Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, torna su uno dei temi più caldi del conflitto in Ucraina: il possibile uso delle armi nucleari da parte di Mosca. Un rischio che da parte degli Stati Uniti non è stato escluso e che anzi è stato ribadito dallo stesso direttore della Cia, William Burns. Il funzionario americano, pur negando l’imminenza del rischio e non confermando alcuna informazione su movimenti sospetti di Vladimir Putin, ha confermato che gli Usa non possono prendere sotto gamba la minaccia.

Intervistato dall’emittente televisiva India Today, Lavrov ha confermato quella che è la linea del governo russo: e cioè che in questa fase della guerra, Mosca non sta considerando l’utilizzo del proprio arsenale nucleare, ma “solo armi convenzionali”. Un’affermazione che riafferma quanto già espresso dal potente portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che aveva smentito esistessero piani per l’utilizzo degli ordigni nucleari in Ucraina.

Le frasi di Lavrov hanno diverse interpretazioni. Dal punto di vista interno, cioè degli equilibri di potere a Mosca, questo aiuta non solo a dare segnali di rassicurazione all’opinione pubblica ma anche a mostrare che esiste un circuito di potere oltre a Vladimir Putin che ha bene in mano la redini della “operazione militare speciale” e non si lascia andare a proclami inquietanti e propagandistici. Cosa che aiuta anche lo stesso ministro Lavrov a far capire che lui, come capo della diplomazia, non ha interesse a un’escalation che contempli l’uso delle armi nucleari, che ha sempre detto di ritenere un pericolo per il mondo. Decisione che comunque spetterebbe esclusivamente al capo dello Stato e in cui il ministro, pur forte, non avrebbe potere decisionale.

Interpretazioni che possono essere declinate anche sotto il profilo internazionale. Lavrov ha voluto lanciare segnali di rassicurazione sull’utilizzo del nucleare, facendo capire che molti apparati russi hanno interesse a mostrare una razionalizzazione del conflitto in un momento in cui spesso viene data una lettura delle strategie del Cremlino come illogiche o frutto di scelte momentanee. Ma Lavrov ha anche voluto ribadire che per il governo russo la guerra in Ucraina è entrata in una fase nuova. Fase che, come ha sottolineato il ministro, non contempla comunque l’impiego dell’arsenale atomico. Un messaggio che è rivolto non soltanto agli occidentali, ma anche alla Cina, che aveva fatto capire di non essere particolarmente contenta di questo sdoganamento del nucleare nel dibattito sulla guerra contro Kiev. Pechino si è mostrata molto attenta sul tema dell’atomica, soprattutto per le implicazioni regionali di una corsa al riarmo nucleare e a una possibile liberalizzazione dell’uso di questi ordigni, seppure tattici. E queste frasi di Lavrov, che arrivano a un’emittente indiana (potenza nucleare) e mentre la Cina segnala l’aumento dell’interscambio con la Russia, aiutano a tranquillizzare i più importanti partner asiatici della Federazione.

Se l’importanza delle parole di Lavrov è reale, è però altrettanto vero che queste parole vanno rapportate all’attuale fase bellica. Innanzitutto il ministro degli Esteri ha parlato di esclusione di armi nucleari in Ucraina in questa fase della guerra. Il che significa che non ha escluso a priori che esse possano essere utilizzate in futuro. Inoltre, il ministro ha tenuto a ribadire che lui non ha un potere decisione sulle operazioni militari, cosa che indica il desiderio di confermare la linea gerarchica e che il suo ruolo è quello di mantenere i canali diplomatici esprimendo il punto di vista russo. Infine, c’è un tema centrale: la strategia di deterrenza russa. Come abbiamo già analizzato nelle scorse settimane, la Russia ha un documento, aggiornato non più di due anni fa, in cui sono espresse tutte le condizioni per le quali è previsto l’impiego delle armi nucleari. Il documento, che ha certamente ampliato le possibilità di impiego di un ordigno nucleare, contempla anche la minaccia esistenziale alla Russia. Ed è su questo documento che si fonda il possibile impiego da parte di Mosca dell’arsenale nucleare. Impiego che, in ogni caso, sarebbe esclusivo potere del presidente russo e dei più alti vertici militari del Paese.

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