Sono centinaia le persone radunatesi nella città di Derik, nel nord est della Siria, per dare il loro ultimo saluto a Zau Seng e a sette combattenti delle Sdf che nei giorni scorsi hanno perso la vita a causa dell’offensiva lanciata il 9 ottobre dalla Turchia contro il Kurdistan siriano. In un contesto bellico la morte dei militari appare quasi scontata, per quanto non priva di dolore, ma a colpire di più in questa vicenda è la storia di Seng.

Originario della Birmania, medico, a soli 37 anni ha perso la vita mentre si trovava nella città di Tel Tamr con i suoi colleghi del Free Burma Rangers, un’organizzazione umanitaria attiva anche in Siria e dedita agli interventi di primo soccorso. Il loro compito è attraversare zone di guerra a bordo dei loro fuoristrada o delle ambulanze per curare civili e militari rimasti feriti a seguito degli attacchi del Free Syrian Army che da più di un mese imperversa nel nord est della Siria. I Free Burma Rangers non sono nuovi a questi scenari di guerra: hanno fornito il loro aiuto anche durante le battaglie di Mosul, in Iraq, ma in Siria del nord si trovano ad affrontare una violenza mai vista prima nei confronti del personale del medico.

La morte di Zau

A raccontare gli ultimi momenti di vita di Zau è l’Huffington Post. Il medico si trovava con i suoi colleghi David, Jason e Mohammad sulla collina di Tel Tamr, a pochi chilometri dal confine con la Turchia, quando è iniziato il bombardamento, uno dei tanti che da un mese segnano lo scorrere dei giorni in quella zona della Siria che secondo Ankara dovrebbe ormai essere “sicura”. Una delle bombe però cade molto più vicina delle altre alla jeep dei rangers, così vicina da ferirne alcuni e uccidere Zau. Quando i suoi amici si avvicinano, vedono che nella mano ha ancora un pacchetto di sigarette aperto, mentre al suo fianco giace la macchina fotografica che il medico usava per documentare quanto stava accadendo in Siria del nord e per raccontare il lavoro dei Free Burma Rangers. Zau ha gli occhi chiusi, mentre il viso continua a bagnarsi del sangue che gli scorre dalla ferita, mortale, aperta sulla sua testa. A colpirlo all’altezza della tempia è stata una scheggia. Per lui non c’è più nulla da fare, ma i suoi compagni lo portano comunque fino al primo ospedale nella speranza – vana – che la vita del loro amico non sia davvero finita su quella collina.

Til Tamr e il nord est della Siria

Quando Zau e gli altri operatori del Free Burma Rangers sono stati raggiunti dai colpi di artiglieria si trovavano nelle vicinanze di Til Tamr, città del nord est in cui continuano senza sosta gli scontri tra l’esercito turco (con l’aiuto delle milizie cooptate da Ankara) e le Sdf (Syrian democratic forces). L’area rientra in teoria nella safe zone imposta dalla Turchia a seguito dell’accordo con Damasco e dovrebbe essere pattugliata proprio dalle forze siriane e russe. La realtà però è ben diversa: nonostante il cessate il fuoco, i combattimenti nella zona non sono mai cessati e gli stessi abitanti si stanno a loro modo ribellando alla presenza turca e russa, lanciando sassi e in alcuni casi anche bottiglie incendiarie contro i convogli militari che attraversano le loro città. In alcuni casi anche a costo della vita.

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