Il confine indiano, lungo le pendici dell’Himalaya, le acque del Mar Cinese meridionale, agitate da rivendicazioni reciproche e confini marittimi non rispettati, oppure, più in generale, l’immensa area che cinge il Pacifico, regione strategica all’interno della quale si decideranno le sorti della prossima governance globale. Sono tante, in Cina o nei suoi immediati dintorni, le potenziali zone rosse che da un momento all’altro potrebbero dare vita a un conflitto armato.

Un conflitto, attenzione bene, non necessariamente combattuto tra le forze armate cinesi e quelle americane. Certo, come hanno più volte spiegato gli esperti sbandierando la famigerata Trappola di Tucidide, le probabilità che il confronto Usa-Cina si trasformi in guerra aperta non è un evento così remoto. Eppure molti altri analisti sostengono che, almeno nell’immediato futuro, difficilmente assisteremo a una guerra sino-americana.

Troppi i rischi (reciproci) da affrontare, perché Pechino, nonostante un gap militare abbastanza marcato ancora da colmare con Washington, oggi può contare su un esercito moderno e non è più quel Paese povero appena uscito dal Secolo di umiliazioni. Troppi gli interessi (altrettanto reciproci) da sacrificare sull’altare di uno scontro a fuoco, considerando il complesso intreccio che lega le due economie più grandi del pianeta. Insomma, almeno per il momento, l’eventuale guerra tra Cina e Stati Uniti è un’ipotesi da scartare.

Zone rosse

Eppure bisogna spingersi oltre i semplici titoli di giornale e fare almeno un paio di considerazioni. La prima: come abbiamo visto, nel cortile cinese non ci sono soltanto gli Stati Uniti a infastidire Pechino. Nell’estremo ovest cinese, il turbolento confine con l’India è diventato uno scenario da tenere sotto stretta sorveglianza. Nel corso delle ultime settimane i militari dei due Paesi si sono più volte affrontati (letteralmente a colpi di mazzate), mentre i rispettivi governi hanno avanzato un buon numero di provocazioni. Il pericoloso sembra esser rientrato, anche se il recente accordo marittimo stipulato tra Nuova Delhi e il Giappone potrebbe riaccendere gli animi.

Il discorso è ancora più complesso se guardiamo al Mar Cinese meridionale. Da queste parti sono molteplici gli amici-nemici della Cina. I vicini di casa del gigante asiatico sono stretti tra due fuochi. Da una parte sanno che Pechino rappresenta un partner commerciale imprescindibile per far fiorire le loro economia, ma dall’altra sono pur consapevoli delle rivendicazioni del Dragone in materia di isole, isolette e fette di mare.

Sempre nei dintorni c’è poi il nodo dei nodi: la questione taiwanese. La Cina ha più volte fatto capire di voler assorbire Taiwan, considerata dal governo cinese una provincia ribelle. Insomma, nell’indo-pacifico guerre o conflitti locali possono esplodere senza necessariamente coinvolgere gli Stati Uniti in modo diretto.

Prepararsi al peggio

Detto delle zone rosse, ovvero le aree di maggior rischio, è il momento di affrontare la seconda considerazione del caso. Il quotidiano cinese Global Times ha pubblicato un articolo dal titolo emblematico, che in italiano può così essere tradotto: “La Cina deve essere militarmente e moralmente pronta per una potenziale guerra“.

Nell’introduzione del pezzo si legge espressamente che il governo cinese non vuole alcuna guerra. Tuttavia Pechino deve fare i conti con varie controversie territoriali che coinvolgono i suoi vicini di casa, gli stessi che, “incoraggiati dagli Stati Uniti”, potrebbero rappresentare una seria minaccia per la leadership del Partito Comunista cinese.

“La Cina deve essere un paese che osa combattere – si legge nell’articolo – E questo dovrebbe essere basato sia sulla forza che sulla moralità. Abbiamo il potere nelle nostre mani, siamo ragionevoli e ci alziamo per difendere i nostri profitti senza paura. In questo modo, che la Cina sia impegnata o meno in una guerra, accumulerà il rispetto del mondo”. Detto altrimenti, Pechno non ha intenzione di iniziare alcun conflitto. Ma, visti i venti di guerra che soffiano nell’indo-pacifico, il Dragone è pronto a ogni evenienza. Anche alla peggiore di tutte.

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