Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres vuole provare a mettere fine al conflitto in Yemen. Il 3 aprile ha sollecitato le parti in guerra a raggiungere un accordo politico, dopo che gli scontri sono ora al quarto anno e hanno lasciato 22 milioni di persone allo stremo, con urgente bisogno di aiuto. Guterres ha parlato ad una conferenza il giorno dopo un attacco aereo da parte della coalizione saudita che ha ucciso 12 civili nella città sulla costa di Hodeidah. Le forze avversarie houthi subito hanno risposto indirizzando un missile contro l’aerea di confine meridionale dell’Arabia Saudita.

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Ma gli sforzi di Guterres non si sono fermati. Ha dichiarato che l’inviato speciale Martin Griffiths visiterà gli Emirati, l’Oman e la città di Aden nel tentativo di raggiungere la pace. Griffiths ha già tenuto colloqui con entrambe le parti in guerra, che ha coinvolto anche attori regionali. Ha incontrato le autorità houthi che detengono la capitale Sanaa e il presidente yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale Mansour Hadi.

Guterres ha poi affermato di aver visto “prospettive positive” per condurre “un dialogo inter-yemenita in grado di raggiungere una soluzione politica, con il coinvolgimento di tutti quelli che sono rilevanti in questo conflitto”. Ha anche annunciato che più di 2 miliardi di dollari sono stati promessi, inclusi 930 milioni di dollari dall’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti.

La guerra finora ha prodotto un bilancio terribile. Ha ucciso più di 10mila persone, sfollati più di 2 milioni e portato il Paese sull’orlo della carestia. Ad aggravare la situazione c’è stato il blocco di aeroporti e porti da parte della coalizione sostenuta dall’Occidente. Ciò in risposta ai missili che gli houthi lo scorso novembre hanno sparato su Riad.

Ma dopo che le Nazioni Unite hanno denunciato che il blocco avrebbe causato pericolo di fame di massa, è stato parzialmente revocato. Guterres ha così dichiarato che “tutti i porti devono rimanere aperti ai carichi umanitari e commerciali, alle medicine, al cibo”. La maggior parte degli aiuti umanitari arrivano infatti attraverso Hodeidah, ma il governo accusa gli houthi, che controllano il porto, di contrabbando di armi attraverso di esso.

Ma le provocazioni reciproche continuano. La scorsa settimana, l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver abbattuto un missile balistico a Riad e due droni senza equipaggio nelle province di Asir e Jizan nel meridione. La coalizione guidata dai sauditi ha avvertito che se ci saranno nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita infliggerà una risposta “dolorosa”.

La situazione si è aggravata nel 2015 quando l’Arabia Saudita e una coalizione di Stati arabi hanno lanciato un intervento militare, in particolare una massiccia campagna aerea per riportare al potere il governo del presidente Hadi. Per rappresaglia gli houthi hanno lanciato dozzine di missili nel regno.

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Ma la comunità internazionale sta dando il suo contributo per alleviare le sofferenze del popolo yemenita sempre più provato. Il World Food Program delle Nazioni Unite sta fornendo razioni di cibo a 7 milioni di yemeniti, contro i 3 milioni dello scorso anno, ha detto Elisabeth Rasmussen, direttore esecutivo aggiunto del WFP.

Ma Nevio Zagaria, rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità nello Yemen, ha affermato che i tassi di malnutrizione infantile stanno aumentando. Circa 1,8 milioni di bambini sotto i cinque anni sono gravemente malnutriti mentre 400.000 soffrono di grave malnutrizione acuta, che può essere mortale.

“Ad Hajjah, ho visto un bambino di 2,6 chili che aveva sei mesi. La sua gemella è morta la settimana prima”, ha raccontato Zagaria. Dopo che più di un milione di yemeniti hanno contratto il colera l’anno scorso, l’OMS spedisce vaccini per evitare la ripetizione dell’epidemia che ha ucciso per ora 2.267 persone.

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