Alla vigilia del quattordicesimo giorno di guerra (siamo al D+12), l’avanzata russa procede, sebbene non in modo omogeneo, lungo tutta la linea del fronte.

Nel settore settentrionale la fanteria russa spinge dalla direttrice ovest in direzione della capitale: da domenica, i rifornimenti fatti affluire in quell’area hanno permesso ai russi di entrare a Borodianka, Irpin, Bucha, Vorzel, Korpyliv, Demydiv. La controffensiva ucraina, effettuata con almeno una brigata meccanizzata, non è riuscita a riprendere il controllo del settore di Makariv, quindi i russi controllano ancora un’importante arteria stradale impedendo ai rifornimenti provenienti da occidente di raggiungere Kiev. Nel settore nordorientale i combattimenti sono stati molto più aspri, con bombardamenti effettuati dall’aeronautica di Mosca.

A sud di Chernihiv i russi hanno circondato in una sacca almeno tre brigate ucraine, mentre nella zona meridionale di Nizhyn le forze di Kiev ancora resistono. La direttrice di avanzata verso la capitale proveniente da oriente è riuscita a raggiungere Bohdanivka ieri, provocando la ritirata della prima brigata MBT ucraina verso Kiev. Più a est, l’avanzata russa è rallentata dai contrattacchi di alleggerimento ucraini, in ogni caso almeno una brigata di carri russi è arrivata nei sobborghi della capitale da est.


Sostieni il reportage di Fausto Biloslavo in Ucraina con una donazione con Paypal o carta di credito, oppure con un bonifico:
ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE DEL GIORNALISMO
BANCO POPOLARE DI LODI
Filiale di Milano, piazza Mercanti 5
IBAN: IT43L0503401633000000004244
CAUSALE: Reportage Ucraina
SOSTIENI IL REPORTAGE


Nella regione di Sumy, le truppe corazzate russe non stanno avanzando altrettanto velocemente: da Konotop (ancora in mano ucraina) a Romny hanno incontrato un’accanita resistenza che ha fatto perdere numerosi veicoli. La città di Sumy in ogni caso è stata circondata e ha subito pesanti bombardamenti anche aerei, ma non è caduta in mano ai russi.

Le VKS, le forze aerospaziali russe, sono intervenute in maggior numero rispetto alle fasi iniziali del conflitto, in cui hanno effettuato sortite per lanciare quasi esclusivamente missili da crociera su aeroporti e altri obiettivi militari. Ora, invece, i caccia Su-34, Su-24 e Su-30SM stanno effettuando azioni prevalentemente con munizionamento a caduta libera del tipo non guidato: questo indica che le scorte di missili da crociera russi sono in esaurimento, e sottolineano la difficoltà in cui è incappata Mosca a rimpinguare i propri depositi di bombe guidate (o PGM – Precision Guided Munitions) dal 2014. L’annessione della Crimea e l’embargo che ne è conseguito da parte di Kiev ha infatti intaccato la capacità russa di dotarsi di questo tipo di munizionamento in quanto prodotto principalmente dalle industrie belliche ucraine: si calcola che la Russia ha perso il controllo e i contatti con circa 120 grandi imprese produttrici di armi, tra cui circa 50 che producono PGM usate nelle VKS. Questo spiega anche perché, quando possibile quindi su obiettivi d’area come basi, infrastrutture e grossi concentramenti di truppe, la Russia stia utilizzando con maggior frequenza i missili di teatro Tochka-U (SS-21 “Scarab” in codice NATO).

Nel settore est, del Donbass, i russi si sono spinti sino a Izium e Rubizhne da nord dopo un intenso fuoco di artiglieria e MLRS che ha indebolito la brigata meccanizzata ucraina che sino a l’altro ieri era riuscita ad inchiodarli. Sembra che sia in atto una manovra avvolgente per cercare la ritirata degli ucraini, trincerati in quel settore sin dal 2014, e possibilmente provocare la rottura del fronte, come già detto nella precedente analisi.

Mariupol è ancora assediata e resiste, e le speranze che possa venire liberata si affievoliscono di ora in ora per via delle operazioni russe che stanno allargando la fascia costiera che controllano dalla Crimea al Donbass, anche se a nord dell’importante città sul Mare d’Azov, gli ucraini hanno riconquistato Volnovakha e sembra che si dirigano su Staryi Krym.

Il fronte meridionale è quello in cui i russi hanno dimostrato di comportarsi meglio, molto probabilmente per una serie di motivazioni concomitanti: la Crimea è stata trasformata, dal 2014 a oggi, in una grande “base militare”, con truppe di prima scelta; Mosca ha avuto tutto il tempo per spostare uomini, mezzi, e soprattutto organizzare la logistica in modo più capillare ed efficace; le linee di rifornimento in questo settore sono più corte, e sostanzialmente restano al riparo degli attacchi ucraini, che possono arrivare solo dal cielo, quindi sono di scarso impatto stante lo stato in cui versa l’aeronautica ucraina al 13esimo giorno di guerra; gli ucraini hanno fatto una serie di errori tattici, tra cui il non far saltare i ponti sui numerosi corsi d’acqua naturali e artificiali, permettendo così alle brigate corazzate e meccanizzate russe di avanzare speditamente.

Pertanto i russi, dopo aver stabilizzato la loro testa di ponte a ovest della foce dello Dnepr, stanno decisamente puntando verso Mykolaiv (Nikolaev) e più a nord verso Voznesensk. Questa manovra ha sicuramente lo scopo di arrivare a Odessa: una volta raggiunta la città sul Mar Nero via terra, probabilmente assisteremmo anche allo sbarco anfibio che da tanti giorni si sta preparando.

La puntata verso nord, invece, potrebbe solo essere una diversione per impegnare le forze ucraine, che pure hanno dato filo da torcere respingendo più volte i russi nella zona di Mykolaiv, facendo pensare a un tentativo di raggiungere Kiev da sud, e quindi distogliere l’attenzione dal vero obiettivo, ovvero Odessa. L’azione russa, però, sta pericolosamente allungando le linee e assottigliandole, rendendole soggette a un possibile contrattacco in forze ucraino che le spezzerebbe in diverse sacche. In ogni caso qui gli ucraini sembrano avere molte più difficoltà ad organizzarsi rispetto agli altri fronti, e riteniamo che il trinceramento che stanno eseguendo proprio nella zona di Voznesensk, potrebbe non essere efficace per fermare la punta di lancia russa.

L’avanzata da sud più orientale si sta spingendo verso Polohy e Hulaypole, apparentemente con l’obiettivo di arrivare alle spalle delle truppe ucraine e mettere al sicuro la città di Zaporizhzhia sul fiume Dnepr.

Dal punto di vista strategico la Russia sta cercando di spaccare in due l’Ucraina lungo la linea del Dnepr, di accerchiare la capitale tagliando i rifornimenti da ovest, e di conquistarne tutta la fascia costiera. Il primo obiettivo, in questo senso, è già stato raggiunto: la Crimea ora ha continuità territoriale con la Federazione Russa – fatto salvo la città di Mariupol che resiste – e pertanto da lì, i russi, non se ne andranno.

La tattica di combattimento è cambiata su entrambi i fronti. Da parte russa, dopo una prima fase in cui l’invasione ha proceduto cautamente (tranne che dalla Crimea e su Kiev), ora Mosca ha impiegato tutte le sue forze che ha mobilitato nei mesi precedenti e sta richiamandone altre dai settori più orientali del Paese per rintuzzare le perdite, che, nonostante quanto dica la propaganda del Cremlino, sono elevate come vedremo.

La campagna aerea, è parimenti cambiata: dopo i primi attacchi “a macchia di leopardo” – più intensi a est del Dnepr – ora assistiamo a missioni più frequenti e con più caccia che usano munizionamento di caduta, quindi, parimenti, aumentano le perdite russe dato che Mosca non ha mai ottenuto la superiorità aerea se non in modo puntuale e discontinuo.

Da parte ucraina, dopo un iniziale fase di sorpresa nel settore sud e della capitale, si è assistito a una riorganizzazione dei reparti che ha permesso di imbastire alcune controffensive a livello di brigata, a cui si è affiancata l’azione di gruppi d’azione più piccoli – di livello plotone/compagnia leggera – impiegati in attacchi mordi e fuggi secondo i principi della guerriglia, che si sono attivati soprattutto nelle aree intorno a Kiev e ai centri urbani principali del nordest del Paese.

Sfruttando le possibilità date da ATGM l’esercito ucraino e le milizie volontarie di irregolari, sono state capaci di infliggere pesanti perdite alle colonne corazzate russe e a quelle logistiche, queste ultime obiettivo primario data la palese scarsa efficienza dell’apparato logistico russo, che riteniamo sia incapace di sostenere una campagna lunga se non ormai già prossimo al collasso. L’afflusso di sistemi portatili anticarro di ogni tipo è stato enorme nei giorni precedenti il conflitto, e continua tuttora con mezzi di trasporto terrestri – anche civili – dai confini occidentali. Anche i diversi MANPADS forniti all’Ucraina da diversi Stati occidentali stanno avendo un ruolo importante nel contrasto all’attività aerea russa, sia essa ad ala fissa sia ad ala rotante. Questi sistemi portatili, utilizzabili da un singolo operatore, si sono aggiunti a quelli più pesanti, di corto/medio raggio, mobili.

Le perdite accertate russe di velivoli, ad oggi ammontano a 4 Su-25, 2 Su-30SM, 4 Su-34, 1 An-26, 1 drone Orlan, 2 elicotteri Mi-8, 2 Mi-24, 2 Mi-35, 3 altri Mi-24 o 35, 2 Ka-52. Per quanto riguarda gli MBT, i russi hanno perso 151 veicoli di vario tipo, di cui 49 distrutti, 2 danneggiati, 30 abbandonati e 70 catturati) mentre hanno perso 94 AIFV di diverso modello di cui 32 distrutti, 17 abbandonati e 43 catturati.

Da parte ucraina, ad oggi, sono andati perduti 46 MBT di cui 14 distrutti, 10 abbandonati e 21 catturati. Gli AIFV persi da Kiev sono invece 38 di cui 8 distrutti, 11 abbandonati e 17 catturati. L’Aeronautica Ucraina ha perduto 3 Su-27, 1 MiG-29, 2 Su-25, 1 An-26 e l’unico An-225 esistente al mondo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.