La trattativa tra Mosca e Ankara per l’acquisizione del sistema missilistico S-400 prosegue. Nonostante le pressioni della Casa Bianca, che ha più volte minacciato l’alleato turco di bloccare la fornitura della piattaforma aerea di ultima generazione F-35, l’accordo tra Russia e Turchia non è mai stato messo in discussione da Ankara. Al vaglio solo gli ultimi punti che riguardano i tempi di consegna del “Guardiano del cielo”, come è stato recentemente ribattezzato dalla stampa moscovita.

A confermare la prosecuzione indisturbata dell’accordo è stato lo stesso ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu in seguito all’incontro con il suo omologo russo Sergey Lavrov. “Il contratto con la Russia sugli S-400 rimane in vigore e questi sistemi difensivi saranno consegnati alla Turchia”, ha affermato all’agenzia d’informazione russa Tass. Attualmente sono in corso ulteriori colloqui tra i due paesi su questo tema. Il ministro Cavusoglu ha affermato, rivolgendo la sua attenzione agli alleati della Nato, che la Turchia s’impegna a non vendere a Paesi terzi latecnologia missilistica russa: “Non venderemo gli S-400 ai paesi terzi, non ne abbiamo bisogno perché li stiamo acquistando per i nostri bisogni”. La domanda è stata posta da un giornalista a margine dell’incontro, ma la risposta appare se non ovvia, pilotata.

Come è stato ribadito in più occasioni, il ministro degli Esteri turco, ha ricordato che  la Russia si è offerta di fornire alla Turchia i sistemi missilistici necessari alla propria difesa antiaerea che la Nato si era rifiutata di concedere nonostante le richieste avanzate da Ankara. Per questo è stata intavolata una trattativa con Mosca che ha portato al raggiungimento di un accordo ormai definito.

Le trattative tra Ankara e Mosca hanno avuto inizio nel 2016 e la firma del contratto preliminare e stata apposta nel 2017.
Lo stesso anno il presidente turco Recep Tayyip Erdogan decise di annunciare che la Turchia aveva già erogato il pagamento anticipato dei sistemi d’arma che Mosca già pubblicizzava come “F-35 killer”. Fu allora che Washington iniziò a intimare al governo turco la recessione del contratto, suggerendole, o meglio imponendole, di non acquisire la tecnologia missilistica russa senza offrire però un piano “alternativo” per ovviare alle richieste turche. Ignorato da Ankara, il Congresso arrivò anche a minacciare di “bloccare il trasferimento degli F-35“ nonostante la Turchia sia un partner nel programma Joint Strike Fighter. Attualmente una gruppo bipartisan capeggiata da quattro senatori  – Jeanne Shaheen e Chris Van Hollen, del Partito democratico, e da James Lankford e Thom Tillis, del Partito repubblicano – sta lavorando imperterrito ad un disegno di legge che impedisca la fornitura dei caccia di 5ª generazione alla Turchia. Ma oramai i primi F-35 della tranche turca sono pronti e aspettano solo di attraversare l’oceano.

Il Sistema Missilistico S-400

Il sistema Surface-to-Air S-400, classificato dalla Nato come il nome in codice “Growler”,  comprende per ogni unità otto lanciatori con una dotazione di 112 missili. Capace di tracciare oltre 36 obiettivi contemporaneamente ha un raggio d’azione di oltre 400 km e raggiunge una velocità di Mach 2.3/9. Secondo fonti russe l’S-400 sarebbe efficace anche contro i caccia stealth di quinta generazione F-35 Joint Strike Fighter. Il prezzo unitario di questo sistema missilistico di difesa aerea è 400 milioni di dollari. Attualmente i vertici militari di Ankara starebbero già pianificando dove schierare i missili per innalzare una griglia di difesa aerea adeguata alla necessità richiesta dal Paese in passato, e rimaste inascoltate dalla Nato.

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