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Non c’è stata una vera e propria fumata bianca ma l’esito del primo round di colloqui tra le delegazioni russe e ucraine è stato comunque sorprendente . Forse più delle aspettative della vigilia, caratterizzata dai tweet al veleno di Joe Biden all’indirizzo di Vladimir Putin e dai presunti tentativi di avvelenamento all’indirizzo di Roman Abramovich. E anche del primo, freddo approccio avuto quando i due team quando si sono incontrati a Istanbul, nella cornice del prestigioso Palazzo Dolmabache, senza stringersi la mano.

Le posizioni di Ucraina e Russia si sono ammorbidite, ed entrambe le parti hanno fatto notevoli passi avanti, tra concessioni e reciproci allentamenti di tensione. Alle parole sono quindi seguiti i fatti. Da Mosca è arrivato l’ok per una riduzione “radicale” dell’attività militare nelle regioni ucraine di Kiev e Chernihiv.

Lo ha confermato anche Vladimir Medinsky, il consigliere presidenziale russo a capo della delegazione di Putin. “Faremo due passi concreti per la escalation della crisi”, ha dichairato Medinsky spiegando che i colloqui sono ora in fase concreta e che “la Russia interromperà l’attività militare vicino a Kiev e Chernikiv”. Il vice ministro della Difesa, Alexander Fomin, anche lui presente in Turchia, ha confermato la decisione “al fine di aumentare la fiducia reciproca per i futuri negoziati”.



La mossa della Russia

I negoziati tra Russia e Ucraina sono stati “costruttivi”: è questo il punto di partenza dal quale fare qualsiasi analisi o ragionamento. I russi hanno dichiarato che l’esito sarà riferito al presidente Vladimir Putin. Si attendono risposte dai piani alti del Cremlino, anche se le concessioni ucraine iniziano a svelarsi in tutta la loro interezza.

Tanto è vero che, per la prima volta in maniera convincente, anche i negoziatori di Mosca hanno faperto all’eventualità di un incontro fra Putin e Volodymyr Zelensky, anche se soltanto dopo che una bozza di trattato sarà raggiunta tra le parti.

Medinsky ha quindi chiarito che se il lavoro sul trattato Mosca-Kiev si muove velocemente è possibile trovare un compromesso. La sensazione è che la Russia abbia rallentato in attesa di capire se le concessioni di Kiev saranno confermate dai fatti ma, soprattutto, gradite a Putin. La riduzione delle ostilità sul campo di battaglia è un importante passo in avanti.



Le concessioni ucraine

Per arrivare a questo punto l’Ucraina ha smussato diversi angoli. Una delle proposte avanzate da Kiev prevede consultazioni “per un periodo di 15 anni” sullo status della Crimea e durante questo tempo Ucraina e Russia “non useranno le armi”.

Il capo della delegazione ucraina, David Arakhmia, ha spiegato che se il sistema di garanzie per la sicurezza dell’Ucraina, proposto alla Russia, dovesse “funzionare”, il governo di Kiev accetterebbe lo status di “neutralità”.

In altre parole, Mosca sarebbe pronta a consentire all’Ucraina di far parte dell’Unione europea, ma il governo ucraino dovrebbe però tenersi ben lontano dalla Nato. In cambio riceverebbe garanzie sulla sicurezza simili al famigerato articolo 5 del Patto Atlantico. “Sono stati raggiunti un consenso e un’intesa comune su alcune questioni”, ha annunciato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. I colloqui con la Russia, ha fatto sapere la delegazione ucraina, continueranno nelle prossime ore.

La conferma degli Usa

È arrivata anche la conferma degli Stati Uniti. Gli Usa hanno constatato che sono effettivamente in corso movimenti delle forze russe. Si tratterebbe di uno spostamento strategico importante e coerente con l’annunio della “drastica riduzione delle ostilità” lungo le direttrici di Kiev e Chernohiv fatto da parte del ministero della Difesa a Mosca.

La precisazione statunitense è emblematica: non si tratterebbe di aggiustamenti a breve termine per raggruppare le forze, bensì di uno spostamento di lungo termine che riconoscerebbe il fallimento di avanzare a nord.

La Russia ha iniziato a ritirare alcune unità, fra cui i gruppi tattici di battaglione (Btg) dai dintorni della capitale e si stanno ritirando, da alcune zone a nord per concentrarsi sui territori controllati a sud e a est, spiegano due fonti del Pentagono citate da Cnn. Gli Stati Uniti prevedono anche che la Russia potrebbe coprire la ritirata con bombardamenti aerei e di artiglieria della capitale.

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