In un ipotetico confronto militare con la Cina, Taiwan è chiamata a giocare d’astuzia. Impossibile fare altrimenti, visto che l’eventuale adozione da parte di Taipei di una strategia militare convenzionale, volta ad intraprendere uno scontro diretto con Pechino, sarebbe con ogni probabilità destinata a fallire ancor prima di cominciare.

Lo squilibrio tra i due attori, infatti, è troppo sbilanciato nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. Soprattutto in termini numerici, come dimostrano i dati riportati dal sito Globalfirepower. L’Esercito Popolare di Liberazione cinese (EPL) può contare su 2milioni di uomini attivi, contro gli appena 170mila dell’esercito taiwanese. È pur vero che la Cina conta 510mila riservisti contro 1,5milioni di taiwanesi ma, di nuovo, le forze paramilitari tornano nettamente a sorridere al Dragone (624mila contro 11.500). Tralasciando la demografia, che pure ha il suo peso, il budget impiegato dalla Repubblica Popolare per la Difesa ammonta a 230miliardi di dollari contro appena 16miliardi di Taiwan. Da un punto di vista più tecnico, la potenza aerea cinese si basa su 3.285 unità contro 741 (rispettivamente 1.200 caccia a 288), quella terrestre, tra l’altro, su 5.250 carri armati a 1.110, 4.120 unità di artiglieria semovente a 257, 35mila veicoli corazzati a 3.472, mentre la potenza navale cinese è costituita da 777 unità contro le 117 di Taiwan e 79 sottomarini a 4.

Il gap militare che separa Cina e Taiwan è dunque ancora più grande ed evidente delle tensioni politiche che separano lo Stretto di Taiwan. In un contesto del genere, Taipei deve allora calibrare ogni singola mossa, prevenire le minacce, intercettare i punti deboli di Pechino e, più in generale, anticipare i rivali. Detto altrimenti, i taiwanesi continueranno a portare avanti la cosiddetta strategia del porcospino, facendo apparire, agli occhi dei cinesi, una qualsiasi offensiva talmente cara – in termini di risorse e rischi – da renderla pressoché impossibile. In linea teorica, questo ragionamento non fa una piega.



Colpire i bersagli tattici

Affidarsi soltanto agli “aculei” del porcospino potrebbe tuttavia non offrire certezze assolute. Accanto all’intelligente strategia difensiva, Taiwan dovrebbe fare qualche piccolo passo in avanti. Del resto, il lancio della terza portaerei cinese, avvenuto lo scorso giugno, ha indicato palesemente una nuova fase di pressione militare della Repubblica Popolare sull’isola. Adesso i gruppi d’attacco delle portaerei cinesi, una volta completamente operativi, sono in grado di rafforzare le capacità di proiezione della potenza navale del Dragone nello Stretto di Taiwan (e ben oltre). Significa che Pechino potrebbe teoricamente attaccare quella che considera “la provincia ribelle” oppure impedire a forze terze di venire in soccorso di Taipei.

Come ha sottolineato The Diplomat, le recenti esercitazioni militari cinesi lasciano presupporre che, in caso di guerra, la Cina imporrà un blocco navale su Taiwan. È per questo motivo che l’esercito taiwanese dovrà impedire alle flotte nemiche di spostarsi nelle loro posizioni tattiche, e cioè nelle acque limitrofe all’isola, o, se impossibilitato ad impedire l’attuazione del blocco rivale, almeno interrompere le operazioni della marina cinese.

In ogni caso, se l’espansione dell’EPL può creare problemi a Taiwan, allo stesso tempo i gruppi di attacco dei vettori cinesi non sono affatto privi di vulnerabilità. Già, perché eventuali attacchi sferrati all’indirizzo dei mezzi di supporto e di approvvigionamento del suddetto gruppo d’attacco delle portaerei cinesi, possono eccome danneggiare l’efficacia operativa dell’EPL.

Scendendo nei dettagli, la nave di supporto al combattimento veloce classe Hulunhu Type 901 – l’EPL ne ha due – potrebbe essere un bersaglio perfetto. Le portaerei cinesi a propulsione convenzionale sono limitate nella loro portata e resistenza e, dunque, richiedono supporto e navi logistiche. Affondare queste ultime potrebbe essere utile tanto per interrompere un ipotetico blocco quanto un’eventuale invasione anfibia.



La strategia da adottare

Abbiamo parlato in termini teorici. Adesso bisogna capire come farà Taiwan a concretizzare questo piano d’azione. Taipei è chiamata a sviluppare la propria strategia anti-access/area denial (A2/AD) che includa armi guidate e sistemi di ricognizione. In altre parole, l’esercito taiwanese deve puntare su un dispositivo difensivo solitamente utilizzato per impedire ad un avversario di occupare o attraversare un’area di aria, terra o, come nel caso taiwanese, di mare.

Ebbene, Taiwan ha due opzioni per le armi anti nave guidate: la prima coincide con il missile Hsiung Feng II/III lanciato a terra, la seconda con l’AGM-84 Harpoon lanciato a terra o in aria. Unendo il loro utilizzo alle informazioni di ricognizione raccolte dai radar di sorveglianza navale e dagli aerei senza pilota MQ-9B SeaGuardian, i due anti nave citati possono essere considerati ottimi difensori dell’isola.

Dal momento, però, che l’esercito cinese continua a modernizzarsi, Taiwan ha bisogno di qualcosa in più rispetto alle due opzioni a corto e medio raggio. È qui che vale la pena citare l’AGM-158C, un missile anti nave a lungo raggio che, almeno in linea teorica, può condurre un puntamento autonomo seguito da un attacco di precisione a distanze di stallo. Usare questo missile per affondare le navi di supporto al combattimento della Cina, vero e proprio tallone d’Achille dei gruppi d’attacco delle portaerei cinesi, infliggerebbe a Pechino danni catastrofici in caso di invasione.

A quel punto, l’EPL sarebbe costretto a stazionare le sue flotte in un’area distante dalle coste taiwanesi. Certo, Taipei dovrà comunque adattare e calibrare le sue mosse in base agli scenari e alle variabili che si troverà di fronte. Ma, in conclusione, l’impiego degli AGM-158C ed altre opzioni di difesa possono rafforzare la posizione di deterrenza della “provincia ribelle”, formando un sistema anti nave multistrato. E costringere il PLA a posizionare i suoi gruppi d’attacco più lontano dalle coste taiwanesi.  

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.