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La guerra in Ucraina arriva alle porte di Kiev e coinvolge diversi fronti. Le truppe russe sono entrate in territorio ucraino da più punti, principalmente da est e da nord e da sud. E mentre gli occhi sono puntati sulla regione della capitale e al confine con Russia e Bielorussia, l’attenzione viene rivolta anche sul fronte marittimo: quello del Mar Nero.

Mariupol, Odessa e il confine con la Crimea

La mattina del primo attacco si è parlato di forti esplosioni udite a Odessa e vicino Mariupol, città, quest’ultima, molto vicina a Donetsk. I bombardamenti sono continuati incessantemente per circa 36 ore e la scorsa notte, fonti citate da media locali e dalla Reuters hanno parlavano di “centinaia di esplosioni”.

La città è strategica e rappresenta una delle chiavi del conflitto scatenato da Vladimir Putin. Mariupol, già nota come uno dei poli metallurgici dell’Ucraina, è il principale porto ucraino sul Mar d’Azov, specchio d’acqua fondamentale per Mosca quanto per Kiev. Il Notam inviato dalla Russia per evitare di avvicinarsi a questo mare potrebbe essere il preludio a un’operazione anfibia e non solo missilistica. L’Agenzia federale russa per i trasporti marittimi e fluviali ha sospeso fino a nuovo ordine la navigazione nel mare di Azov dopo che il servizio di frontiera russo – citato da Sputnik – ha riferito di due navi civili colpite da attacchi missilistici ucraini. E se l’obiettivo russo è quello di un collegamento terrestre tra il confine delle repubbliche separatiste del Donbass e la Crimea, è chiaro che dovranno passare per Mariupol. A ovest del centro urbano, proprio mentre scriviamo, fonti del Pentagono hanno riferito che sia in corso un “attacco anfibio” in cui i russi starebbero “potenzialmente sbarcando migliaia di uomini della fanteria navale”.

A ovest della città, sarà fondamentale comprendere anche le operazioni messe in atto dalla Crimea, bastione del Cremlino nel Mar Nero. Le autorità della penisola hanno ordinato la chiusura di tutti i valichi con l’Ucraina. La mattina in cui è partito l’attacco, fonti citate da Reuters hanno parlato di convogli russi dirigersi verso nord dalla regione annessa nel 2014: alcuni di essi avevano disegnato sui veicoli l’ormai noto (e tuttora misterioso) simbolo che ricorda la lettera “z”. Come riporta Agi, l’amministrazione locale di Kherson, a nord della Crimea, ha ammesso che parte della regione non più controllata dalle autorità ucraine. E l’impressione è che le operazioni dalle basi del Mar Nero possano espandersi via terra fino a ricongiungere le diverse offensive, in particolare quella da est. E sul percorso dalla Crimea al Donbass, è fondamentale capire il destino di un’altra città, Melitopol, dove i russi sono già arrivati dalle prime ore di questa mattina.

Rimane, infine, il nodo Odessa. Alcuni video pubblicati su Twitter mostravano il porto circondato dal fumo, colpito probabilmente da missili Kalibr e dagli attacchi della flotta russa. Nella città sul Mar Nero si registrano le prime vittime dell’attacco missilistico. Mentre la notizia di un possibile sbarco anfibio è stata più volte smentita dalle fonti della Difesa ucraina. Anche se questo continua a essere uno degli scenari più pericolosi, secondo la Nato e secondo Kiev, visto che la flotta ucraina è praticamente inesistente ed è probabile che sia stato già messa fuori uso gran parte delle basi navali e i porti.

Nella serata di ieri, inoltre, la flotta russa ha scatenato una pioggia di fuoco contro l’isola dei Serpenti. I tredici militari ucraini della guarnigione dell’isola sono tutti caduto sotto le bombe di Mosca dopo aver rifiutato la proposta di resa. Un drone statunitense ha iniziato a sorvolare l’area per monitorare i movimenti della flotta russa.

La flotta russa staziona nel Mar Nero

La Marina russa in queste settimane aveva aumentato notevolmente il proprio numero di unità nel Mar Nero, la cui punta di diamante resta l’incrociatore di classe Slava Moskva: una nave di epoca sovietica armata con i missili antinave supersonici P-1000 Vulkan e con il sistema antiaereo S-300F.

Nel Mar Nero si temeva (e si teme) in particolare lo scenario di uno sbarco grazie alle navi classi Ropucha, che erano entrate nel Mediterraneo per poi fare rotta verso la Siria e infine per le basi della Crimea. Ma qualche osservatore segnala anche il rischio di un blocco navale, che potrebbe essere un’arma anche nei confronti dei partner economici ucraini.

Dalla Romania il ministero della Difesa aveva già comunicato ieri che “una nave militare russa situata nelle acque internazionali del Mar Nero, al limite settentrionale della zona economica esclusiva della Romania (al di fuori di tale area), devia o ferma le navi commerciali dirette verso i porti ucraini”. E si segnalano anche prime navi mercantili colpite per errore dal fuoco russo.

Il nodo del Bosforo in mano a Erdogan

Per evitare un ulteriore aumento delle forze navali nella regione, l’Ucraina ha chiesto alla Turchia di bloccare il passaggio delle imbarcazioni attraverso il Bosforo.

La Convenzione di Montreux, che regola il transito delle navi da e verso il Mar Nero, consente a Ankara di limitare l’accesso nello specchio d’acqua condiviso anche con la Russia. Ma la richiesta dell’ambasciatore ucraino in Turchia, Vasyl Bodnar, potrebbe non essere accolta dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che pur avendo ottimi rapporti con Kiev, deve anche mantenere le buone relazioni costruite in questi anni con Putin. In questo senso, le parole del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, sembrano avere chiarito in modo netto la questione: Ankara può bloccare il Bosforo, ha spiegato il ministro, ma gli accordi prevedono che non può bloccare il passaggio di navi che rientrano nelle proprie basi. E quindi la flotta russa, in qualsiasi momento, può passare gli stretti turchi per rientrare nei porti del Mar Nero.

Navi da supporto nel Mar d’Azov

In ogni caso, la situazione sul campo non cambierebbe. Sul piano delle forze navali, Mosca è già soverchiante e sarebbe impossibile per le forze Nato entrare nel Mar Nero, sia per evitare il rischio di una guerra su larga scala sia per rispettare gli accordi. La flotta ucraina è stata annientata nelle prime ore del primo attacco. Molti porti sono stati distrutti.

Secondo molti analisti, le forze navali russe potrebbero non essere impegnate in un attacco sulla costa ucraina su vasta scala, ma che sarebbero utilizzate soprattutto come supporto ai movimenti di terra. Sia a livello missilistico che a livello logistico

In questo senso, interessanti i numeri: secondo molti, sarebbero troppo poche le imbarcazioni per un assalto anfibio, specie contro città ben protette e con una costa difficile come quella di Odessa, mentre sarebbero molte le unità ausiliarie schierate nel Mar d’Azov e vicino la Crimea. Questo significa che, almeno per il momento, l’operazione anfibia potrebbe interessare solo una porzione più ridotta di territorio, sulla costa vicino Mariupol, come affermato dal Pentagono, attendendo l’arrivo dell’offensiva via terra. Con le navi che continueranno a lanciare missili (e con esse i sottomarini) martellando le guarnigioni ucraine.

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