Guerra /

Altra giornata ricca di sviluppi lungo il fronte Orientale dell’Ucraina, lì dove gli ucraini tra giovedì e sabato sono riusciti a prendere territori conquistati dai russi prima dell’estate. Il contrattacco delle forze di Kiev però non si è fermato. Nelle ultime ore l’attenzione si è spostata a nord di Kharkiv, con l’esercito ucraino che ha ripreso le aree comprese tra la seconda città del Paese e il confine con la federazione russa. Diverse le località rivendicate da Kiev, con i soldati ora a ridosso delle frontiere.

In serata è arrivata una sorta di risposta da parte di Mosca. In tutta l’Ucrina è stato diramato l’allarme aereo.  Secondo l’agenzia Unian cui ci sono state esplosioni e blackout in diverse regioni, soprattutto nell’est del Paese. Nexta riferisce anche di missili russi lanciati dal Mar Nero, pubblicando anche un video. Per Espreso Tv, le interruzioni elettriche e nella distribuzione idrica riguardano in modo massiccio le oblasti di Sumy, Donetsk, Kharkiv e Poltava. Il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov, ha inoltre confermato che c’è stato un attacco ad alcune infrastruttura nell’area, dove Kiev sta conducendo la sua controffensiva.

Le ultime evoluzioni potrebbero aver chiarito ulteriormente la fisionomia del contrattacco ucraino di questi giorni. In particolare, le truppe di Kiev hanno proceduto alla messa in sicurezza di Kharkiv e al recupero delle zone della regione circostante, queste ultime strategiche per far indietreggiare i russi verso est e per riportare le truppe di Kiev a ridosso della parte settentrionale dell’oblast di Lugansk.

L’avanzata verso il confine

In poche parole, con gli ultimi contrattacchi è stata momentaneamente chiusa la partita per Kharkiv. Una battaglia iniziata già nelle prime ore del conflitto nello scorso febbraio. La città al suo interno ha una grande comunità russofona ed è subito stata nel mirino di Mosca. Le truppe inviate dal Cremlino hanno provato subito a prenderla, ma si sono dovute arrestare in periferia. Ne è nato uno stallo durato almeno tre mesi. Gli ucraini hanno dato una prima spallata ai russi attorno Kharkiv a maggio, quando un primo contrattacco ha permesso il recupero dell’hinterland. Nel frattempo però Mosca si era portata, avanzando da altre direzioni, in altre località importanti della regione, a partire da Izyum, vera e propria porta del Donbass. Proprio questo settore è stato interessato dal recente contrattacco ucraino e tra giovedì e sabato Kiev ha ripreso la stessa Izym e ha fatto indietreggiare i russi di parecchi chilometri.

Gli alti comandi agli ordini del Cremlino hanno evidentemente preferito ritirarsi anche dagli ultimi settori poco più a nord di Kharkiv. Quelli cioè risparmiati dalla prima controffensiva ucraina di maggio. Oggi le bandiere gialloblu sono tornate a sventolare in località quali Hoptivka, Lyptsi, Tokarivka, Yurchenkove, conquistando poi quasi tutto il territorio del distretto di Vovchansk, quello che confina con l’oblast russo di Belgorod.

I russi potrebbero aver lasciato quindi quella fascia di sicurezza attorno le proprie frontiere. Nel cuore della domenica pomeriggio, alcuni soldati del 130esimo battaglione dell’esercito ucraino hanno scritto sui social di essere oramai a ridosso del valico di frontiera. Una circostanza per la verità non confermata dal comando generale di Kiev. Ad ogni modo, l’intera regione di Kharkiv è quasi del tutto in mano ucraina, sia a nord del capoluogo che lungo i confini amministrativi con l’oblast di Lugansk.

Cosa accadrà adesso?

Le avanzate ucraine di questa domenica pomeriggio non dovrebbero incidere più di tanto sugli attuali equilibri in campo. La messa in sicurezza di Kharkiv ha rappresentato un obiettivo importante, ma ora l’attenzione dovrà essere rivolta nuovamente sul quadrante di Izyum. La presenza infatti dei soldati ucraini a ridosso delle frontiere russe potrebbe rappresentare per Kiev un successo mediatico e politico, ma le truppe agli ordini del presidente Zelensky non dovrebbero andare oltre. Attraversare il confine e recare danni diretti al territorio della federazione russa, darebbe infatti al Cremlino il pretesto per una mobilitazione generale e una reazione molto dura.

Al contrario, a sud di Kharkiv sono ancora diversi gli scenari aperti. In particolare, Kiev potrebbe provare a forzare ulteriormente le difese russe oppure potrebbe iniziare a consolidare le postazioni riconquistate negli ultimi giorni. Con le recenti avanzate infatti, gli ucraini hanno avuto modo di riprendere importanti territori, ma adesso devono anche gestire nuove vie di comunicazione e di rifornimento e c’è quindi l’esigenza di riorganizzare la logistica. Soltanto nelle prossime ore quindi si potranno capire le intenzioni delle truppe ucraine.

Così come soltanto nei prossimi giorni si capirà meglio quella che sarà la nuova strategia russa nella regione. Anche in questo caso non mancano le incognite: Mosca potrebbe pensare a consolidare le proprie postazioni a est del fiume Oskil, respingendo gli attacchi su Lyman ed evitando di far evitare gli ucraini nella periferia di Severodonetsk, oppure potrebbe inviare dei rinforzi per provare da subito a recuperare terreno. Chiusa la partita per Kharkiv, adesso però ci sono altri scenari ancora aperti e su cui insistono non pochi dilemmi in prospettiva futura.

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