novembre una complessa serie di manovre aeronavali russe si è tenuta al largo della costa occidentale della Scozia, in quel tratto di Oceano Atlantico compreso tra l’Irlanda e le isole Ebridi.

La ricognizione satellitare ha individuato, infatti, il cacciatorpediniere della classe Udaloy Vice-Ammiraglio Kulakov e la corvetta della classe Steregushchiy Boikiy. Si legge nel comunicato ufficiale del Ministero della Difesa Russo che l’equipaggio della corvetta ha condotto un attacco missilistico con il sistema missilistico antinave Kh-35 Uran contro un distaccamento simulato di navi nemiche, molto probabilmente rappresentato dal cacciatorpediniere.

Nel corso dell’esercitazione, la Boikiy ha eseguito una serie di procedure per classificare i bersagli di superficie, a cui hanno fatto seguito lanci simulati di missili da crociera antinave.

Nella fase successiva della crociera, leggiamo ancora, sono state intraprese manovre di difesa aerea che molto probabilmente hanno impegnato una coppia di pattugliatori marittimi Tupolev Tu-142 (Bear F in codice Nato) intervenuti nella giornata del 28. È sempre il Cremlino a comunicare che i velivoli della Flotta del Nord hanno effettuato un volo programmato sulle acque neutrali dell’Oceano Artico e dell’Atlantico nord-orientale della durata complessiva di circa 12 ore in cui gli aerei hanno percorso oltre 7mila chilometri. Nell’area designata dell’Atlantico, gli equipaggi degli aerei antisom a lungo raggio hanno interagito con l’equipaggio del cacciatorpediniere Vice-Ammiraglio Kulakov e hanno svolto congiuntamente una serie di compiti per la ricerca di sottomarini.

Ovviamente le manovre non sono sfuggite all’occhio del Regno Unito che ha fatto decollare su allarme, proprio nella giornata del 28, una coppia di Typhoon dalla base di Lossiemouth che hanno usufruito del servizio di rifornimento in volo da parte di un’aerocisterna Kc-2 Voyager (un Airbus A330 modificato) per poter tallonare i pattugliatori marittimi russi durante la loro missione.

I Typhoon della Raf hanno “pedinato” i Tu-142 per “scoraggiare qualsiasi attività non professionale e mitigare i rischi associati agli aerei militari russi che volano in questo spazio aereo internazionale trafficato”, ha detto l’aeronautica inglese in un comunicato.

Mentre i caccia seguivano i velivoli russi, gli alleati della Nato hanno assistito la Raf nel loro monitoraggio attraverso il lancio di non specificati “asset di Quick Reaction Alert”.

I controllori radar britannici della base di Scampton, nel Lincolnshire, hanno coordinato la missione collaborando coi partner Nato del Combined Air Operations Center di Uedem, in Germania.

Gli aerei militari russi che operano all’interno dello spazio aereo soggetto al controllo del traffico inglese possono rappresentare un pericolo per altri velivoli, specialmente in questo caso poiché si trattava di uno spazio aereo molto trafficato. Spesso e volentieri, infatti, questi velivoli non attivano il transponder, il che comporta la mancata trasmissione di un codice che identifica il volo e soprattutto permette di determinarne la posizione e l’altitudine, e nemmeno si mettono in comunicazione con i controllori del traffico aereo del Regno Unito, causando quindi la deviazione di altri aerei di linea civili nell’area per impedire che le rotte possano incrociarsi o trovarsi troppo vicino.

Le navi russe, invece, sono quasi le stesse che la Royal Navy ha monitorato nei giorni scorsi mentre incrociavano lungo la costa orientale della Scozia, quindi dalla parte opposta rispetto a dove si è tenuta l’esercitazione del 28.

Veniamo a sapere, infatti, che intorno al 20 novembre il pattugliatore della classe River Hms Tyne ha monitorato due navi da guerra e una nave per la raccolta di informazioni mentre eseguivano operazioni di rifornimento con la loro petroliera di supporto.

Le navi della marina russa hanno incrociato nel Moray Firth, probabilmente per ripararsi dalle condizioni proibitive del mare mentre viaggiavano attraverso il Mare del Nord vicino alle acque territoriali del Regno Unito.

Lì, è avvenuta l’intercettazione da parte del Tyne che ha seguito le navi russe mentre facevano rifornimento.

Il piccolo gruppo navale della Vmf, la Voenno Morskoj-flot, comprendeva proprio il cacciatorpediniere Vice-ammiraglio Kulakov, la nave spia di classe Vishnya Viktor Leonov, la fregata di classe Steregushchy che sembra essere proprio l’omonina capoclasse, oltre alla rifornitrice Akademik Pashin.

Non è affatto la prima volta che navi russe, ed in particolare le navi spia, solcano le acque del Moray Firth: il 6 novembre fonti di ricognizione satellitare open source avevano osservato due unità della medesima classe, la Vishnya, in quell’area di Mare del Nord a poca distanza dalla costa scozzese, e soprattutto a poca distanza dalla base Raf di Lossiemouth, la stessa da cui sono decollati i Typhoon che hanno intercettato i Tupolev nella giornata del 28. Questo tipo di unità navali sono la spina dorsale delle navi da raccolta informazioni della Vmf e letteralmente pullulano di antenne: sono infatti navi pensate per la Sigint (Signal Intelligence) e la Comint (Communication Intelligence), ma dispongono anche di qualche tipo di armamento per autodifesa.

Una tale attività aeronavale russa intorno alle Isole Britanniche e in corrispondenza del Giuk Gap, il tratto di mare che va dal Regno Unito sino alla Groenlandia passando per l’Islanda, non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda ed è un ottimo termometro delle tensioni internazionali che contrappongono la Russia alla Nato.

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