Il Corpo dei marines degli Stati Uniti rivede le proprie tattiche di sbarco e punta tutto sulla nuove tecnologie a pilotaggio remoto – dimenticate le spiagge di Okinawa e della Normandia ma anche quelle di Panama e delle esercitazioni testosteroniche sulle spiagge sudcoerane: nelle operazioni anfibie di domani le ‘teste di ponte’ saranno stabilite da droni con capacità letali.

Dai mezzi da sbarco anfibi AAV-7 (Assault Amphibious Vehicle) rilasciati al largo delle spiagge designate non scenderanno più plotoni in mimetica, che esposti al fuoco nemico si dispiegheranno in gran fretta al grido di ordini impartiti a gran voce, ma mini-cingolati ‘autonomi’ che avanzando sulla spiaggia sotto la copertura delle loro stesse mitragliatrici brandeggiabili Browning cal. 50 – i MUTT (Multi-Utility Tactical Transport) – rilasceranno droni quad-copter, Puma, e VBAT per acquisire dal cielo informazioni sul campo di battaglia e sui ‘target’ ostili per lanciare e guidare sull’obiettivo i droni killer ‘Switchblade’ – classificati come LMAMS (Lethal Miniature Aerial Munition System). Nel giro di pochi minuti, senza esporre al rischio del fuoco nemico nemmeno un solo marine, la testa di ponte verrà stabilita, limitando al massimo le perdite umane dando luce verde ai rinforzi per avanzare nell’entroterra.

È questo lo scopo delle esercitazioni che continuano a svolgersi nelle simulazioni di sbarco sulla ‘Red Beach’ di Camp Pendleton, Marine Corps Base situata in California: limitare le perdite nelle operazioni anfibie grazie ai risultati conseguiti dalle divisioni ‘ricerca e sviluppo’ sulle quali punta Pentagono (come il Naval Research Development Establishment, NR&DE), per ottenere nuovamente quella supremazia tecnologica, che, secondo il generale Robert Walsh, comandante del Marine Corps Combat Development Command, è minacciata da Russia e Cina.

Un’operazione di sbarco condotta secondo le strategie e i mezzi del XX secolo poteva costare, come nel D-Day dell’Operazione Overlord, il 40% o 50% delle perdite di uomini e mezzi della ‘prima ondata d’assalto’. Nelle guerre di domani tutto questo sarà completamente superato, affidando tutto a flussi di gigabyte per coordinare dati, impulsi e movimenti robotici di UAV al controllo di pochi operatori che condurranno lo sbarco dalle stazioni di controllo sui vettori LHD (Landing Helicopter Dock) che incroceranno al largo delle spiagge.

I mezzi in campo nei ‘D-day’ di domani

Nei D-day di domani ad aprire la strada all’ USMC ci saranno le GARC jet boat: piccole imbarcazioni dotate di tecnologia ‘stealth’ che opereranno come mine-detector e piattaforme per il “Blue Force Tracking” (BFT) che consente la localizzazione ed il tracciamento delle unità mobili presenti sul campo; appena stabilità e ottenuti questi dati fondamentali, interverranno gli AVV-7 – veicoli anfibi veterani delle unita d’élite della NATO – che però trasporteranno, invece che plotoni di incursori, veicoli MUTT e WASP ( Weaponized Autonomus System Prototype). Governati in remoto nelle differenti configurazioni  4×4, 6×6, 8×8 e su cingoli, ovvieranno al fuoco di copertura, alla visione a infrarossi o notturna, e per il lancio di UAV (unmanned aerial vehicle) in configurazione VTOL, come il V-BAT, o quadro o mono-copter, come i Vapor 55.

Una volta bonificata la zona, stabilite le comunicazioni dei dati necessari e preso il controllo della ‘testa di ponte’, seguirà la prima ondata di marines in carne e ossa.

La vera sfida del futuro

La vera sfida che è al centro del confronto della tecnologia militare per i conflitti del futuro però va molto più in là del raggiungere la capacità di teleguidare un robot-cingolato con una mitragliatrice azionabile in remoto su una spiaggia da sbarco, o colpire un bunker attraverso un drone-killer; essa consiste nel conseguire la supremazia nella ‘velocità di acquisizione dati’ e la possibilità di sfruttarli in tempo reale. Al giorno d’oggi per acquisire, elaborare e analizzare correttamente l’immagine satellitare ad alta risoluzione in una stazione di terra, e inviarne i dati in prima linea, si possono impiegare anche 24 ore; l’obiettivo del programma Coalition Tactical Awareness and Response (CTAR) del Naval Research Lab è quello di portare il tempo di impiego utile di queste informazioni a 30 minuti: sviluppando un centro di analisi trasportabile che possa ricevere ed elaborare i dati via satellite attraverso un’antenna GATR. Ulteriore obiettivo dei ricercatori della Marina ( nello specifico la SSC Pacific) è quello di impiegare comunicazioni a ‘onde millimetriche’ per il trasferimento di dati a velocità inimmaginabili, oltre a quello di riuscire ad impartire comandi vocali agli UAV in modo da velocizzare i processi e rendere possibile il compiere manovre complesse con il solo uso della voce da parte dell’operatore.

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