La guerra in Ucraina porta con sé un altro problema: quello della sistemazione dei profughi. Tutti i Paesi limitrofi si sono detti disponibili ad accogliere i tanti cittadini in fuga dalla guerra. Anche nel resto d’Europa non ci sono dubbi in tal senso: i profughi ucraini devono essere accolti. Sorge però il problema relativo all’organizzazione della logistica per favorire l’accoglienza e per gestire quello che ha l’aspetto di un vero e proprio esodo.

Una rotta balcanica “al contrario”

Gli sfollati delle zone orientali dell’Ucraina, quelle controllate dal 2014 dalle repubbliche autoproclamate, si trovano in gran parte già in Russia. Tra Rostov e le regioni vicine, nella federazione sono arrivati almeno 300mila persone. A ciascuna di esse Mosca ha assegnato diecimila Rubli a testa, circa 130 Euro. In Europa invece arriva chi sta scappando dai combattimenti nell’Ucraina centrale e settentrionale. I treni da Kiev partono ancora. La stazione centrale della capitale ucraina ogni giorno è affollata, sui tabelloni scorrono orari e nomi delle città di destinazione. Si tratta forse dell’unico luogo della città dove ancora si respira un minimo di normalità, anche se i convogli registrano ritardi in media di 3 o 4 ore.

 

In tanti però prendono posto a bordo e si dirigono verso ovest, soprattutto verso Leopoli. Qui la situazione è più sicura, al netto delle tensioni e dei bombardamenti che pure ci sono stati a partire da giovedì. La città è sede di diverse ambasciate occidentali spostate da Kiev ed è il cuore dell’Ucraina culturalmente (oltre che geograficamente) più vicina all’Europa.

Ma restare a Leopoli non basta. Chi arriva qui in treno o in macchina, visto che ancora da Kiev si può uscire da sud e dalle altre città dell’Ucraina centrale è possibile viaggiare, vuole andare fuori. Nella confinante Polonia in primis. Dove è vasta la comunità ucraina e dove forti sono i legami tra le due popolazioni. Almeno il 55% delle persone in fuga dall’Ucraina ha trovato posto qui. C’è poi chi vuole raggiungere parenti e amici presenti in altri Paesi europei. Oppure c’è chi purtroppo ha lasciato gli affetti in patria e si accontenta della prima sistemazione possibile. Il flusso, lungo i confini ucraini e polacchi, è costante e continuo. Si parla di 836mila persone che hanno già abbandonato il Paese in guerra, almeno secondo dati dell’Unhcr. Ma è nulla rispetto alle cifre previste. Si potrebbe sforare e oltrepassare il milione di profughi da qui alla prossima settimana. E se il conflitto dovesse prolungarsi, il rischio concreto è quello di una grave crisi umanitaria con almeno 4 milioni di persone in marcia verso il territorio comunitario. Per dare l’idea della situazione, tra il 2015 e il 2016 l’Europa è andata in crisi con l’arrivo di poco più di un milione di siriani e iracheni nel giro di sei mesi. Era quello l’inizio della cosiddetta “rotta balcanica”. L’avanzata dell’Isis in medio oriente aveva fatto scappare migliaia di persone che, dalla Turchia, risalivano la penisola balcanica per andare verso il nord Europa.

Mappa di Alberto Bellotto

Solo la Germania ha contato 500mila siriani entrati nel proprio territorio. Un flusso talmente ampio da costringere Berlino a chiedere, tramite l’Europa, al governo di Ankara di chiudere le frontiere. I confini sono stati poi effettivamente (quasi) blindati ma al prezzo di tre miliardi di Euro ogni anno che Bruxelles storna ad Erdogan per trattenere i profughi all’interno del proprio territorio. Se la crisi ucraina dovesse andare per le lunghe, l’Europa sarebbe davanti a un problema ben maggiore di quello del 2016.

La posizione dell’Italia

Il nostro Paese ospita la comunità ucraina più grande d’Europa. Più di 233mila ucraini abitano regolarmente in Italia, una cifra che era la metà soltanto nel 2006. Molto probabile quindi che diverse famiglie proveranno a raggiungere i confini italiani con ogni mezzo. Autobus in primis, ma anche in macchina scendendo dalla Polonia. Primi movimenti in tal senso sono stati registrati nelle prime ore di guerra. A Trieste non sono pochi i pullman con targa ucraina che approdano con almeno una cinquantina di persone a bordo intenzionate poi a raggiungere i conoscenti mediante altri mezzi. C’è da dire che gli accordi stipulati tra Kiev e Bruxelles negli anni scorsi hanno di gran lunga facilitato gli spostamenti tra l’Ucraina e l’Europa e dunque anche verso l’Italia. Basta un documento oppure un visto turistico per raggiungere il nostro Paese in modo regolare. Il governo si è detto pronto a lavorare per l’accoglienza. L’esodo è solo all’inizio e occorre quindi pianificare gli interventi.

Proprio per questo ieri l’esecutivo ha dichiarato lo stato d’emergenza umanitaria. Roma deve far fronte a migliaia di ingressi e allestire in tempi ristretti postazioni, case di accoglienza e dimore provvisorie per chi sta scappando e per chi scapperà dalla guerra. In Sicilia si parla di riaprire il Cara di Mineo oppure di offrire gli alloggi che erano dei soldati Usa a Comiso. In Lombardia Letizia Moratti ha paventato la possibilità di ospitare gli ucraini negli ex Covid Hospital. Ma è in tutta Italia, da nord a sud, che le amministrazioni locali e regionali hanno dato ampia disponibilità. Manca però al momento un chiaro quadro di intervento e inizia a mancare anche il tempo. La dichiarazione dell’emergenza dovrebbe essere funzionale proprio a provvedimenti rapidi per allestire l’accoglienza.

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