Guerra /

Sono gli ultimi giorni estivi e, con l’inverno a poco più di tre mesi di distanza, ci si chiede se il gelo che caratterizza la stagione invernale nelle sconfinate distese ucraine avvantaggerà l’esercito russo nelle operazioni belliche.

In ucraino il “congelamento stagionale” si chiama Сезонна заморозка (sezonna zamorozka): il terreno delle pianure dell’Ucraina congela, compattando il fango formatosi nei mesi autunnali, e questo fenomeno naturale potrebbe favorire i russi per procedere ad una offensiva lungo la linea del fronte per cercare di ottenere i proprio obiettivi strategici, più volte ridimensionati nel corso del conflitto a causa della resistenza dell’esercito di Kiev e, soprattutto, per merito dei contrattacchi che, nel nordest, hanno assunto le caratteristiche di una vera e propria controffensiva che ha portato alla liberazione di una vasta porzione di territorio nella regione di Kharkiv.

Nella storia, il gelo invernale ha (quasi) sempre favorito la Russia: durante la Seconda guerra mondiale l’Unione sovietica ha messo in atto una campagna invernale tra il 1941 e il 1942 – conosciuta come “Battaglia di Mosca” – fatta di numerose controffensive che hanno permesso di far arretrare le forze tedesche, giunte a pochi chilometri dalla capitale nello slancio iniziale dell’Operazione Barbarossa cominciata a giugno del 1941. Anche durante i mesi più freddi degli anni successivi, l’Armata rossa ha quasi sempre dimostrato di passare all’iniziativa (Operazione Urano – 23 novembre 1942) sebbene la Wehrmacht abbia sfruttato le medesime condizioni ambientali per cercare di contrattaccare, spesso senza successo (Operazione Wintergewitter – dicembre 1942). Lo Stato maggiore russo potrebbe quindi sfruttare il terreno congelato e coperto di neve per sferrare un nuovo attacco e cercare di riguadagnare il terreno perso nelle ultime settimane.

A determinare una stasi nelle operazioni di ampio respiro potrebbe, infatti, concorrere la stagione autunnale, che generalmente è caratterizzata da piogge intense che rendono il terreno non adatto per l’avanzata di mezzi corazzati, camion, e perfino per la fanteria. Il fango è infatti un nemico naturale di qualsiasi campagna di terra: lo sapeva Napoleone, trovatocisi in mezzo a Waterloo, e lo sapevano i tedeschi, che lo hanno incontrato durante l’invasione dell’Unione sovietica nel Secondo conflitto mondiale. I campi ucraini, che d’estate si imbiondiscono di grano, in autunno diventano un terribile pantano che blocca uomini e anche mezzi: impossibile avanzare rapidamente, anche nell’era delle operazioni “multidominio”, quindi il vantaggio tattico passa nelle mani di chi si sta difendendo.

Il ritorno della rasputitsa, o il “generale fango”, questa volta causata non dal disgelo primaverile ma dalle precipitazioni, potrebbe pertanto bloccare qualsiasi iniziativa terrestre su ampia scala, facendo diventare il conflitto una guerra di posizione con piccoli cambiamenti della linea del fronte.

Per capire quanto il fango possa essere un nemico più efficace perfino dei missili anticarro, basta dare uno sguardo a quanto è accaduto lo scorso aprile a macchia di leopardo lungo il fronte: decine di carri armati e di camion sono rimasti letteralmente bloccati dal terreno fangoso e i veicoli abbandonati. In quella fase del conflitto, quando non ci ha pensato il disgelo a rendere impraticabile il terreno, ci hanno pensato gli ucraini provocando inondazioni artificiali intorno alla capitale che hanno rallentato o bloccato le punte di lancia delle colonne corazzate e meccanizzate russe facendo guadagnare tempo prezioso ai difensori.

Le condizioni fangose del terreno nell’Europa orientale hanno ostacolato altre importanti operazioni militari in quella regione nel corso della storia. Sempre Napoleone dovette ritardare la sua invasione della Russia nel 1812 fino all’estate, per evitare il fango primaverile, e la ritirata del suo esercito nello stesso anno fu ostacolata dal fango che spesso può ripresentarsi nella stagione autunnale. Anche lo Stato maggiore tedesco, durante la Seconda Guerra Mondiale, ritardò l’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941 in parte a causa delle condizioni di pioggia nel maggio di quell’anno, in parte perché impegnato a venire in soccorso dell’Italia in Grecia (Operazione Marita – aprile 1941). Come l’esercito francese di Napoleone, anche quello tedesco fu ostacolato dalle condizioni fangose nell’autunno di quell’anno.

Ovviamente le condizioni del terreno dipenderanno dai capricci della meteo: in un periodo storico di cambiamenti climatici la stagione delle piogge potrebbe subire variazioni temporali, oppure addirittura lasciare il posto a un autunno secco, così come ci potrebbe essere un inverno particolarmente mite, ma si tratta di condizioni che, a livello generale, possono essere previste con ragionevole approssimazione e anticipo.

Lo Stato maggiore russo, quindi, potrebbe sfruttare questi mesi autunnali per mantenere la pressione sull’esercito ucraino, con attacchi di alleggerimento e sfruttando la superiorità di sistemi missilistici campali e artiglieria, in attesa dell’arrivo del gelo. Questa “pausa” permetterebbe anche di riorganizzare le unità, messe a dura prova dalla controffensiva ucraina che ne ha scompaginato le fila e causato la perdita di numerosi mezzi. Tre mesi di operazioni di basso livello, infatti, permetterebbero di far affluire quei coscritti non immediatamente impiegabili in un conflitto a causa dei lacci giuridici determinati dall’aver definito l’invasione in Ucraina una “operazione militare speciale” e non una guerra. Mosca avrebbe anche tempo di mettere in linea nuovi veicoli corazzati, che necessitano di essere rimessi in efficienza, prelevandoli dai depositi di seconda e terza linea.

Pertanto è ragionevole supporre che la Russia resterà “sulla difensiva” sino all’arrivo del gelo, per poi tentare una nuova offensiva. Questa sosta, però, darebbe l’occasione all’esercito ucraino di trincerarsi nei territori riconquistati e in quelli che rappresentano l’obiettivo strategico di Mosca (l’intera regione del Donbass, ad esempio), e soprattutto permetterebbe di aumentare l’attività partigiana dietro le linee, che è stata molto importante durante la controffensiva a Kharkiv.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.