A quasi un anno di distanza dalla sua “liberazione”, ad Aleppo continua l’emergenza. È vero, le bombe non cadono più sulle rovine della città flagellata da cinque anni di assedio. Ora la battaglia  infuria a Raqqa, dove curdi e arabi sostenuti dall’aviazione degli Stati Uniti cercano di strappare ai jihadisti dell’Isis gli ultimi quartieri della città, e i Sukhoi russi ormai volano più ad Est, tagliando il cielo sopra Deir Ezzor, dove gli uomini del Califfato hanno trasferito le proprie roccaforti. Ma la distruzione, la fame, la povertà, quelle restano. Nonostante la voglia di andare avanti e ricominciare a vivere.

E in una città martoriata da più di cinque anni di scontri e bombardamenti “ogni aiuto può fare la differenza tra partire e rimanere”. A dirlo è il vicario apostolico di Aleppo, monsignor Georges Abou Khazen che, tramite la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha fatto appello a migliaia di persone, chiedendo aiuto per la popolazione aleppina. “Le bombe sono cessate, ma l’emergenza è la stessa”, ha scritto, infatti, il vescovo dei latini descrivendo la drammatica situazione nella città siriana.

A soffrire sono in particolar modo i bambini. Sono loro, scrive il vicario apostolico, “le principali vittime del conflitto”. “Molti sono rimasti traumatizzati dalle violenze e tanti hanno perso dei familiari o addirittura dei compagni di scuola”, spiega monsignor Abou Khazen. Per loro Aiuto alla Chiesa che Soffre da quasi tre anni porta avanti un progetto che ogni mese assicura latte in polvere a 2850 piccoli fino a dieci anni, appartenenti a 1500 famiglie cristiane. Una campagna che, comunica la fondazione, andrà avanti anche per tutto il 2018.

Complice la svalutazione della moneta locale, in Siria il costo della vita si è impennato vertiginosamente. Ed anche beni di prima necessità, come il latte in polvere, sono diventati inaccessibili per moltissime famiglie. Una confezione, ad esempio, costa circa 3mila lire siriane. Un prezzo troppo alto per moltissimi genitori che, in media, percepiscono uno stipendio mensile di appena 30mila lire, l’equivalente di circa 50 euro. Molti cristiani, inoltre, hanno perso il lavoro a causa del conflitto, che tra i suoi effetti disastrosi annovera quello della diffusione del lavoro minorile. Sono molti, infatti, i piccoli rimasti orfani a causa della guerra che ora, come testimoniano alcuni reporter locali, sono costretti a lavorare per sopravvivere e mantenere la restante parte della famiglia.

La “liberazione” di Aleppo, afferma il vicario apostolico, ha spinto sempre più famiglie cristiane a decidere di tornare nella città. “Ma perché questo accada e affinché anche le altre famiglie restino, dobbiamo aiutarle”, scrive il presule, perché “un padre che non può dare da mangiare ai propri figli andrà ovunque pur di garantirglielo”. Il sostegno dell’Occidente, ha spiegato monsignor Abou Khazen, è fondamentale: “È grazie al vostro aiuto se possiamo rimanere qui e sostenere la nostra povera gente”. “Così – assicura .- non ci sentiamo una minoranza piccola e perseguitata, ma parte di quella grande famiglia che è la Chiesa universale”.

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