Il rapporto per l’anno 2019 dei servizi segreti estoni è oltremodo chiaro: la Russia si sta preparando per uno scontro armato con la Nato.

Nel documento redatto dal Fis (Foreign Intelligence Service) di Tallinn, che annualmente analizza le minacce per la sicurezza dell’Estonia, la Russia risulta essere il Paese che più minaccia la sicurezza del piccolo Stato che si affaccia sul Baltico.

“L’unica minaccia seria alla sicurezza regionale, inclusa l’esistenza e la sovranità dell’Estonia e delle altre repubbliche baltiche, proviene dalla Russia. Riguarda non solo l’attività di sovversione asimmetrica, politica e clandestina, ma anche il suo potenziale militare”. Così recita l’incipit del rapporto di 72 pagine di cui ben 55 sono dedicate alla Russia.

Il documento prende in esame un vasto spettro di tematiche riguardanti Mosca e la sua politica: situazione interna, situazione economica, situazione energetica, la politica estera (Ucraina, Bielorussia, Crimea e repubbliche transcaucasiche), l’attività cyber, quella di intelligence ed i rapporti con la Cina.

La parte che preoccupa più Tallinn, però, tanto da averle dedicato non solo la parte iniziale del rapporto ma anche quella più corposa, riguarda la situazione militare ai suoi confini con la Russia.

La Russia si prepara a un conflitto convenzionale con la Nato

Come vi abbiamo già detto non vengono usati mezzi termini da parte dei Servizi estoni: si legge chiaramente che “non c’è alcun dubbio che il regime di Vladimir Putin è preparato ad usare la forza militare contro altri Paesi”. Questa convinzione, che per l’Estonia è più di una sensazione come vedremo, è rafforzata dal fatto che nel corso degli ultimi 10 anni la Russia è stato l’unico Paese nell’era post Guerra Fredda a lanciare un attacco militare in Europa contro uno Stato sovrano: lo ha fatto due volte contro la Georgia e contro l’Ucraina che risultano ancora parzialmente occupate da Mosca.

Secondariamente la Russia ha rafforzato il suo confine occidentale, ed in particolar modo quello con i Paesi Baltici, con un dispiegamento di mezzi e uomini tale da lasciar pensare che stia paventando un attacco verso il fianco nord-est della Nato.

Nel rapporto si legge, infatti, che a ridosso del suo confine occidentale la Russia ha formato sette nuovi reggimenti di manovra inclusi quattro di carri armati, la maggior parte dei quali sono stati posizionati a ridosso dell’Ucraina e della Bielorussia, ma a non meno di 50 chilometri dalla frontiera estone la Divisione d’Assalto Aereo Pskov è stata la prima a venire rinforzata con un ulteriore reggimento.

Questo, secondo i Servizi Segreti di Tallinn, dimostra come la priorità di Mosca sia rivolta verso ovest e in particolare come si stia preparando per una possibile guerra lungo il suo confine occidentale.

I quattro punti che indicano la minaccia

Analizzando le esercitazioni militari russe tenutesi negli ultimi 10 anni gli analisti dei Servizi estoni sono giunti a stabilire che la Russia rappresenti la minaccia principale per quattro motividistinti:

Le Forze armate russe nel corso degli ultimi 10 anni hanno continuato ad esercitarsi avendo come nemico la Nato nonostante i teatri di crisi internazionale a cui ha partecipato (Siria, Ucraina, Georgia) esulino da questo tipo di scenario strategico.
Mosca ritiene un conflitto con la Nato come possibile se innescato da una “rivoluzione colorata” (come in Ucraina n.d.a.) in uno dei suoi Paesi satelliti (ad esempio la Bielorussia). Fattore altamente probabile per la Russia a causa della percezione di ogni movimento di opposizione al regime come una minaccia esistenziale per Mosca.

L’Estonia, ed i Paesi Baltici, sono facilmente attaccabili da Mosca sia per la loro vicinanza sia per la posizione strategica che hanno sul Mar Baltico, in quanto rappresentano un cuneo che si inserisce tra l’enclave di Kaliningrad e S. Pietroburgo. Invaderli ribalterebbe i rapporti di forza tra Nato e Russia in quello scacchiere.
Un conflitto tra Nato e Russia non si risolverebbe solamente in uno scontro lungo il fronte est dell’Alleanza in quanto Mosca utilizzerebbe le proprie armi a raggio intermedio (come il missile Kalibr) per colpire obiettivi vitali in Europa Occidentale.

Solamente russofobia?

Sicuramente Tallinn, così come le altre capitali dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia, è animata da un sentimento russofobo memore della passata occupazione a seguito della divisione in blocchi contrapposti susseguente la fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’ingresso di questi Paesi nella Nato e soprattutto la richiesta di alcuni, come la Polonia, di maggiore presenza americana sul proprio territorio si spiega proprio con questa sensazione che è stata causata proprio dal colpo di mano russo in Ucraina che ha portato all’annessione unilaterale della Crimea e alla guerra civile nel Donbass.

L’Estonia, in particolare, sembra avere ben chiara quale sia la politica di Mosca nei confronti di quegli Stati che intendono avvicinarsi al sistema occidentale e alla Nato facendo parte della sfera di influenza russa: la Georgia, del resto, viene citata spesso nel rapporto dei Servizi.

Anche i timori per la presenza militare russa lungo i propri (e non) confini orientali, a ben vedere, non sono infondati.

Proprio lo scorso 28 febbraio il Ministro della Difesa russo Shoigu ha rilasciato una dichiarazionedicendo che la Russia continuerà ad incrementare e rafforzare la sua presenza militare nel Distretto Militare Occidentale a ridosso dei confini con i Paesi Nato.

In particolare il Ministro Shoigu ha detto che quattro nuovi reggimenti saranno formati nel corso del 2019 di cui uno è rappresentato da un reggimento missilistico antiaereo col compito di incrementare l’efficacia dello scudo protettivo per i propri asset nel Baltico, due sono reggimento del 20esimo Corpo delle Guardie ed uno è rappresentato da un reggimento corazzato che andrà a sostegno della Flotta del Baltico.

Inoltre la Russia, sempre per voce del Ministro della Difesa, ha stabilito che rafforzerà la sua presenza sul Baltico creando un distretto missilistico autonomo, una divisione di missili costieri (antinave) e completerà la costruzione della nuova caserma che ospiterà le neoformate Terza e 144esima divisione di fucilieri motorizzati facenti parte del 20esimo Corpo d’Armata.

Attualmente, come riporta Shoigu nel suo comunicato, il Distretto Militare Occidentale ha già 23 battaglioni tattici operativi a cui andranno, nel corso dell’anno, 1272 pezzi di equipaggiamento di ogni tipo.

Risulta quindi motivato il timore dell’Estonia ma bisogna pur sempre ricordare che questa che sembra una vera a propria escalation è stata innescata dall’allargamento ad est della Nato in un periodo storico in cui Mosca era particolarmente debole economicamente e militarmente. Ad esso si deve aggiungere la presenza in Romania  ed in Polonia di sistemi strategici americani come l’Aegis Ashore, il sistema antimissili balistici, e soprattutto lo spostamento verso est di assetmilitari che un tempo erano schierati in Europa Centrale.

Chiaramente una volta che nel “club” Nato entrano nuovi membri, è loro diritto richiedere assistenza ed è dovere dell’Alleanza fornirla, questo è un principio cardine e inderogabile, però ci risulta difficile leggere le preoccupazioni di Tallinn come dovute esclusivamente all’aggressività russa, che pure è stata dimostrata in almeno due casi – Georgia e Ucraina. Sarebbe più corretto guardare all’attuale situazione come ad una serie di eventi concatenati che hanno avuto origine proprio da quello sbilanciamento di forze venutosi a creare negli anni ’90 immediatamente dopo la Guerra Fredda, quando le stesse politiche russe di avvicinamento all’occidente ed agli Stati Uniti in particolare, hanno determinato una crescente diffidenza reciproca in un’Europa che, sebbene non fosse più separata, ancora non aveva dimenticato quarantanni di Guerra Fredda.

 

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