Passo dopo passo la Libia cade nelle mani della strategia di Haftar, che si guadagna il soprannome di “volpe del deserto” che fu del generale della Wehrmacht Erwin Rommel. Il campo di battaglia è lo stesso, la tattica anche. Non più colonne di panzer, ma suv blindati che al comando del generale libico si muovono fulminei tra le dune con il favore dell’oscurità, per arrivare alle porte di Tripoli e porre l’assedio alla roccaforte del Governo di Unità Nazionale di Fayez al-Sarraj, che sembra non avere più alcuna possibilità di mantenere le posizioni senza l’immediato intervento della diplomazia internazionale.

Come allora il più grande pericolo per l’avanzata nel deserto privo di ripari proviene dall’aria, ma la “volpe del deserto” questa volta non è sola; ad appoggiarlo ci sarebbero infatti le intelligence e le forze speciali di diversi Paesi che in Libia conducono da tempo una guerra segreta per conseguire, qualunque sia il governo, i loro interessi privati. Una tra tutte la Francia di Macron, che sembra aver scommesso sul “più forte” per avere una garanzia d’influenza sulla Libia che verrà.

A differenza di Rommel quindi – solo con le sue divisioni contro gli alleati e senza rifornimenti – il generale Haftar nella sua travolgente avanzata può contare sul supporto logistico, sulle informazioni acquisite dai satelliti, sui rifornimenti e sull’apporto di “contingenti fantasma” delle forze speciali occidentali per avanzare su Tripoli e dettare le sue condizioni per la resa. Per la sua avanzata Haftar ha stretto accordi con letribù che controllano le zone interessate dagli scontri, spiega Mauro Indelicato. In questo modo la sua travolgente avanzata guadagna terreno senza costringerlo a sparare un colpo. Una blitzkrieg che basa la sua efficacia sulla conoscenza del territorio e sul via libera di chi lo controlla.

È solo questione di tempo e Tripoli cadrà. Tutto sta nel vedere se Haftar, che ha sconvolto gli equilibri già labili del teatro libico con questo improvviso colpo di mano, avrà bisogno di entrare nella città combattendo, o se le forze del governo di unità nazionale si arrenderanno durante l’assedio. Lasciando destituire il governo presieduto da Al-Sarraj e investendo il generale Haftar del ruolo di unico vero leader militare e politico della Libia.

Ad ora l’unico vero avversario dell’Esercito nazionale libico sembrano rimanere le forze aeree del Governo di Accordo Nazionale, che contando sul controllo degli aeroporti continua a sferrare raid con i pochi Mig rimasti sulle posizioni guadagnate dal generale. Ma i bombardamento non sono bastano a frenare l’avanzata verso la periferia sud della capitale libica. Attualmente le truppe motorizzate del generale Haftar sembrano esser attestate in località strategiche tra gli 80 e 100 chilometri di distanza da Tripoli.

All’offerta di una mediazione con Al-Serraj portata dal segretario generale dell’Onu  Antonio Guterres il generale ha risposto: “Non mi fermerò, vado avanti fino a Tripoli”.

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