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La Russia continua a sostenere la liberazione di Deir Ezzor da parte dell’esercito siriano. L’ultimo raid dell’aviazione di Mosca contro le forze dello Stato islamico, con l’uso di uno dei più moderni e potenti ordigni in dotazione alle forze aeree russe, è riuscito addirittura a penetrare le potenti protezioni dei bunker islamisti in città, provocando 40 morti fra i terroristi fra cui vittime illustri di tutta la gerarchia militare dello Stato islamico.  A dichiararlo, è stato lo stesso ministero della Difesa russo, come rivelato dall’agenzia di stampa Ria Novosti. Il ministero della Difesa russo aveva ricevuto pochi giorni fa, esattamente il 5 settembre, informazioni molto dettagliate dalla sua rete d’intelligence riguardo un incontro di comandanti dell’Isis vicino a Deir Ezzor. “Dopo aver confermato le informazioni ricevute e aver condotto ulteriori verifiche, due aerei Su-34 e Su-35 delle Forze aerospaziali russe sono decollati dalla base aerea di Khmeimim. Il raid aereo ha distrutto un posto di comando sotterraneo dei terroristi, un centro di comunicazione e circa 40 militanti di Daesh”, spiega il comunicato.

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Tra le vittime illustri di questo bombardamento – quattro alti comandanti dello Stato islamico – due in particolare spiccano per importanza. Il primo è Abu Muhammad al-Shimali, lo sceriffo di Deir Ezzor, considerato il responsabile dei foreign fighters tra le fila del gruppo jihadista nonché il supervisore delle nuove reclute in forza al Daesh. Nato in Iraq nel 1979 con il nome di Tarad Muhammad al-Jarba, aveva anche la cittadinanza saudita. Nel 2005 era entrato a far parte delle forze di Al Qaeda, per poi unirsi all’Isis quando il sedicente califfo Al Baghdadi proclamò la nascita del Daesh dalla moschea di Mosul. Secondo il Dipartimento di Stato americano, al-Shimali era “un leader chiave del Comitato dell’Isis per l’immigrazione e la logistica ed era responsabile della gestione dei viaggi dei terroristi stranieri” e controllava i traffici umani e finanziari dall’Iraq alla Libia.

Il secondo è Gulmurod Khalimov, il cosiddetto “ministro della guerra” dello Stato islamico, “morto per le ferite riportate”, come confermato dal ministero della Difesa di Mosca. Prima di entrare a far parte dello Stato islamico, Khalimov era comandante delle forze speciali del ministero dell’Interno del Tagikistan. L’intelligence russa e degli alleati dell’Asia centrale era da tempo a caccia del tagiko, soprattutto per l’importanza che la sua figura rivestiva non soltanto all’interno dell’Isis ma anche come modello per molti jihadisti dell’Asia centrale, desiderosi di unirsi alla guerra santa del Califfato. Nel maggio del 2015, è entrato a far parte dell’Isis. Dopo l’uccisione di Abu Omar al-Shishani nel 2016, Khalimov divenne il ministro della guerra del Califfato, svolgendo un ruolo primario nella guida della resistenza alle forze siriane, russe e della coalizione internazionale.

A conferma dell’importanza che Deir Ezzor ha per gli stessi russi, a prescindere dal sostengo all’alleato siriano, arriva poi un altro report del ministero della Difesa russo, citato dall’agenzia di stampa Sputnik, che ammette la presenza di numerosi jihadisti ceceni e degli altri Paesi appartenenti alla Csi. Un dato importante, che dimostra quanto sia fondamentale la guerra in Siria anche soltanto per la sicurezza interna della Russia, già messa a dura prova dal terrorismo islamico in vari periodi degli ultimi decenni. “Dopo la liberazione di un quartiere, l’esercito ha trovato prove che confermano ciò di cui si era venuti a conoscenza in precedenza attraverso vari canali di informazioni di intelligence. Nella zona fortificata i terroristi erano giunti dalla Russia e dai paesi della Csi”, così si legge nel comunicato. E il fatto che siano stati uccisi il responsabile dei foreign fighters del Daesh nonché il ministro della guerra proveniente dal Tagikistan, è un ulteriore segnale di come questo movimenti di miliziani provenienti dai territori storicamente sotto l’influenza russa sia stato fondamentale nell’assedio di Deir Ezzor.

Nel frattempo, l’avanzata dell’esercito siriano non si ferma. Dopo aver spezzato l’assedio che da anni opprimeva la città, l’esercito Assad deve raggiungere l’aeroporto e conquistare le colline che lo sovrastano. Un’impresa molto complessa, perché lo Stato islamico ha costruito una fittissima rete di bunker e di bocche di fuoco per cui è indispensabile il supporto dell’aviazione russa e dell’artiglieria pesante. A condurre l’offensiva sono il generale Hassan Saleh, l’eroe di Aleppo Est e Mohamed Khadour, due generali che sono già il simbolo della riconquista della Siria.

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