Non ha condannato frontalmente la Russia e non appoggia neppure le sanzioni partorite dal blocco occidentale nel tentativo di affossare l’economia di Mosca. Però continua a ripetere di “star lavorando attivamente e assiduamente” per facilitare i colloqui di pace e per la cessazione dei conflitti, nonché per scongiurare una crisi umanitaria su larga scala. Allo stesso tempo è entrata a gamba tesa sulla Nato, accusandola di essere un retaggio della Guerra Fredda e di buttare benzina sul fuoco. La posizione della Cina nella guerra in Ucraina è molto più complessa di quanto non si possa pensare.

Non basta fermarsi all’ultimo incontro avvenuto tra Xi Jinping e Vladimir Putin, pochi giorni prima dell’inizio del conflitto ucraino, per ottenere il semplicistico assioma: “la Cina sta con la Russia e sostiene ogni mossa del Cremlino”. È vero che tra i due Paesi, dal Duemila in poi, si è andata consolidando una relazione economica (e non solo) sempre più forte, ma è altrettanto vero che Pechino e Mosca hanno obiettivi geopolitici ben diversi.

Se Putin, alla guida di un gigante dai piedi d’argilla, dà la sensazione di voler espandere la sfera d’influenza russa nel proprio cortile di casa – lo stesso appartenuto alla defunta Unione Sovietica -, Xi flirta con un’ambizione globale, da perseguire mediante commerci, affari e “relazioni win-win”. Va da sé che le ostilità ucraine, viste con gli occhi del Partito Comunista Cinese, non rappresentano affatto una manna dal cielo. Certo, le tensioni esplose in Ucraina stanno creando diversi grattacapi agli Stati Uniti e alla Nato, rivali del Dragone, ma, allo stesso tempo, danneggiano la Belt and Road Initiative cinese e rompono l’armonia tanto gradita alla leadership cinese.



Immobilismo apparente

Molti si chiedono perché la Cina non faccia pressione sulla Russia per far cessare le ostilità in Ucraina. Uno dei motivi, il più semplice, è che Pechino non ha alcuna intenzione di essere assimilata al nuovo “dittatore” Putin. Pensare che Xi Jinping possa ordinare all’omologo russo di ritirarsi con uno schiocco di dita, infatti, implicherebbe implicitamente una complicità, seppur indiretta, della Cina nell’operazione militare speciale russa in terra ucraina. E la Repubblica Popolare ha più volte smentito di essere a conoscenza dei piani del capo del Cremlino.

Dopo di che bisognerebbe interrogarsi sui reali poteri di Pechino: potrebbe davvero convincere Mosca a bloccare la guerra? Probabilmente no, o almeno, non come lo immaginiamo. Terza ragione: la guerra è esplosa nel cuore dell’Europa, ben distante dalla Città Proibita. Xi lo ha, di fatto, spiegato a Joe Biden facendogli capire che la pace potrà arrivare soltanto se i negoziati saranno prima imbastiti dai diretti interessati: Russia e Ucraina. La Cina, quindi, ha le mani legate? Non proprio. L’immobilismo del Dragone è solo apparente.

Le mosse di Pechino

Dietro le quinte della guerra in Ucraina, lontano dalle luci dei riflettori, la Cina tesse la sua rete diplomatica per evitare di essere assimilata alla Russia di Putin ma anche, giocando la carta della diplomazia, per espandere la propria influenza in alcune aree chiave del pianeta. Non a caso, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, è partito per un tour in Asia meridionale. Qui si è fermato in India per la prima visita di un funzionario cinese dal 2019 a oggi.

India e Cina, separate per le vicissitudini territoriali legate al confine himalayano, hanno trovato un sorprendente punto d’intesa sulla guerra in Ucraina. Entrambe non hanno condannato la Russia, ma entrambe chiedono il cessate il fuoco. Wang ha inoltre suggerito Nuova Delhi di giocare un ruolo più importante negli affari internazionali. Non è da escludere che le diplomazie cinesi e indiane possano pensare di escogitare una exit strategy per Putin.

Last but not least, è interessante sottolineare la sospensione da parte di Sinopec (colosso statale cinese del petrolio) delle discussioni con Mosca per investire nel mercato petrolchimico russo. L’amicizia tra Russia e Cina sarà pure senza limiti e solida come una roccia, ma Pechino non ha certo intenzione di fungere da automatico e semplice “salvagente” di Putin.

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