Con i bus carichi di persone che scortano i civili fuori dalla Ghouta orientale, l’esercito siriano di Bashar al-Assad incasella un’altra vittoria strategia fondamentale, riprendendo il controllo sull’enclave sin qui controllata dalle fazioni ribelli islamiste. Secondo quanto riferisce Al-Masdar News, agenzia stampa vicina ai governativi, sono più di 5 mila i ribelli con famiglia al seguito trasportati con 89 autobus la scorsa notte fuori dalla Ghouta e diretti verso nord. Delle 5.290 persone trasferite nel nord della Siria, almeno 1.374 erano combattenti di Faylaq Al-Rahman e Hay’at Tahrir Al-Sham. Ma come è riuscito Assad a sconfiggere i ribelli in quell’area? Grazie a una strategia militare molto efficace, che ha saputo sfruttare tutte le divisioni e le rivalità interne del fronte opposto.

La strategia vincente di Assad

A spiegare le ragioni della vittoria di Bashar al-Assad nella Ghouta è nientemeno che l’autorevole rivista americana Foreign Policy. Una vittoria frutto sì della “forza bruta” ma in cui anche “tattiche più sofisticate hanno giocato un ruolo importante”. “I comandanti lealisti – osserva Aron Lund – hanno abilmente sfruttato i legami sociali ed economici che collegano Damasco e la Ghouta orientale, lavorando per dividere l’opposizione”. I principali gruppi armati lì presenti, infatti, combattevano sì contro l’esercito siriano ma erano anche rivali fra loro. A nord, Jaysh al-Islam governava Douma, la più grande città della zona. Faylaq al-Rahman si era stabilito nelle periferie di Damasco più a sud, insieme ad Hayat Tahrir al-Sham (Al-Qaeda in Siria), mentre la città più piccola, Harasta, era governata dagli islamisti filo-turchi di Ahrar al-Sham.

Assad e i suoi generali hanno fatto un sapiente uso di queste divisioni e rivalità. “Quando il suo esercito ha lanciato l’attacco a febbraio – spiega l’esperto – ha tagliato la Ghouta orientale in tre pezzi. A metà offensiva, i media lealisti hanno iniziato a trasmettere video di proteste nei quartieri della Ghouta come Mesraba, Kafr Batna e Hammouriyeh, dove i civili sventolavano manifesti e bandiere siriane”, finalmente liberi dopo essere stati tenuti sotto scacco per anni dai ribelli jihadisti. Manifestazioni rilevanti soprattutto sul piano morale, a dimostrazione che l’esercito siriano era pronto a riconquistare pezzo per pezzo l’enclave. 

Il ruolo chiave di Mesraba e Harasta

A giocare un ruolo fondamentale nella strategia “divide et impera” del governo siriano è stata la città di Mesraba, un hub posizionato strategicamente tra le tre aree controllate dai ribelli nel distretto di Douma. Come spiega Foreign Policy, “questo piccolo villaggio aveva anche goduto a lungo di uno status speciale nell’economia di guerra. Nel 2014, l’esercito siriano ha consegnato all’uomo d’affari Mesraba Mohiyeddine Manfoush un monopolio informale sul commercio. Lavorando sia con i ribelli che con i comandanti del regime, emerse rapidamente come figura chiave nell’economia politica della zona, spostandosi regolarmente attraverso le linee del fronte”, osserva Lund. Con l’inizio dell’offensiva dei governativi, Manfoush ha negoziato un accordo con i lealisti, permettendo all’esercito di prendere facilmente Mesraba e di tagliare la Ghouta in tre pezzi. Da lì è stato più facile per l’esercito di Assad isolare e assediare le sacche ribelli.

Il passaggio successivo è stato quello di riconquistare la città di Harasta, controllata dagli islamisti di Ahrar al-Sham. “A giudicare dalla retorica della sua leadership profondamente religiosa e radicale – afferma FpAhrar al-Sham parrebbe difficile da influenzare, ma un buon numero dei suoi combattenti nella Ghouta ha sventolato la bandiera del gruppo per opportunismo”. Una caratteristica frequente tra i ribelli. La maggior parte dei combattenti di al-Sham, infatti, “erano legati a una rete di contrabbandieri e mercenari” , sufi devoti e jihadisti che prima facevano parte dell’esercito siriano libero. Con i governativi pronti ad entrare in azione, ciò che volevano era semplicemente un accordo. E così è stato. Il 22 marzo scorso, infatti, centinaia di ribelli sono saliti sugli autobus per essere evacuati verso la Siria settentrionale, permettendo così agli uomini di Assad di riconquistare l’area sguarnita di difese.

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