Domenica 10 aprile il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha alzato il telefono e rotto gli indugi per mettere la Germania di fronte alle proprie responsabilità, dopo giorni di ambiguità da parte tedesca. Nella conversazione con il cancelliere Olaf Scholz, Zelensky ha detto di aver discusso possibili sanzioni aggiuntive contro la Russia ed ha lodato quello che ha percepito essere un netto cambiamento nella posizione della Germania verso Kiev.

“Ho parlato oggi [domenica, NdR] con il cancelliere tedesco Olaf Scholz di come rendere conto a tutti i colpevoli di crimini di guerra. Di come rafforzare le sanzioni contro la Russia e di come convincere la Russia a cercare la pace”, ha detto Zelensky nel suo discorso video notturno. “Sono felice di notare che recentemente la posizione della Germania sta cambiando a favore dell’Ucraina. E lo considero assolutamente logico, dato che la maggioranza dei tedeschi sostiene questa politica. Sono grato a tutti loro. E mi aspetto che tutto ciò che abbiamo concordato venga attuato. È molto importante”.

Berlino ondivaga

Le tensioni tra Kiev e Berlino erano già state evidenziate a metà marzo, quando Zelensky collegato in videoconferenza col Bundestag aveva accusato la Germania di aver costruito un muro destinato a isolare sempre di più l’Ucraina, e soprattutto di aver consolidato nel corso del tempo una saldissima partnership economica ed energetica con la Russia. Praticamente terminata, controvoglia, con la chiusura definitiva del gasdotto North Stream 2. Zelensky aveva inoltre chiesto un maggiore sostegno militare da parte di Berlino e invocato la famosa no-fly zone su tutta l’Ucraina per mettere fine ai bombardamenti russi.

Subito dopo quel discorso il Bundestag riprese la normale attività senza alcuna risposta al presidente ucraino. Un chiaro segnale di disapprovazione, di cui giorni dopo Scholz ha detto pubblicamente di essersi “pentito”, sollecitato dall’opposizione. In generale la Germania è stata riluttante, fin da subito, all’idea di fornire armi all’Ucraina anche se l’aggressione militare della Russia ha costretto i teutonici ad abbandonare la loro annosa politica di rifiuto dell’invio di dispositivi letali nelle zone di conflitto, e li ha spinti a consegnare attrezzature militari come missili anticarro, antiaerei e terra-aria (Stinger), oltre a mitragliatrici e munizioni.

Un cambio di rotta notevole, ma ancora oggi la Germania è accusata di non contribuire abbastanza. Ha, insieme ai Paesi Bassi, provveduto a fornire sistemi antiaerei Patriot alla Slovacchia per fare in modo che Bratislava potesse inviare il suo sistema S-300 a Kiev e ha svaligiato i depositi di armamenti dell’ex Germania Est per rifornire l’Ucraina. Eppure in termini assoluti l’aiuto è inferiore a quello offerto da alcuni piccoli Paesi come l’Estonia.

Da Kiev hanno recentemente richiesto, in vista della battaglia finale per il Donbass, il trasferimento di 100 veicoli di fanteria Marder e altre armi pesanti. Ma la Germania è stata piuttosto fredda a riguardo. Incalzato dalle opposizioni (specie dalla CDU) Scholz ha detto che molte armi e attrezzature sono già state inviate e che altre consegne seguiranno a breve. Sconfessato, in parte, dal suo stesso ministro della difesa, Christine Lambrecht, che al giornale Augsburger Allgemeine ha detto che per mantenere la capacità di difesa della Germania, le future consegne all’Ucraina dovranno sempre più essere fatte direttamente attraverso l’industria delle armi: “Nel caso delle consegne direttamente dagli stock della Bundeswehr, tuttavia, devo essere onesta, abbiamo ormai raggiunto un limite”.

Lambrecht ha ricordato che l’esercito tedesco deve continuare ad essere in grado di “assicurare la difesa nazionale e della NATO”, oltre che coprire teatri operativi come la, controversa, missione antiterrorismo nel Sahel. Non è un caso che nei giorni scorsi Lambrecht sia andata proprio in missione in Mali, come a suggerire che l’esercito tedesco sia parecchio impegnato altrove.

Le sollecitazioni ucraine potrebbero aver messo a nudo da un lato il poco entusiasmo della Germania nella campagna di chiusura totale dei canali politici, diplomatici ed economici con la Russia, dall’altro l’inadeguatezza della Difesa di Berlino che a conti fatti starebbe “aiutando poco” gli ucraini perché, incredibilmente, ha investito male le risorse per il potenziamento militare. Dopo la fine della guerra fredda nel 1990, infatti, la Bundeswehr si è ridotta notevolmente. Anche se il suo budget è stato aumentato a più di 46 miliardi di euro l’anno soffre ancora di una carenza di materiale ed equipaggiamento. Gli acquisti pianificati di grandi sistemi d’arma, aerei da trasporto, elicotteri e navi da guerra, sono stati ripetutamente bloccati negli anni, e i 100 miliardi extra stanziati da Scholz servirebbero non già a “riarmare” la Germania bensì a portarla ad uno standard accettabile.

D’altro canto, invece, perdurano i sospetti che Berlino stia comunque facendo meno di quanto potrebbe. La Germania infatti avrebbe accesso a circa 200 carri armati Leopard 1A5 che non sono più utilizzati dalla Bundeswehr o da altri eserciti. Un’informazione che il governo tedesco ha a disposizione fin dall’inizio della guerra ma non si è mai offerto di consegnarli a Kiev.

Importazioni di gas e petrolio

C’è, infine, il tema delle sanzioni. Zelensky alla Bild, alla domanda se fosse principalmente colpa di Berlino per i ritardi nel varo dell’embargo sul fossile russo, è stato chiaro: “Sì, alcuni Paesi, tra cui la Germania, sono contro un embargo di petrolio e gas”. Scholz poche ore prima aveva ammesso che la Germania potrebbe porre fine alle importazioni di petrolio russo già nel 2022, ma fermare le importazioni di gas sarebbe più difficile perché il Paese avrebbe bisogno di costruire infrastrutture per importarlo da fonti alternative.

Il petrolio russo rappresenta oggi il 25% delle importazioni tedesche, sceso di quasi un terzo dal 35% prima del 24 febbraio. Le importazioni di gas sono state tagliate invece al 40% dal 55%, e quelle di carbone duro dal 50% al 25%. Sebbene i tedeschi si siano mossi cercando approvvigionamenti di GNL in Qatar (che non potrà siglare nuovi contratti prima del 2025), restano fortemente dipendenti da Mosca e un taglio improvviso e totale di tutte queste risorse in entrata sarebbe catastrofico. Più di questo, insomma, la Germania non può e non intende fare. Anche la stessa telefonata tra Scholz e Zelensky di domenica, su questo argomento, si è tinta di giallo.

Una dichiarazione dell’ufficio del cancelliere non ha menzionato una discussione sulle sanzioni durante il colloquio, al contrario di ciò che ha detto Zelensky, ma solo di aggiornamenti sulla “situazione attuale e dei negoziati tra l’Ucraina e la Russia”. L’ufficio di Scholz ha aggiunto che il cancelliere ha condannato quelli che ha detto essere crimini di guerra commessi dall’esercito russo a Bucha e in altre parti dell’Ucraina, e che il governo tedesco avrebbe assicurato che i responsabili sarebbero stati identificati e portati davanti ai tribunali nazionali e internazionali. Ma sul sesto pacchetto di sanzioni che l’Ucraina ha suggerito all’Europa di adottare, bisognerà discutere parecchio. La sensazione è che quella di Zelensky sul “cambio di rotta” tedesco sia più una speranza che un fatto concreto.

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