Le truppe dei Paesi scandinavi vicini al blocco Nato impegnati in “grandi manovre militari” nell’Artico. L’obiettivo è quello di mostrare a Mosca che l’alleanza sarebbe pronta a contrastare ogni minaccia nella regione.

Diecimila soldati svedesi, finlandesi e norvegesi in missione di addestramento nell’Artico per far fronte alle continue pressioni militari di Mosca, che custodisce proprio nella confinante Penisola di Kola il grosso del suo deterrente nucleare, e conduce continue incursioni nello spazio aereo Nato e invia i suoi sottomarini a testare la sorveglianza delle controparti.

Le grandi manovre militari nella regione artica, polo strategico che secondo gli analisti sarà il prossimo teatro di tensioni internazionali, hanno l’obiettivo di mostrare i muscoli degli eserciti scandinavi. Svezia, Finlandia e Norvegia hanno messo in campo i propri eserciti per testare la capacità inter-operativa, e mandare un messaggio alla Federazione Russa di Vladimir Putin che punta i piedi nell’Artico e minaccia chiunque non rispetti la sua “supremazia”.

L’operazione, denominata Northern Wind, è durata otto giorni e si è svolta nel punto più a Nord del Golfo di Botnie, alla frontiera con la Finlandia. Al gelo dell’Artico un contingente interforze di 10mila soldati scandinavi supportati da commandos britannici e dai marines americani si sono addestrati nella foresta artica, dispiegando veicoli blindati e supportati da aeromobili delle rispettive forze aeree per “simulare” un’operazione congiunta e testare la loro efficienza nel cooperare.

Come ha riportato Le Figaro, questa è più grande operazione di questo genere mai condotta dalle forze svedesi, ed scaturisce dal deterioramento dei rapporti tra la Russia e i Paesi scandinavi, iniziato del 2008 dopo la guerra mossa da Putin all’ex stato satellite della Georgia e peggiorata dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Le ulteriori tensioni con l’Ucraina hanno aumentato il timore dei paesi confinati con la Federazione Russa, che sarebbero i primi  in Europa ad essere sottoposti alla minaccia del Cremlino.

La Russia non ha mai minacciato direttamente la Scandinavia, ma sui governi dei paesi confinati, che potrebbero contare soltanto sull’intervento della Nato, non può non pesare l’ombra del Cremlino, dati i numerosi incidenti e le continue provocazioni di carattere militare che avvengono degli spazi aerei e nei tratti di mare al confine. A febbraio, un caccia russo Sukhoi si avvicinò a meno di 20 metri da un ricognitore dell’aeronautica svedese. Dimostrando un approccio davvero poco professionale da parte del pilota russo che sicuramente non era solo. Lo stesso mese, veniva arrestata a Stoccolma una spia al servizio di Mosca. E nello stesso periodo la Norvegia ha denunciato interferenze al proprio sistema Gps che sottoponeva ad un grave rischio i suoi voli nazionali, che potrebbe essere stato un test di un attacco elettronico.

Tutto questo potrebbe essere ricondotto a delle prove che la Federazione Russa effettua in vista di eventuali “confronti” che potrebbero essere innescati dalla lotta per la supremazia nell’Artico. Con il riscaldamento globale infatti, l’ apertura di nuove rotte marittime, e l’accesso a nuove risorse minerarie e energetiche, ha posto la regione al centro dell’interesse globale, e la Russia, che si ritiene la prima e l’unica beneficiari di questo cambiamento, ha dichiarato apertamente che “difenderà ad ogni costo i suoi interessi nella regione artica”.

L’analista dell’Agenzia di ricerca svedese sulla Difesa, Robert Frisk, ha dichiarato a Le Figaro che l’Artico è :” Una regione di importanza strategica per l’ esercito svedese ed è necessario assicurarsi che le forze armate siano in grado di difenderla bene come il resto del paese”. Per questo uno Stato come la Svezia intende raddoppiare in breve le sue capacità militari, ristabilendo il servizio militare e puntando all’arruolare 120mila soldati entro il 2035. La Finlandia che condivide un vasto tratto di confine con la Russia è sempre rimasta allerta, come la Norvegia, che nella penisola scandinava confina con la Federazione per poche centinaia di chilometri, e come unico membro dell’Alleanza Atlantica punterebbe soprattutto sulla deterrenza Nato, che in loco ha basi e uomini.

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