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Nel “Dottor Stranamore”, il celeberrimo film di Stanley Kubrick in cui, per la follia di un comandante di una base di bombardieri americani, il mondo ha rischiato l’olocausto nucleare, erano i russi, anzi, i sovietici ad avere “l’ordigno fine di mondo” al “cobalto-torio G”: un’arma di rappresaglia automatica che, in caso di attacco atomico, avrebbe trasformato la superficie della Terra in una landa desolata “come la Luna”.

Una fantasia cinematografica che, comunque, non è andata molto lontana da quanto effettivamente ha la Russia odierna: il sistema Perimeter ovvero una forma di intelligenza artificiale che valuta una moltitudine di fattori relativi ad un attacco nucleare e gestisce automaticamente la rappresaglia atomica esclusivamente col compito di distruggere gli Stati Uniti.

Oggi, nella realtà, sembra invece che siano proprio gli Stati Uniti ad avere una misteriosa “superarma” atomica in grado di sconvolgere l’equilibrio del terrore nucleare spostando l’ago della bilancia decisamente in favore di Washington.

È stato proprio il presidente Donald Trump, in un’intervista con il redattore associato del Washington Post e giornalista Bob Woodward per il suo nuovo libro, ad ammettere pubblicamente l’esistenza di un ordigno atomico rivoluzionario e mai visto prima. “Ho costruito un nucleare… un sistema d’arma che nessuno ha mai avuto prima in questo Paese. Abbiamo cose che non avete mai visto o sentito” sono state le esatte parole di Trump a Woodward, aggiungendo che “abbiamo cose di cui Putin e Xi non hanno mai sentito parlare prima. Non c’è nessuno…quello che abbiamo è incredibile”.

Una sparata di propaganda? Forse no. Sebbene le fonti del giornalista e scrittore abbiano affermato che Trump stava parlando di un sistema reale, e sono rimasti alquanto sorpresi che l’abbia fatto, non hanno confermato alcun dettaglio al riguardo per il momento. Questo tipo di esternazioni del presidente degli Stati Uniti non sono affatto una novità: Trump ha una nota propensione a reclamizzare capacità militari e di intelligence avanzate, affrontando argomenti delicati anche in pubblico. In più di un’occasione ha parlato della forza dell’arsenale nucleare americano e degli sforzi, sotto la sua amministrazione, per continuare a modernizzarlo, oppure ha divulgato fotografie riservate ricavate dalla ricognizione satellitare, che notoriamente non divulga mai al pubblico le immagini così come sono ma ne diminuisce la risoluzione per non rivelare le capacità delle ottiche, causando imbarazzi nelle agenzie di intelligence statunitensi.

C’è anche da considerare che il presidente non sembra avere sempre una profonda conoscenza degli argomenti militari, cosa che lo porta a fare false dichiarazioni in modo del tutto inconsapevole su determinati sistemi d’arma e sulle loro capacità. Come avvenuto nel caso del “missile super-duper”, a cui ha fatto riferimento mentre parlava ai giornalisti durante un evento alla Casa Bianca nel maggio 2020. In quell’occasione Trump ha affermato che questo missile era “17 volte più veloce di qualsiasi cosa in possesso negli attuali arsenali” riferendosi agli sviluppi russi e cinesi. Alla fine si è rivelato essere un veicolo ipersonico boost-glide che l’Esercito e la Marina degli Stati Uniti stanno sviluppando insieme e che il Pentagono aveva precedentemente dichiarato pubblicamente aveva una velocità massima stimata di Mach 17, che non vuol dire essere 17 volte più veloce di altri sistemi attualmente in uso.

Quindi cosa potrebbe essere la superarma nucleare americana? Al momento possiamo solo fare delle speculazioni: l’arsenale atomico, così come gli assetti satellitari, è coperto dai più alti livelli di segretezza in modo che gli avversari non possano organizzare le proprie difese adeguandole alla minaccia del nemico.

C’è chi pensa che possa essere la misteriosa testata W93, che, se il programma procede, potrebbe essere montata sui missili balistici lanciati dal sottomarino (Slbm) tipo Trident D5 (o UGM-133A Trident II ) del’U.S. Navy. C’è anche la possibilità, remota a dire il vero, che si tratti delle nuove testate a basso potenziale W76-2, il cui ingresso in servizio è già cominciato proprio sugli Slbm Trident. Infine potrebbe trattarsi del programma Gbsd (Ground-Based Strategic Deterrent) per il nuovo missile balistico intercontinentale (Icbm): ad agosto è avvenuto un fatto alquanto strano quando l’U.S. Air Force ha emesso e revocato immediatamente (e silenziosamente) un memorandum che sollecitava l’industria affinché si implementasse la ricerca di tecnologie per un veicolo di planata ipersonico (Hgv) in grado di avere portata intercontinentale, rivelando quindi l’interesse dei militari per un’arma nucleare ipersonica. Una “gaffe” che forse non è stata casuale.

L’esternazione di Trump, insieme a quest’ultimo “scivolone” dell’U.S. Air Force, potrebbero in realtà essere tessere di un mosaico ben preciso. Se torniamo indietro nel tempo, ai primi anni ’80, la Casa Bianca sotto la presidenza Reagan, si lanciò in un ambiziosissimo programma di difesa antimissile chiamato Strategic Defense Initative (Sdi), volgarmente noto come Scudo Spaziale o Guerre Stellari. Lo scopo era di dotare gli Stati Uniti di un sistema, in orbita e a terra, composto da diverse tipologie di armi in grado di intercettare e “abbattere” i veicoli di rientro dei missili balistici sovietici fornendo così un ombrello protettivo che avrebbe salvaguardato il Paese da un attacco atomico. Un programma molto ambizioso. Talmente ambizioso che, sostanzialmente, a quel tempo rimase una chimera, ma che fu in grado di spingere l’Unione Sovietica in una corsa agli armamenti che la dissanguò economicamente, provocandone, insieme ad altre concause, l’implosione.

Quanto abbiamo assistito in queste settimane, con la dichiarazione di Trump da ultimo, potrebbe quindi essere solamente una tattica della propaganda americana per spingere la Russia in un’inutile corsa agli armamenti sulla falsariga di quanto successe negli anni ’80.

D’altro canto il presidente Trump potrebbe davvero riferirsi ad un nuovo tipo di arma “esotica” come quelle recentemente messe in campo proprio dalla Russia: dal missile da crociera a propulsione atomica Burevestnik sino al supersiluro Poseidon passando proprio per i missili ipersonici e le testate Hgv. Purtroppo non abbiamo modo di saperlo finché non emergeranno altri dettagli o finché non si vedranno voci “strane” nel bilancio della Difesa statunitense.

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