Lo scorso 9 settembre, la Corea del Nord ha approvato una legge che chiarisce le nuove condizioni di utilizzo delle armi nucleari del Paese. Rispetto al passato, Pyongyang può adesso eseguire un attacco nucleare per distruggere l’origine di una provocazione esterna, qualora il sistema di comando e di controllo delle forze nucleari nordcoreane dovesse essere in pericolo a causa di un attacco di forze ostili. La disposizione ha inoltre conferito al presidente nordcoreano Kim Jong Un “il comando monolitico” e “tutti i poteri decisivi in materia di armi nucleari”.

Scendendo nei dettagli, l’articolo 6 elenca cinque condizioni che consentirebbero al Nord di utilizzare armi nucleari. Tra queste, quando la Corea del Nord dovesse giudicare che un attacco nucleare, o con altre armi di distruzione di massa, contro Pyongyang sia “già stato condotto o è imminente”. Altre condizioni includono l’attacco “nucleare o non nucleare”, imminente o compiuto, da parte di “forze ostili” contro la leadership nordcoreana o il sistema di comando nucleare, così come l'”attacco militare letale contro i principali obiettivi strategici del Paese”.

In altre parole, la Corea del Nord ha superato la precedente legge del 2013 sull’utilizzo delle armi nucleari, che non parlava di attacchi preventivi ma soltanto di situazioni di secondo attacco. Kim avrà quindi la possibilità di includere segni di “attacco imminente” come condizioni per l’uso delle suddette armi.

La convergenza con Mosca

In un primo momento, la novità proveniente dalla Corea del Nord è stata analizzata in relazione alla situazione politica presente nella penisola coreana. Pochissimi hanno tuttavia ipotizzato che il passo in avanti di Pyongyang in materia di armi nucleari potesse essere collegato, almeno indirettamente, al proseguo della guerra in Ucraina. Anche perché i nordcoreani hanno sostanzialmente adattato il loro modus operandi in tema nucleare al modello sposato dalla Russia.

La dottrina nucleare di Mosca, infatti, è contenuta in un documento rivistato nel 2020. Le linee guida, o meglio le linee rosse, sono molteplici. La politica russa nucleare si configura teoricamente come difensiva ma esistono condizioni che vale la pena sottolineare. L’uso di armi nucleari da parte del Cremlino è possibile in caso di aggressione, ma anche in caso di minaccia dell’esistenza dello Stato, della sovranità e dell’integrità territoriale del Paese. Insomma: qualcosa di molto simile a quanto stabilito dalla nuova legge nordcoreana.

Kim studia Putin?

Sarà interessante capire quali effetti avranno sul conflitto le recenti e rinnovate minacce nucleari di Putin. Già, perché se Mosca dovesse così riuscire a ottenere il suo apparente obiettivo – ovvero blindare i territori ucraini conquistati e far desistere il blocco occidentale dal tentare di riconquistarli – allora Kim potrebbe “prendere appunti” dal presidente russo.

Il 6 marzo, e cioè poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, su InsideOver scrivevamo che Kim Jong Un avrebbe effettivamente potuto imitare il capo del Cremlino. A distanza di sei mesi, questa ipotesi è sempre meno astratta. E lo sarà ulteriormente, in futuro, nel caso in cui le minacce nucleari di Putin dovessero risultare vincenti. A quel punto, il leader nordcoreano potrebbe a sua volta puntare sull’ombra nucleare per conseguire i suoi scopi strategici.

Nel frattempo, Pyongyang ha negato un rapporto dell’intelligence americana secondo cui i nordcoreani stavano vendendo milioni di proiettili di artiglieria e razzi a Mosca, accusando gli Stati Uniti di diffondere una voce “sconsiderata”. “Non abbiamo mai esportato armi o munizioni in Russia prima e non prevediamo di esportarle”, ha affermato un alto funzionario del Ministero della Difesa di Pyongyang.

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