“A pagare le conseguenze delle sanzioni non è la classe politica, ma la povera gente”. A denunciarlo è il patriarca siro cattolico Ignace Yousif III Younan, che in un incontro organizzato nei giorni scorsi a Bruxelles da Aiuto alla Chiesa che Soffre e dalla Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea (Comece), ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni della popolazione siriana.

Ed è proprio nelle sanzioni imposte dal Consiglio d’Europa alla Siria, che il presule ha individuato uno degli ostacoli alla pacificazione del Paese martoriato da sei anni di conflitto. “Questo provvedimento sta causando molte sofferenze al popolo siriano che oggi dipende totalmente dal sostegno delle associazioni caritative cattoliche”, ha affermato il patriarca con riferimento alle misure restrittive che hanno colpito il governo siriano dopo l’inizio della guerra civile. “Spero che l’Europa ponga al più presto fine a tutto questo, vi prego di farvi portavoce di questo messaggio presso i vostri governi”, ha auspicato il presule rivolgendosi ai rappresentanti di trenta Ong europee.

Il patriarca Younan ha poi chiesto ai presidenti delle diverse organizzazioni di supportare la comunità siro-cattolica siriana. Una comunità che senza l’aiuto delle organizzazioni ecclesiastiche “sarebbe scomparsa”, denuncia il leader religioso. “Siamo sempre stati leali al nostro paese, nel quale siamo nati e al quale apparteniamo, ma siccome non abbiamo alcuna milizia o ambizioni territoriali, la gente pensa che dobbiamo essere d’accordo con qualsiasi decisione o che sia facile sopraffarci”, ha detto il patriarca della Chiesa cattolica sira.

“I missili non cadono più ma ciò non significa che la guerra sia finita”, ha ricordato l’arcivescovo siro-cattolico di Aleppo, monsignor Antoine Denys Chahda, descrivendo la situazione nella città siriana strappata ai ribelli lo scorso dicembre, dopo quattro anni di assedio, dove il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e moltissimi beni di prima necessità continuano a mancare.

Lo scorso maggio il Consiglio d’Europa, nel quadro della strategia europea sulla Siria, varata nell’aprile del 2017, ha deciso di prorogare fino al mese di giugno del 2018 le sanzioni al regime siriano, estendendole a tre ministri dell’esecutivo di Bashar al Assad. Nel complesso, sono 67 le entità e 240 le personalità colpite dalle misure restrittive decise da Bruxelles “a causa della violenta repressione contro la popolazione civile in Siria”. Misure che comprendono, si legge nella nota diffusa la scorsa primavera dal Consiglio europeo, “un embargo sul petrolio, restrizioni su alcuni investimenti, il congelamento dei beni della banca centrale siriana nell’Ue e restrizioni all’esportazione di attrezzature e tecnologie”.

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