Lo spettro di una crisi alimentare globale si fa sempre più concreto. Da giorni in tanti sottolineano come la guerra in Ucraina abbia di fatto sancito il blocco del granaio d’Europa. É da qui che parte il grano poi importato da tutta Europea e da diversi Paesi del medio oriente. Il conflitto ovviamente non sta permettendo normali livelli di esportazione. Soprattutto perché buona parte dell’export ucraino di grano e frumento avviene via mare. Oggi i porti principali, tra cui quello di Odessa, sono bloccati. Nelle ultime ore si è avuta la notizia che cinque navi in attesa di salpare con il proprio carico di grano sono state bloccate dalle forze militari di Mosca.

La denuncia di Kiev

Nei giorni scorsi a Leopoli il ministro dell’agricoltura ucraino, Roman Leshchenko, incontrando i giornalisti ha reso noti alcuni dati riguardanti l’esportazione di grano dal suo Paese. In particolare, almeno il 60% della quota destinata al mercato globale passa da Odessa. Ma sono ovviamente importanti anche i porti di Mariupol e Berdyansk, sul Mar d’Azov. Grazie ai mezzi navali l’Ucraina può spedire ai Paesi acquirenti circa 5 milioni di tonnellate di grano al mese. Per dare un’idea, con le ferrovie invece al massimo Kiev può mandare nel resto d’Europa 500.000 tonnellate al mese. L’export tramite le navi è quindi vitale tanto per l’Ucraina, la quale ha nell’agricoltura una delle sue principali fonti di introiti, tanto per i Paesi che si riforniscono dal granaio d’Europa. La guerra però sta bloccando tutto. Il porto di Mariupol è inutilizzabile: in città stanno infuriando i combattimenti e non è possibile accadervi.


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Dall’altra parte dell’Ucraina, a Odessa, ci si aspetta uno sbarco anfibio russo da un momento all’altro. Almeno 14 mezzi militari navali di Mosca da settimane stazionano di fronte l’area portuale, anche se la guerra qui non è arrivata tuttavia appare impossibile continuare con i commerci. Pochi giorni fa un mercantile giapponese è stato colpito per errore da colpi partiti da una nave russa. Altri mezzi commerciali hanno subito danni da quando è iniziata la guerra, altri invece risultano ancorati e impossibilitati a uscire. Ci sarebbe il porto di Berdyansk, sul Mar d’Azov e non lontano da Mariupol, da poter utilizzare. Qui i russi sono arrivati a inizio marzo senza sparare molti colpi. Lo scalo sarebbe in buone condizioni e quindi utilizzabile. Tuttavia raggiungere la città è difficile dall’ovest dell’Ucraina, dove viene prodotto gran parte del grano esportato. E inoltre i russi al momento non stanno permettendo un corretto utilizzo del porto.

Il presidente dell’oblast di Zaporizhzhia, a cui Berdyansk appartiene, ha denunciato il blocco di cinque navi adibite al trasporto di grano, bloccate dalle forze di Mosca. “I militari russi – si legge nelle dichiarazioni di Oleksandr Starukh, massimo rappresentante dell’amministrazione regionale di Zaporizhzhia – hanno sequestrato cinque navi che trasportavano migliaia di tonnellate di grano nel porto di Berdyansk”. Nessuno può entrare e nessuno può uscire. Tonnellate di grano sono ferme nello scalo con il timore di perdere il raccolto e di non poter rifornire i Paesi acquirenti.

Lo spettro latente di una lunga crisi alimentare

Il problema non è soltanto costituito dall’attuale blocco. I timori sono a lungo termine. L’incertezza sulla durata del conflitto pone seri problemi di approvvigionamento a diversi Paesi. Compresi quelli del Magreb, come Tunisia, Libia ed Egitto. Così come allo Yemen, Paese in guerra dove già prima della crisi ucraina era in atto un’emergenza umanitaria, e in Libano. Oggi a Beirut è stato segnalato un aumento medio dei prezzi della farina attestato intorno al 40%. Se il conflitto dovesse durare a lungo, la crisi si aggraverebbe giorno dopo giorno. Se poi durante la guerra dovessero risultare danneggiate molte infrastrutture portuali, per diverso tempo i Paesi che dipendono dalle importazioni di grano dall’Ucraina potrebbe accusare penuria di beni di prima necessità.

Ad oggi, tra i porti ucraini principali, solo quello di Berdyansk risulta funzionante anche se su di esso vige il blocco russo. Quello di Mariupol dovrebbe essere, al pari purtroppo di buona parte della città, seriamente danneggiato o compromesso. Lo scalo di Odessa avrebbe subito danni dai recenti bombardamenti, ma il timore è che un possibile assalto anfibio possa aggravare la situazione. In poche parole, anche se in Ucraina si continua a coltivare, visto che l’agricoltura è più diffusa in quelle province occidentali dove la guerra sta avendo meno impatti, dal Paese è sempre più difficile (e così sarà a lungo) fare uscire i materiali coltivati. Con il mondo costretto a pensare a frettolose e difficili situazioni di ripiego.

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